Bandiere sulle torri

Questa storia ha inizio verso la fine del primo piano quinquennale.

L’inverno era passato lasciando qua e là croste di ghiaccio, celate al sole da detriti d’ogni specie, polvere di paglia, sedimenti di fango e di concime.

Nella piazza davanti alla stazione i ciottoli si scaldavano al sole e piccoli nugoli di polvere s’alzavano dietro le ruote dalla terra asciutta.

Nel giardinetto incolto in mezzo alla piazza, dove d’estate gli arbusti si riempiono di foglie fino a formare quasi un paesaggio di campagna, c’era ancora un’aria d’abbandono e i rami nudi tremavano quasi fosse autunno e non primavera. Dalla piazza si allungava verso il paese una via lastricata, un paese piccolo piccolo, che si trova per caso sulla carta geografica, e che molti non conoscerebbero neppure di nome se non dovessero cambiar treno alla sua stazione.

Sulla piazza si levavano delle baracche costruite nel primo periodo della Nep. In un angolo, appartato, l’ufficio postale, con sull’ingresso un’insegna gialla sgargiante. C’era poco movimento: in gran parte ferrovieri con lanterne, rotoli di corda in spalla e il fagotto delle banderuole. Una fila di viaggiatori in attesa, per lo più contadini, sedeva per terra, appoggiata al muro della stazione, dove batteva il sole.[1]

Così inizia il romanzo Bandiere sulle torri (Flagi na bašnjach), prosecuzione dell’esperiza pedagogica, educativa e organizzativa delle precedenti colonie Gor’kij e Kurjaž, governatorato di Poltava. La collocazione della colonia Primo maggio è a Char’kov, importante città industriale dell’Ucraina. Makarenko allarga il proprio orizzonte operativo, assumendo la fabbrica come sede in cui costruire e praticare il collettivo pedagogico. Si tratta quindi di un sostanziale passo in avanti e superamento dell’esperienza precedente. L’intento non è più il recupero, la rieducazione e l’inserimento sociale dei besprizornye, ma l’attività pedagogica s’intreccia con la situazione politica, con la collettivizzazione, con i piani quinquennali, con la lotta spietata alla controrivoluzione. Anche nel Poema pedagogico vi sono continui richiami alla realtà politico-economica dell’Unione Sovietica, ma i besprizornye guardano più all’orizzonte umano e personale che a quello strettamente politico. Bandiere sulle torri, in questo senso, contiene tutti gli elementi della narrativa propagandistica, tipica dell’epoca. Tacevano le voci di Boris Pasternak, Anna Achmatova, Boris Pilnjak, Isaak Babel’, Michail Bulgakov, Iosip Mandel’štam. Si alzavano le voci di Michail Šolochov, Alksej Tolstoj, Vera Panova, Konstantin Paustovskij, Il’ja Erenburg. La narrativa sovietica era interamente piegata alle esigenze del regime staliniano e partecipava alla lotta politica spietata che Iosip Vissarionovič Giugažvilij, per tutti Stalin, aveva imposto con pugno di ferro e subdoli inganni. Era iniziata la tragedia del comunismo. Ma questo aspetto Anton Semenovič Makarenko non poteva saperlo, anche se probabilmente si rendeva conto che qualcosa cominciava a non andare nella società sovietica alla fine degli anni Trenta.

Il segno narrativo è quello del Poema pedagogico, ma predominano i personaggi che affolleranno il volume fin dalle prime pagine.

E’ una delle caratteristiche ideologiche e artistiche più importanti di Makarenko che nella sua opera non si trovi traccia di stati d’animo o di mezzi espressivi romantici. Tutta la sua impresa, nel senso corrente del termine, è quanto di più romantico vi sia; ed è certo che scrittori minori tratterebbero la maggior parte dei personaggi e delle vicende con stile romantico. La grandezza di Makarenko consiste, non da ultimo, nel fatto che egli esamina sobriamente ogni fatto della vita, e sa in esso riconoscere con sguardo penetrante, sottolineare ed esaltare quei momenti che guardano effettivamente al futuro, nella direzione della costruzione socialista, del sorgere dell’uomo nuovo socialista, o quei fatti che ostacolano invece tale sviluppo. Il sobrio, ma attivo e incrollabile, ottimismo di Makarenko, che poggia sulle reali linee di sviluppo dell’umanità e non su vacui sogni utopistici, è assai significativo per delineare la fisionomia della sua opera, sotto l’aspetto pedagogico e letterario. Ma Makarenko tratta con ragazzi cosiddetti anormali, con vagabondi e delinquenti, e vuole farne normali uomini sovietici.[2]

Sono queste parole di György Lukács a precisare il valore letterario dell’opera di Makarenko. Anche se riferite al Poema pedagogico, nel corso della sua analisi, il critico ungherese fa riferimento anche a Bandiere sulle torri:

Nel suo secondo romanzo, Bandiere sulle torri, Makarenko descrive una festa in un’epoca a noi più vicina, quando la colonia si è ormai compiutamente sviluppata. Egli accompagna questa descrizione con le seguenti parole: «In una festa simile la gioia maggiore che si prova consiste in un trionfo della logica: appare evidente che non poteva essere altrimenti, che tutte le previsioni erano giuste, fondate sulla conoscenza, sull’intuizione dei veri valori e che non si trattava affatto di ottimismo, ma di una convinzione realistica, che era stata chiamato ottimismo per timidezza».[3]

Ma è ancora una volta Maksim Gor’kij a lasciare la sua traccia di maestro e di punto di riferimento letterario per questa seconda opera narrativa di Makarenko.

In disparte, tutto solo, Vanja Galčenko, un ragazzo sui dodici anni, se ne stava triste accanto alla sua cassetta di lustrascarpe socchiudendo gli occhi per via del sole. La cassetta era piuttosto fragile, ricavata da ritagli di tavole: si vedeva che Vanja l’aveva messa su con le proprie mani, e dentro c’era poca roba.[4]

Vanja Galčenko è il primo protagonista che entra in campo nella narrazione. Si tratta di un bambino che per vivere fa il lustrascarpe. La sua avventura inizia sul piazzale della stazione ferrovia e si conclude nella comune, naturale approdo per dare una dimensione nuova alla propria esistenza, dopo frustrazioni e truffe subite da parte di coetanei che si ritroveranno ugualmente alla colonia. Makarenko privilegia quindi i ragazzi, affronta di petto il mondo da cui provengono, descrive la realtà di degrado e di insicurezza in cui vivono. Si tratta di pagine molto belle dal punto di vista letterario che dimostrano l’abilità e la maestria narrativa dell’autore. Nello stesso tempo dimostrano la profonda conoscenza della realtà sociale, la sensibilità nel cogliere aspetti particolari nel paesaggio urbano e rurale, nella presentazione dei personaggi la cui psicologia è tratteggiata attraverso brevi cenni comportamentali, evitando descrizioni specifiche o dettagliate, divagazioni di varia natura.

Ecco entrare in scena il secondo protagonista, con atteggiamento tipico del bulletto, come si direbbe oggi, guligančik in russo. Sul piano narrativo si tratta di un procedimento originale e di notevole impatto sul lettore. La scena si svolge c