Associazione Italiana Makarenko

“Makarenko ingegnere delle anime umane”

 Makarenko e la Pedagogia del collettivo

 Tesi di Laurea di Isabella Segatori

Università degli Studi di Roma “La Sapienza” - Facoltà di Filosofia

Corso di Laurea in Scienze dell'Educazione e della Formazione

Elaborato di Laurea in storia della pedagogia

LAUREANDO/A

Isabella Segatori

 

RELATORE

Chiar.mo prof.

Furio Pesci

Matricola

982798

 

CORRELATORE

Chiar.mo prof.

Agostino Bagnato

 Makarenko e la pedagogia del collettivo

Editrice

Nuova Cultura – Roma

Anno Accademico

2006 – 2007

Indice

Premessa.................................................................................................. IX

Introduzione.......................................................................................... XIII

Parte Prima - La vita e l’ideologia di Makarenko................................ 1

Capitolo primo - Anton Semёnovič Makarenko, la biografia .....-.... 3

1.1. La vita................................................................................................. 3

1.2. Anton e Vitalij.................................................................................... 4

1.3. Gli anni dell’insegnamento................................................................ 6

1.4. Le case dei bambini ........................................................................... 7

1.5. Makarenko scrittore .......................................................................... 9

Capitolo secondo - I principi pedagogici di Makarenko.................... 13

2.1. Il pensiero pedagogico...................................................................... 13

2.2.1. L’antipedagogia.............................................................................. 15

2.2. Il collettivo come concezione di vita................................................. 17

2.3. L’educazione al lavoro....................................................................... 21

Capitolo terzo - I besprizornye, i bambini di Makarenko ................ 23

3.1. Il contesto socio-politico educativo sovietico.................................... 23

3.1.1. Degrado, povertà, abbandono....................................................... 26

Parte Seconda - La pedagogia del collettivo ........................................ 29

Capitolo primo - Il Poema pedagogico................................................... 31

1.1. L’infanzia dell’uomo nuovo.............................................................. 31

1.1.2. Il romanzo della crescita................................................................ 33

1.2. La colonia Gor’kij ............................................................................. 34

Capitolo secondo - La marcia dell’anno ‘30........................................ 41

2.1. La struttura dell’opera........................................................................41

 2.1.1. I limiti narrativi ............................................................................ 42

2.2. La comune Dzeržinskij......................................................................44

2.2.1. Solomon Borisovič......................................................................... 49

Capitolo terzo - Bandiere sulle torri................................................... 53

3.1. Forma e contenuto dell’opera.......................................................... 53

3.2. La colonia Primo Maggio................................................................. 55

3.3. I risultati della colonia...................................................................... 60

Conclusioni........................................................................................... 65

Bibliografia............................................................................................ 69

Indice dei nomi...................................................................................... 71

Indice delle tematiche........................................................................... 73

 Ai miei cari

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Premessa

Là dove non vi è una completa unità di tutti i pedagoghi della scuola,

là dove non vi è collaborazione ed una grande esigenza reciproca,

là dove manca la capacità di dire al proprio compagno cose spiacevoli e di

 non offendersi se tali cose spiacevoli si odono sul conto proprio,

là dove non vi è la capacità di dare un ordine ad un compagno e di obbedire

 ad un compagno, non vi può essere e non vi è

un collettivo pedagogico. [1]

Ho iniziato il mio percorso universitario imbattendomi nello studio della grande personalità di un valente pedagogista come Anton Semёnovič Makarenko, trattando e approfondendo l’importante opera Poema pedagogico.

Leggere le sue opere per entrare nel vivo del grande impegno pedagogico di Makarenko, all’interno di colonie per giovani disadattati, ha significato per me addentrarmi nel cuore della sua ideologia educativa.

Pertanto è stato molto interessante e piacevole trattare e approfondire l’esperienza pedagogica di Makarenko nel lavoro di tesi.

L’idea che spicca all’interno della sua concezione pedagogica, che rappresenta il punto nodale della sua ideologia e che ho voluto analizzare, è sicuramente il concetto di collettivo.

Il collettivo pedagogico ci rivela il suo modo ideale di vedere l’uomo e la società, rappresenta appieno il suo pensiero, la sua concezione di vita.

Makarenko, determinato, ottimista e coraggioso pedagogo, svolge  la sua esperienza educativa e costruisce l’intera sua opera pedagogica proprio intorno a questo concetto. La vita e il funzionamento pedagogico sono al centro delle sue opere, che sottolineano ed evidenziano in quali termini e in quali condizioni Makarenko individua e identifica l’educazione.

Egli parla di un collettivo che non esaurisce la propria funzione nell’educazione, ma è molto di più: è un ideale che deve guidare tanto l’esperienza educativa quanto la vita sociale di una persona, nell’ottica della formazione dell’uomo nuovo. Infatti, egli ritiene che l’educazione nella società socialista non poteva richiamarsi alla natura e agli interessi del soggetto da educare, ma doveva tener conto delle necessità politiche e sociali poste dalla costruzione del socialismo in Unione Sovietica.

Per quanto riguarda il suo ideale di formazione dell’uomo, Makarenko punta sulla consapevolezza che ognuno deve avere delle proprie responsabilità. Pertanto, l’educazione deve contribuire a formare nella   propria coscienza il dovere di concorrere ad un cambiamento vantaggioso per sé e per gli altri, ad un progresso individuale e collettivo. Educare significa progredire e il progresso deve riguardare la società intera.

 Sulla base di queste premesse, egli individua proprio nel collettivo lo strumento principale dell’educazione; all’interno di esso deve infatti svolgersi la vita, il lavoro e tutta la formazione dell’individuo che deve imparare, anche attraverso l’imposizione di una dura disciplina, a subordinare i propri individuali interessi alle superiori esigenze sociali.

Il collettivo è dunque la tematica chiave della pedagogia makarenkiana, ed è proprio riguardo a tale concetto che ho voluto sviluppare e costruire la mia tesi, approfondendo le varie forme di intervento all’interno delle quali questo importante organo formativo proposto da Makarenko si è concretizzato.

Non poteva mancare nella mia trattazione un’analisi del Poema pedagogico, romanzo di grande valore educativo, che narra la nascita e lo sviluppo della colonia Gor’kij all’interno della quale prende corpo l’esperienza che porta alla nascita dell’uomo nuovo.

Ci sono altre opere di Makarenko che hanno una notevole rilevanza per comprendere il suo grande apporto pedagogico e soprattutto che spiegano e approfondiscono l’evoluzione dell’esperienza formativa in tutti i suoi aspetti.

Se il Poema pedagogico, rappresenta l’ideologia pedagogica di Makarenko attraverso l’esperienza delle comuni Gor’kij e Kurjaz, La marcia dell’anno trenta e Bandiere sulle torri, che rispetto al  Poema pedagogico hanno minor rilievo letterario, contribuiscono a far comprendere in modo approfondito il valore educativo e formativo dell’autore.

All’interno della mia tesi ho voluto porre in evidenza anche queste due opere, per trattare i principi che ruotano intorno alla tematica del collettivo, che ritengo rappresenti l’idea portante, il punto nodale del pensiero pedagogico di Makarenko e che trova proprio in queste tre opere la sua maggiore espressione. Il corpo narrativo costituito dai tre romanzi, accanto a saggi e lezioni tenute in varie occasioni, ci offrono una panoramica degli interventi concreti e tangibili che Makarenko ha compiuto mettendo a frutto il proprio programma, definito pedagogia della prospettiva.

Le argomentazioni trattate testimoniano il carattere attuale delle idee di Makarenko; infatti, il suo pensiero pedagogico ci offre degli spunti utili su cui soffermare la nostra attenzione anche per ciò che riguarda la condizione educativa attuale. Le sue esperienze e le sue idee, pur nel mutato contesto storico, politico, economico e sociale, presentano aspetti che possono essere ritenuti ancora validi.

Makarenko ci propone valori ed ideali morali, etici e  pedagogici che, presi in considerazione ai giorni nostri, costituiscono ancora un fondamento su cui riflettere.

In un epoca moderna che tende sempre verso il rinnovamento è assolutamente inadeguato pensare di basare l’istruzione di un individuo su concetti e nozioni standard, fine a se stesse, è un controsenso che non va d’accordo con l’idea stessa di progresso.

È importante avere una concezione dell’istruzione come condizione fondamentale per lo sviluppo di personalità responsabili capaci di concorrere ad un progresso personale e sociale.

Considero l’esperienza pedagogica di Makarenko un punto di riferimento importante non solo per ciò che concerne l’educazione, ma anche un insegnamento di vita per formare noi stessi come persone responsabili e dotate di senso civico e per questa via diventare soggetti attivi in una società più giusta, libera e democratica.

Studiare Makarenko, evidenziando il suo valido contributo pedagogico e dando risalto al collettivo pedagogico, è stato molto interessante ed istruttivo; ha contribuito sicuramente ad accrescere in me l’interesse verso l’educazione e a farmi comprenderne l’importanza nella vita stessa di ogni uomo e nella società in generale.

        

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Introduzione

Impegnò quindici anni della sua vita pedagogica per risolvere il problema dell’organizzazione del collettivo e attraverso le molteplici esperienze quotidiane, si convinse sempre più che l’azione di esso era risanatrice di ogni atteggiamento sociale e che esistendo una vera organizzazione della collettività infantile si potevano realizzare autentici prodigi.

Il collettivo era l’ancora di salvezza.[2]

 

Dopo molti anni dalla sua morte, avvenuta nel 1939, si sta cominciando ad apprezzare il contributo pedagogico di Anton Semёnovič Makarenko. La sua esperienza pedagogica sta tornando ad esercitare una rilevante influenza sui metodi pedagogici e sulla pratica educativa di ragazzi emarginati e adolescenti in difficoltà in molti paesi con differenti sistemi socio-politici.

Durante la sua vita le sue idee lo hanno posto in contrasto con il potere politico e gli educatori, in quanto il suo metodo sperimentale non era compreso e condiviso, fino ad essere considerato contrario ai principi dell’educazione sovietica.

Tale contesa è continuata anche dopo la sua morte e per molti versi continua ancora oggi; molte discussioni vertono sulla validità pedagogica di Makarenko nella società contemporanea, in un contesto profondamente differente.

La lettura prevalente che oggi si fa delle idee di Makarenko è concentrata sui contenuti filosofici ed etici, oltre che sulla validità delle sue esperienze pedagogiche e sulla loro praticabilità odierna.

Come è avvenuta la formazione di Makarenko, come si è completato il suo mondo interiore, come è nata la sua pedagogia?

Quali aspetti del suo sistema pedagogico sono stati condivisi dai suoi colleghi? Quali sono stati associati alle condizioni difficili e tragiche di quel periodo?

Come è stata presa l’idea di istruire i ragazzi al lavoro educativo in colonie e comunità per giovani delinquenti?

E infine, come si spiega l’influenza in aumento di Makarenko non solo nella teoria pedagogica e relativo campo del sociale, ma anche nella pratica dell’educazione e istruzione nella società contemporanea?

La possibilità di dare in modo approssimativamente completo e imparziale una descrizione della vita e del percorso pedagogico innovativo e sperimentale di Makarenko, è stata favorita anche dal cambiamento politico e dalla mutata atmosfera culturale in Russia e in molti paesi occidentali.

La lettura attenta delle sue opere permette di rispondere a questi quesiti, dando la possibilità di entrare nel vivo della sua esperienza educativa per ricavare il meglio dalle sue idee, considerate ancora oggi valide, vicine a noi.

L’impegno prezioso che Makarenko ha profuso nei confronti dell’educazione dei ragazzi è stato oggetto di analisi approfondite.

Molti studiosi, esperti e ricercatori hanno rivolto il loro interesse verso la personalità di Makarenko, analizzando i contenuti del suo metodo innovativo ed efficace, all’interno di un contesto sociale difficile quale poteva essere quello della società sovietica negli anni successivi alla Rivoluzione d’Ottobre, alla guerra civile e nel periodo della collettivizzazione e dei Piani quinquennali.

La lettura e l’analisi dei tre principali testi di Makarenko; Poema pedagogico, La marcia dell’anno ’30 e Bandiere sulle torri, permettono di costruire intorno alla figura dell’autore un lavoro sulle principali tematiche e concezioni che caratterizzano lo straordinario apporto educativo di questa grande figura di pedagogista ed educatore.

Le sue idee più interessanti e ancora valide sono l’educazione attraverso il collettivo che si organizza, si gestisce autonomamente, permettendo l’educazione del singolo al suo interno e per mezzo del gruppo a cui appartiene, formandone il carattere ed esaltando il senso della responsabilità verso se stessi e gli altri.

           

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Parte Prima

La vita e l’ideologia di Makarenko

Ennio Calabria, Ritratto di Makarenko, 2006, olio su cartone, 70x50, Roma, collezione privata.

           

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Capitolo primo  -  Anton Semёnovič Makarenko, la biografia

 1.1.   La vita

Anton Semёnovič Makarenko nasce il primo marzo 1888 a Belopol’e, un piccolo centro operaio della provincia di Char’kov in Ucraina, in una famiglia proletaria, da  Semën Grigor’evič e Tat’jana Michajlovna.

Il padre, capo verniciatore di vagoni nelle officine ferroviarie meridionali, ha idee moderate e si mostra diffidente ed ostile verso le organizzazioni rivoluzionarie. La madre di Makarenko proviene da una famiglia povera. Infine c’è Vitalij, fratello di sette anni più piccolo di Anton.

Uomo caratterialmente chiuso, taciturno, a volte malinconico, nascosto nel mondo delle sue esperienze personali, Makarenko diviene un sentimentale attratto più dai libri che dal rapporto con i suoi simili e dalla vita sociale.

Nel 1895, Anton frequenta le scuole elementari dei ferrovieri e nel 1901 la scuola di Kremenčuk, in seguito al trasferimento della famiglia a Krjukov.

A sedici anni Makarenko si laurea con lode nella prima scuola dei ferrovieri. « Diventerai un insegnante » disse suo padre al ragazzo e lo iscrisse nel corso pedagogico della medesima scuola.

Un anno dopo, all’età di diciassette anni Makarenko diventa insegnante presso la scuola di Char’kov.

 Anton è un ragazzo sveglio e intelligente, le sue capacità intellettive lo portano ad approfondire le conoscenze sulla storia della Russia, interessandosi alla letteratura e dedicandosi a vaste letture di vari autori russi come: Lev Nikolaevič Tolstoj, Anton Pavlovič Čechov, Vladimir Galaktionovič Korolenko e soprattutto Maksim Alekseevič Gor’kij. Influenzato proprio da Maksim Alekseevič Gor’kij, di cui ammira e sostiene le idee politiche e umanitarie d’ispirazione socialista, Makarenko sviluppa il proprio ideale pedagogico, distaccandosi e criticando alcune linee caratteristiche della pedagogia accademica.

Si oppone alla visione dello sviluppo spontaneo del bambino, alla pedologia, scienza positiva del bambino che pretende di fornire indicazioni valide alla pratica educativa. Sviluppato, invece, un forte interesse umanitario, è colpito soprattutto dalle esperienze di vita dello stesso Gor’kij e dalla drammatica realtà della provincia russa che egli racconta nelle sue opere letterarie e teatrali. L’influenza di Gor’kij è decisiva per la formazione letteraria di Makarenko.

La madre, lo incoraggia a raccontare la straordinaria esperienza educativa nelle colonie Gor’kij, Kurjaž, Primo maggio e nella comune Dzeržinskij. Nascono così i capolavori di Makarenko che tutti ammiriamo.

Negli ultimi anni della sua vita Anton si dedica ai suoi scritti, oltre a tenere conferenze alla radio e nelle fabbriche.

Si spegne prematuramente il 1 aprile 1939 a Golicyno nei pressi di Mosca, all’età di 51 anni.

 1.2.  Anton e Vitalij

Per comprendere pienamente il periodo della formazione di Makarenko, bisogna far riferimento alle memorie del fratello minore. Il fratello di Anton, Vitalij ha idee conservatrici. Allo scoppio della Rivoluzione si arruola nella Guardia Bianca e alla vittoria dell’Armata Rossa e dei bolscevichi, nel 1920, lascia l’Ucraina per raggiungere prima la Bulgaria e poi la Francia, abbandonando moglie e figlia.

Il rapporto tra Anton e Vitalij ha avuto alti e bassi, spesso è stata forte la distanza caratteriale e ideologica tra i due, in altre situazioni invece ci sono stati momenti di fratellanza e unione.

Quando Vitalij studia nella classe di Anton, il loro rapporto inizialmente è quello tra insegnante e allievo più che tra fratello maggiore e fratello minore; il giovane pedagogista mantiene la sua autorità di fronte agli alunni e a suo fratello, non si lascia andare a comportamenti affettuosi con lui, anche perché è molto riservato e trattenuto nell’esprimere il suo affetto.

La scuola secondaria ha rappresentato per Vitalij una grande opportunità di crescita; un percorso, questo, interrotto subito dopo l’inizio della prima guerra mondiale.

Vitalij, infatti, dopo aver completato l’addestramento da ufficiale parte per il fronte.

Successivamente, a Poltava, avviene un riavvicinamento fra Anton e suo fratello, si ritrovano e sfruttano questa possibilità per recuperare, per quanto possibile, il loro rapporto; ciò è favorito soprattutto dalla loro convivenza.

I fratelli, così, si trovarono e scoprono di avere e condividere interessi comuni.

Nel 1917, quando Makarenko si laurea nell’istituto per l’addestramento degli insegnanti, propone a suo fratello di lavorare nella scuola primaria, di cui lui stesso è il direttore, come insegnante di educazione fisica; Vitalij decide di accettare l’offerta fattagli da suo fratello. Lavorando insieme, per un breve periodo di due anni (1917-1919), Anton e Vitalij diventano uniti, si ritrovano come fratelli e capiscono di essere legati non solo da un rapporto di sangue.

Accade di frequente che i due trattano discussioni, parlano di libri,  i loro interessi comuni li aiutano a superare il loro allontanamento passato e  le divergenze dei loro punti di vista, dovuti anche alla differenza di età.

 La tranquilla vita e convivenza dei due fratelli purtroppo non dura molto. Anton e Vitalij hanno, forse, un diverso modo di vedere la Rivoluzione d’Ottobre, le loro idee politiche sembrano lontane e discordanti.

Gli incontri tra i due fratelli divengono sporadici e la loro relazione si raffredda molto, il clima di tensione della società sovietica si proietta anche sul rapporto dei due, accentuando e facendo riaffiorare le divergenze di pensiero che fino ad allora erano state accantonate.

Anton cerca di persuadere suo fratello ad allontanarsi dallo zarismo e dai suoi sostenitori controrivoluzionari, tenta di convincerlo a puntare sulla creazione di un nuovo ordine politico e sociale.

Purtroppo i differenti punti di vista portano i fratelli ad un allontanamento: nessuno dei due è disposto a modificare le proprie ideologie politiche e sociali e ciò si traduce in un distacco inevitabile.

L’ultimo breve incontro avviene a Poltava alla fine del 1919.

Nel 1920 Vitalij è ormai una persona completamente matura e abbandona la sua famiglia e il suo paese. Lontano dalla sua terra natia e dai suoi cari diviene sempre più amareggiato e nella solitudine si nutre di un forte rancore verso il potere sovietico; inconsciamente trasferisce questi suoi sentimenti negativi verso il fratello.

 Tra il 1922 e il 1928 Anton e Vitalij mantengono una corrispondenza irregolare nel corso della quale Anton tenta di convincere Vitalij a ritornare in Russia; questo tenue filo di comunicazione, però, dura poco fino a interrompersi definitivamente.

Le memorie di Vitalij riguardanti suo fratello, pubblicate in Germania nel 1973 e in seguito in Russia nel 1982 insieme ad un prezioso dettaglio circa la vita della famiglia, contengono un certo numero di asserzioni riguardanti la personalità di Anton, il suo modo di vedere il mondo, il suo atteggiamento nella professione di insegnante, la sua concezione riguardo la situazione in Russia nei decenni precedenti la rivoluzione e i primi anni seguenti.

 Osservazioni, queste, fatte non tanto basandosi su qualche fatto particolare o su qualche analisi specifica, ma semplicemente estrapolate da una riflessione sui sentimenti e sui punti di vista soggettivi dell’autore.

Il  rapporto tra Anton e Vitalij si è caratterizzato per l’alternarsi di avvicinamenti e allontanamenti, finito comunque con l’affermarsi del distacco caratteriale e concettuale tra i due fratelli che non ha reso possibile una loro serena e duratura convivenza e vicinanza.

1.3.  Gli anni dell’ insegnamento

Anton Makarenko diviene assistente maestro a 17 anni, poi frequenta l’istituto pedagogico ucraino, divenendo direttore didattico.

L’inizio della sua attività pedagogica nella prima scuola di Char’kov dimostra da subito che in questa professione il giovane insegnante ha trovato la sua vocazione.

La sua dottrina, la sua vasta conoscenza, l’interesse per la letteratura, per la musica e per l’arte, hanno catturato pienamente l’attenzione dei ragazzi; inoltre la sua abilità a fare lezione in modo brillante e vivace, porta gli alunni a seguire con interesse gli insegnamenti del loro maestro.

L’inizio del suo lavoro come insegnante coincide con la prima Rivoluzione Russa (1905-1907). Questa situazione ha un effetto importante sulla formazione della visione del mondo e sul carattere del giovane Makarenko, e favorisce la sua successiva approvazione della Grande Rivoluzione Socialista d’ottobre del 1917.

Dal 1911 al 1917 Makarenko lavora alla scuola primaria delle ferrovie nella Stazione Dalinskaja, alla quale viene trasferito come un pedagogo esperto. Da questa esperienza, e dai suoi precedenti studi, prende forma il futuro sistema pedagogico di Makarenko.

Tale opportunità d’insegnamento è decisiva per l’elaborazione delle teorie pedagogiche del giovane insegnante basate, fin dall’inizio, sul rifiuto delle soluzioni individuali per puntare, invece, sull’importanza e sul ruolo decisivo del gruppo, del collettivo scolastico e del lavoro produttivo comunitario. Sono idee, queste, in linea con il programma politico dei bolscevichi basato sulla ferrea organizzazione, sulla disciplina e sulla responsabilità individuale e collettiva all’interno della società.

Makarenko insiste nel favorire l’autonomia dei bambini attraverso il lavoro collettivo e comunitario, li aiuta a formare gruppi e club per incoraggiarli alla vita in comune.

 Gli anni del lavoro pedagogico nel periodo prima della guerra sono per Makarenko anni di intensa autoeducazione.

Come ho gia detto, nel 1914, dopo nove anni di insegnamento, Makarenko entra nell’istituto per l’addestramento per insegnanti di Poltava. Inizia questo nuovo compito come pedagogista pienamente maturo, con visioni progressive  e desideroso di espandere e ordinare le sua conoscenze.

All’istituto per l’addestramento degli insegnanti Makarenko si laurea con il massimo dei voti e riceve la lode per il componimento La crisi della pedagogia contemporanea nel quale evidenzia la debolezza e l’inefficacia dei sistemi educativi tradizionali, spiegando come tale condizione risiede nel fatto che l’oggetto della ricerca pedagogica si limita al bambino tralasciando l’importanza della sua vita.

E’, questa, la sostanziale critica che egli muove alla pedologia e che forma il suo primo metodo educativo, da cui nascerà in seguito, la pedagogia della prospettiva.

Questo primo lavoro accademico attesta il livello di maturità del pensiero dell’autore e la sua urgenza di trovare nuovi approcci nella teoria,  ma soprattutto nella pratica dell’educazione.

Lavorando come direttore di una scuola Makarenko fa uso della sua esperienza passata ma, allo stesso tempo, sperimenta anche la vita del collettivo come nuovo e sostanziale elemento nato dallo spirito rivoluzionario di quel tempo. 

1.4.  Le case dei bambini

Nel 1920 a Makarenko viene affidato il delicato e difficile compito di occuparsi dei besprizornye, i ragazzi senza tutela, attraverso la direzione di un istituto di rieducazione.

Secondo Makarenko le case per bambini si potevano considerare  un nuovo tipo di istituzione educativa, fondata sul binomio istruzione-lavoro.

 In questo periodo la guerra civile volge al termine e centinaia di migliaia di ragazzi e adolescenti sono rimasti senza famiglia e senza casa. La conseguenza più triste è che molti di loro sono costretti a vagabondare per le strade del paese.

La situazione è critica soprattutto in Ucraina dove più aspra è stata la lotta fratricida: città e villaggi risultano letteralmente invasi da bambini soli e abbandonati. È questo il fenomeno dell’ ʺinfanzia randagia", di cui è costretto a occuparsi il governo sovietico.

 La creazione di una rete di case per bambini, colonie, comunità e distretti è finalizzata all’educazione dei bambini attraverso la partecipazione a un gruppo di lavoro organizzato secondo un sistema di vita socialista. Lo sviluppo dell’autogestione dei ragazzi, stava per diventare il percorso più efficacie per arrivare alla soluzione di questo urgente problema sociale.

Anton Makarenko viene chiamato a dirigere alcune di queste colonie. Inizia così la straordinaria esperienza del collettivo. Dal 1920 al 1935, nelle istituzioni di quel sistema chiamato ʺeducazione sociale" prende corpo e matura la pedagogia della prospettiva.

Makarenko intitola a Maksim Gor’kij la prima colonia, che si trova vicino Poltava. Per i primi anni la sua base è la piccola città di Triby e, successivamente, nella terra andata in rovina a Kavalauka, dove oggi è stato creato un museo in memoria del pedagogista.

Nel 1926 la colonia viene spostata a Kurjaž vicino Char’kov. Alla fine del 1927 Makarenko si trasferisce e lavora nella periferia di Char’kov, dove gli viene affidato, da parte del governo, il compito di creare e gestire una colonia sotto forma di comune, per rispondere alle nuove esigenze sociali e politiche stabilite dalla collettivizzazione dell’economia.

 Nasce così la comune Dzeržinskij, che Makarenko dirige fino al 1935, una struttura che sorge da un nucleo di ragazzi e ragazze provenienti dalle colonie dirette in precedenza. All’interno della comune Makarenko fonda due stabilimenti industriali coordinati e diretti secondo le regole del collettivo.

 Il nome della comune è in onore di Feliks Edmundovič Dzeržinskij (1877-1926), amico di Lenin, un intellettuale dedito alla protezione sociale dei bambini negli anni della Rivoluzione d’Ottobre e fondatore della polizia segreta sovietica, la Čeka [3].

Dzeržinskij, nominato nel 1921 Commissario del popolo per i trasporti e nel 1924 presidente del Consiglio economico supremo, svolge anche l’importante ruolo di presidente della Commissione per il miglioramento della vita dei bambini.

Compito della Commissione è quello di coordinare il lavoro per il recupero dell’infanzia abbandonata.

La comune Dzeržinskij è finanziata dai membri della Čeka, che decidono di autotassarsi.

Gli anni del lavoro di Makarenko nella colonia  Gor’kij e nelle comuni Dzeržinskij non sono solo anni in cui ha potuto mettere in pratica il suo sistema di educazione, ma anche anni che hanno portato alla fioritura del suo talento di insegnante e scrittore. In quest’opera lo aiuta e lo sostiene la moglie Galina Stachievna Sal’ko, dirigente del Ministero per l’istruzione dell’Ucraina e collaboratrice della polizia segreta. 

1.5.   Makarenko scrittore

È sorprendente l’attività di Anton Makarenko come scrittore.

Durante il lavoro di educatore, impegnato nelle varie strutture per bambini e adolescenti, Makarenko si dedica anche alla stesura dell’importante testo La strada per vivere, un’opera che ottenne molto successo.

Dotato di notevoli capacità narrative, testimoniate da numerosi articoli e saggi, Makarenko è incoraggiato da Gor’kij a raccontare la propria esperienza educativa e politica, dopo la pubblicazione di La marcia dell’anno ’30, opera molto apprezzata dallo stesso Gor’kij: nasce così il Poema pedagogico, il suo capolavoro e uno dei capisaldi della narrativa sovietica pubblicato in un unico volume nel 1935, dopo essere apparso a puntate dal 1930 in poi.

Il  successo fu enorme e la popolarità di Makarenko raggiunse l’apice anche al di fuori degli ambienti strettamente scolastici e pedagogici.

Basandosi  sull’esperienza della comune Dzeržinskij Anton Makarenko compone il suo maggior lavoro accademico-pedagogico Metodi di Organizzazione dei processi educativi, il valore di questo libro risiede nella combinazione dell’idea generale pedagogica di Makarenko e i suoi consigli pratici, dimostrati da lunghi anni di esperienza, riguardo l’educazione di minori difficili.

Nel 1935 Makarenko viene ammesso nell’Unione degli scrittori dell’Unione Sovietica, a dimostrazione delle sue grandi capacità letterarie.

Nel 1938 vede la luce l’altro importante documento educativo noto in Italia con il titolo Alcune conclusioni della mia esperienza pedagogica, testo della conferenza tenuta a Leningrado agli insegnanti il 16 ottobre 1938.

All’inizio del 1937 Makarenko prende una decisione molto difficile e ardua, sceglie di dedicarsi pienamente ai suoi lavori letterali e, per questo, si reca a Mosca.

Nel breve periodo dei due anni a Mosca Makarenko riesce ad elaborare  una grande quantità di scritti.

Si impegna nella realizzazione di letture utili agli insegnanti e alle famiglie; durante questo periodo scrive opere come: Problemi di educazione nella scuola sovietica, Educazione e condotta comunista, Modellatura della personalità a scuola e molte altre.

Nel 1938 è pubblicato Bandiere sulle torri, storia romanzata della comune Dzeržinskij, prosecuzione e conclusione delle precedenti esperienze.

Dopo l’abbandono della direzione della colonia Primo maggio e della comune Dzeržinskij, in seguito all’accusa di praticare metodi contrari alla pedagogia sovietica, Anton Makarenko, sollecitato dallo stesso governo sovietico, mette a punto le proprie teorie educative. Prende corpo così il vasto progetto di Lezioni per i genitori, di cui viene pubblicato nel 1936 il primo volume, dal titolo Libro per ragazzi, prima parte del più vasto lavoro di quattro volumi, rimasto poi incompiuto.

 In Italia, questa opera è nota con il titolo Consigli ai genitori pubblicato nel 1950 con una prefazione dello storico Giuseppe Berti, che aveva conosciuto personalmente Makarenko a Mosca.

L’intento di Makarenko è quello di rivolgersi anche alle famiglie, offrendo loro degli spunti pedagogici importanti. Il suo punto di vista è che l’autorità dei genitori deve essere messa in pratica, è importante proporre ai propri figli un costume e un’organizzazione familiare stabile, disciplinata e ordinata; attraverso questi accorgimenti si può, così, evitare il ricorso a continui castighi o premi. I genitori devono, inoltre, favorire una certa continuità tra gioco e lavoro, affidando delle responsabilità al fanciullo. Sono confermate, come si nota, lo spirito pedagogico di Makarenko, il suo privilegio delle finalità oggettive e sociali, l’importanza del lavoro e dell’organizzazione in ogni dimensione sociale.    

Nonostante l’aggravarsi del suo stato di salute, caratterizzato da perdite di memoria molto frequenti, Anton Makarenko è comunque carico di nuove idee creative e continua a lavorare costantemente e intensamente ai suoi scritti fino all’ultimo giorno della sua vita.

Gli ultimi anni di vita sono dedicati anche all’organizzazione e alla partecipazione di conferenze.

Il 9 marzo 1939, pochi giorni prima della morte, tiene a Char’kov, presso l’Istituto pedagogico statale, la conferenza nota in Italia come Le mie concezioni pedagogiche pubblicata postuma nel 1941, vero e proprio testamento politico e professionale del maestro di Poltava.

Makarenko muore improvvisamente il 1 aprile 1939 a Galicyno, nei pressi di Mosca.

           

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Capitolo secondo - Ideologia e pedagogia

2.1.   Il pensiero pedagogico

La concezione pedagogica di Makarenko è caratterizzata da una tematica molto importante: il collettivo pedagogico.

Nello specifico, i risultati ottenuti dalla colonia Gor’kij e dalla comune Dzeržinskij, con una nuova metodologia organizzativa del processo educativo negli anni della costruzione dello Stato sovietico e fissati nell’opera Poema pedagogico dal maestro ucraino, costituiscono ancora oggi un prezioso punto di riferimento per tutti i ricercatori e operatori dell’educazione che vogliono impegnarsi sul terreno sperimentale, per superare gli ideali scolastici e culturali tradizionali, senza per questo cadere in teoremi privi di un’intenzionalità pedagogica.

Makarenko, cosciente dell’impossibilità di determinare e definire alcun sistema pedagogico giusto in assoluto, si ispira ad un ideale educativo che conferisce alla vita la sola e valida capacità di educare; la vita educa, affrontando le questioni pedagogiche a partire dai problemi concreti posti dalla situazione sociale del momento.

Secondo la sua concezione educativa la scuola non ha rilevanza se non in funzione dei nuovi compiti formativi richiesti dalla società socialista; la nazione sovietica, infatti, è per natura il paese della collettività, la cui funzione è essenziale nella formazione della personalità di ognuno.

 Dunque tra scuola e società deve esserci piena connessione, i valori del socialismo devono essere i valori che la scuola trasmette dopo aver sradicato i vecchi comportamenti individualistici e antisociali, perché i giovani possano aderire e partecipare pienamente alla vita collettiva, rafforzando e migliorando il sistema sovietico.

L’educazione collettiva e il lavoro rappresentano due strumenti potenti per eliminare quella reiterata apatia intellettuale e sociale che, in precedenza,  aveva influenzato fortemente la gioventù russa.

La scuola, attraverso una educazione al lavoro, deve provvedere a tutti quei bambini lasciati in balia del caso e di ogni avversità; deve, insomma, assumersi l’impegno di risollevare il drammatico bilancio dei bambini abbandonati.

Makarenko sostiene che senza  il lavoro la sola conoscenza libresca, acquisita meccanicamente, non risulta efficace, perché evidenzia il distacco tra teoria e pratica.

Ritiene che la scuola-lavoro, al contrario di ogni altra istituzione sociale, rappresenti un valido punto di riferimento per la stragrande quantità di ragazzi che popolano tutto il territorio sovietico.

Il suo ideale pedagogico si fonda su un’educazione finalizzata a formare un buon cittadino, un individuo al servizio della politica e della società, i cui pensieri individuali e collettivi devono coincidere tra loro. I  fini dell'educazione, dunque, sono fini sociali.

 Makarenko sostiene che all’interno del quadro del nuovo stato comunista l'uomo sovietico deve inserirsi pienamente nella società, attraverso il lavoro, l'impegno politico e il sostegno delle idee socialiste.

Formazione politica e lavoro produttivo sono i due pilastri della nuova pedagogia: l'uomo può dare risultati positivi nel proprio lavoro solo se educato politicamente e moralmente a partecipare alla vita sociale del suo paese.

È chiara la sua adesione al pensiero e al programma politico di Lenin, per il quale l'educazione ha la finalità di formare un individuo comunista e lavoratore, superando l’individualismo borghese, proprio per rispondere ai nuovi compiti che l’uomo ha di fronte a sé nella società socialista.

 Senza la coesione, senza la disciplina cosciente degli operai e dei contadini, la nostra causa è disperata. […] Diciamo che la nostra etica è interamente subordinata agli interessi della lotta di classe del proletariato. La nostra etica scaturisce dagli interessi della lotta di classe del proletariato. [4]

 La concezione pedagogica di Makarenko, infatti, si distacca dall'individualità, non vi sono secondo lui capacità innate nei bambini ricavabili da un intervento mirato sul singolo; esiste invece, la possibilità di educare alla responsabilità attraverso l’intervento spontaneo del gruppo su ogni personalità.

L’attività didattica svolta da Makarenko, rappresenta una grandiosa esperienza di scuola-lavoro effettuata nella Russia bolscevica. Egli ha avuto il merito di sfidare le direttive pedagogiche tradizionali, per costruire nuove forme didattiche lontane dalla linea tradizionale (pedologia) dominante in Urss, ereditate dalla cultura zarista.

La concezione pedagogica di Makarenko è stata determinata e caratterizzata da quelle che si ritengono essere le anime ideologiche della sua letteratura.

Importanti pedagogisti di tendenza innovativa e progressista hanno contribuito a consolidare la sua concezione educativa basata sul rapporto tra bambino e contesto sociale.

Il gruppo di pedagogisti progressisti russi vicino alle idee di Makarenko è costituito da personalità come Stanislav Teofilovič Šackij (1878-1934), sostenitore dell’importanza di partire dalla prassi per giungere alla teoria; Pavel Petrovič Blonskij (1884-1941), propugnatore della scuola del lavoro dal quale Makarenko prende spunto per sviluppare la concezione del lavoro come prassi formativa; Konstantin Nikolaevič Vencel’ (1857-1947), a favore di una educazione libera contro metodi autoritari; Matvej Samojlovič Pogrebinskij (1895-1937), fondatore della Comune Bol’ševo vicino Mosca, tuttora esistente; Viktor Nikolaevič Soroka-Rosinskij (1882-1960) interessato a sperimentare forme di rieducazione degli adulti. [5]

Queste personalità svolsero un ruolo importante nell’orientamento pedagogico di Makarenko, anche se era pienamente aperto alla possibilità di scoprire e intraprendere nuove strade metodologiche.

2.1.1 L’antipedagogia

Makarenko nutre dei dubbi verso la pedagogia tradizionale. Per questo propone sistemi e principi educativi molto innovativi. Ci parla di una pedagogia della lotta, un’antipedagogia pedagogica [6], quasi a voler dire che l’educazione presuppone il conflitto.

La ragione di questa antipedagogia si può attribuire al rovesciamento dei ruoli generazionali tipico del pensiero di Makarenko, che afferma che i grandi hanno tutto da imparare dai piccoli e non viceversa.

 

I piccoli, i più piccoli, a mano a mano che Makarenko va avanti nella narrazione, svolgono nel romanzo un ruolo che si viene via via modificando. E da un lato essi sono il frutto pedagogico ed umano della tradizione del collettivo; ma sono pure, dall’altro lato, la più viva ed immediata esemplificazione della prospettiva.[7]

 

"Conflitto", "esplosioneʺ, ʺstasi", sono tematiche importanti all’interno delle sue opere narrative che rendono l’idea del continuo confronto, interno al collettivo, tra ragazzi e insegnanti; confronto che presuppone un contrasto per poi giungere  alla quiete, quando i vari personaggi trovano un equilibrio all’interno del gruppo.

La pedagogia della lotta inaugurata da Makarenko è una pedagogia intesa come esperienza educativa concreta.

Makarenko, educatore, si assegna il difficile ruolo di "mediatore", una categoria che si rivela come la vera novità apportata dall'autore al dibattito sulla pedagogia del Novecento.

 Bambini e adulti, qualità e quantità, fatti e teoria, vita e coscienza, motivazioni individuali e motivazioni collettive: i termini di queste relazioni non vanno più valutati singolarmente, ma occorre mediarli se si vuole uscire dallo stato di astrattezza della scienza pedagogica e stimolare la nascita di un' antipedagogia che va oltre la formulazione di regole e metodi educativi giusti a priori e che si esegue, invece, attraverso la realizzazione pratica e l’azione sul campo.

 

Ciò che per altro consente, quanto allo stare insieme di bambini e ragazzi nella concretezza della situazione educativa comune, di abbreviare per il possibile le distanze tra livello di età e livello di età: ed in ogni caso di prescindere dalle astrattezza della ʺscienza pedagogica"; e magari di intravedere, al di là degli assiomi e dei teoremi di essa, i teoremi di essa, i termini di un’antipedagogia: nel senso, qui, di un prevalere del fare sul conoscere, della vita reale sulle rappresentazioni fittizie di essa, delle complessità e difficoltà del collettivo sulle semplificazioni edificanti di qualsiasi tipo.[8]

 

La pedagogia della ʺlotta" inaugurata da Makarenko vede l’educazione come lo strumento atto alla realizzazione dell’uomo nuovo, ed è proprio questo passaggio dal "vecchioʺ al ʺnuovoʺ che comporta un ʺconflittoʺ, con le sue ʺesplosioniʺ ed i suoi ʺscoppiʺ, prima di giungere alla ʺstasiʺ.     

 2.2.     Il collettivo come concezione di vita

Una delle eredità più interessanti dell’esperienza sovietica degli anni ’20 e ’30 del XX secolo, è quella della cosiddetta didattica del collettivo, praticata e teorizzata in quegli anni da Anton Semёnovič Makarenko.

 

Concentrò tutta l’azione educativa sul perfezionamento del collettivo e ritenne che questa fosse l’unica via giusta per l’educazione.[9]

 

Nello specifico, i risultati ottenuti dalla colonia Gor’kij di Poltava e dalla comune Dzeržinskij, costituiscono ancora oggi un prezioso punto di riferimento per tutti i ricercatori e operatori dell’educazione che vogliono operare contro i riferimenti scolastici e culturali tradizionali, senza per questo cadere in teoremi privi di una validità ed efficacia pedagogica.

Influenzato dall’ideologia sovietica e dalle condizioni disastrose del suo paese, Anton Makarenko trova nell’educazione del collettivo il giusto mezzo per una ricostruzione dell’uomo nuovo e della nuova società dopo gli sconvolgimenti socio-politici avvenuti nella sua epoca.

 Il suo metodo educativo, in una società socialista, non poteva adattarsi alle esigenze del singolo soggetto da educare, ma doveva tener conto delle necessità politiche e sociali poste dal socialismo che si stava costruendo in Unione Sovietica, puntando sulla rinascita non del singolo ma del collettivo.

Makarenko imposta il proprio metodo educativo in relazione ad un concetto base del suo pensiero, secondo il quale l’educazione morale per la costruzione di una prospettiva sociale, è prioritaria rispetto alle altre dimensioni dell’educazione.

 In questo modo vuole finalizzare la sua esperienza educativa allo scopo di ridare dignità e funzione sociale ai  giovani traviati, per superare il loro comportamento delinquenziale e fare in modo che i giovani e i ragazzi da lui educati diventino, poi, costruttori di una nuova vita.

Per arrivare a realizzare ciò Makarenko ritiene che lo strumento principale dell’azione educativa sia costituito dal collettivo.

 Ciò che Makarenko propone è un collettivo che determina da sé le regole, punisce le mancanze, che si autogoverna, disciplina e controlla il corretto funzionamento dell’intero gruppo, sempre autonomamente.

Educare alla socialità e alla cooperazione di gruppo è indispensabile, perché è all’interno di esso che deve svolgersi la vita quotidiana, il lavoro e l’intera formazione dell’ individuo.

 La sua teoria del collettivo prevede che l’educazione del singolo risponda alle esigenze sociali; ogni individuo quindi, deve subordinare i propri interessi a quelli del collettivo.

L’autonomia intesa come obiettivo dell’educazione, trova qui una fondazione etica che si sviluppa dall’organizzazione e dall’autodisciplina.

Educatore permanentemente educato è dunque il collettivo, organismo sociale che organizzandosi implica il suo stesso fine: il superamento di un’individualità astratta, perché non può esserci costituzione della personalità se non nel riconoscimento sociale.

Solo il collettivo educa, insiste Makarenko, ed educa sia nelle proprie forme di organizzazione, sia nelle sue innumerevoli attività

Il principio del collettivo, inteso come struttura accentrata, gerarchica e disciplinata, è dunque il fattore caratterizzante la pedagogia di Makarenko che crede nella virtù educatrice della vita di gruppo, tanto meglio se essa è intensamente e continuamente vissuta.

I componenti del collettivo sono indotti a identificare il loro interesse con quello della totalità nel suo complesso: è importante dare una forte motivazione all'attività dei ragazzi, poiché il valore educativo di un'esperienza è direttamente proporzionale all'effettiva partecipazione all'attività svolta.

Un aspetto caratterizzante la vita e il coordinamento del collettivo è l'assemblea. Attraverso questo tipo di riunioni tutti sono chiamati a discutere e decidere sugli aspetti organizzativi della vita comune. Quest'ultima è così preminente, nella sua dimensione formativa, da rendere secondaria anche la preparazione e l'attitudine degli insegnanti. Essi si formano all'interno dello stesso collettivo al punto che chiunque può essere insegnante in un collettivo ben organizzato e impostato.

 Tale sistema pedagogico, di cui Makarenko si fa promotore, è organizzato fondamentalmente attorno al lavoro che è comune per scopi comuni, diventando presto una regola pedagogica fondamentale.

Le sue idee sul collettivo e sulla disciplina costituiscono l'antitesi della pedagogia della spontaneità individuale, così come l'uomo nuovo sovietico è l'antitesi del vecchio individuo borghese.

 

L’educazione e la rieducazione non possono essere affidate né alla natura né semplicemente al lavoro, ma si attuano attraverso la vita e il lavoro del «collettivo», intendendo però con questo termine non un aggregato di singoli individui, ma un vivo organismo sociale che è tale perché possiede degli organi che hanno pieni poteri e responsabilità, reciproche relazioni e un vicendevole rapporto di dipendenza.[10]

 

Soggetto dell'educazione non è l'uomo singolo, quindi, ma il collettivo.

L'individuo deve armonizzare i propri interessi ed esigenze con l'interesse generale della collettività, la quale è a sua volta tenuta a considerare le esigenze individuali.

Possiamo conferire al collettivo di Makarenko due distinte funzioni, suddividendolo in un collettivo "generale" e di "base".[11]

Il "collettivo generaleʺ si esplica in una struttura unitaria e organica, un soggetto collettivo, insomma, non solo un insieme di persone. Makarenko la definisce anche come una struttura totalizzante perché in essa si sviluppano tutte le forme di vita del soggetto.

Il "collettivo di baseʺ, invece, è  un reparto, una auto-articolazione interna del collettivo generale e nasce da esigenze funzionali e pedagogiche.

Nel "collettivo di base" gli individui sono legati tra loro dal lavoro, dalle amicizie, dalla vita in comune e da un'ideologia.

Makarenko indica i metodi di formazione di un "collettivo di base" affinché questo sia il più vicino possibile al "collettivo generale".

In una scuola un "collettivo di base" non deve essere formato da ragazzi della stessa età, le classi devono essere aperte, cioè formate da ragazzi di differente età. In questo modo si evitano chiusure di gruppo tipiche dei coetanei a favore di un'organizzazione più complessa e funzionale con il risultato di aumentare la forza del "collettivo generale".

Nelle colonie e nelle comuni, Makarenko e i suoi ragazzi tentano sperimentazioni di autogoverno e autodisciplina, organizzazioni interne che si regolano e coordinano autonomamente.

 

Il besprizornyj inserito nella vita della collettività avrebbe trovato in essa la sua dimensione sociale. Spontaneamente la vita della comunità e nella comunità gli avrebbe dato il suo posto e il suo valore. Inserendo i giovani nella vita di una comunità di tipo nuovo, ordinata, disciplinata e ben diretta, essi avrebbero acquistato senso di responsabilità, individualità e personalità.[12]

 

La disciplina condivisa dell’autogoverno è il risultato di questa unità e non è affatto contrapposta alla libertà: la libertà sostanziale e non formale non è assenza di legami, è una categoria sociale, una parte del bene comune, la risultante di un comportamento sociale.

Molta importanza ha, dunque, la disciplina intesa come esigenza prioritaria per l’ordine interno del gruppo. In un primo momento è giusto infatti imporre le regole della comunità ai nuovi arrivati, che sono poco inclini a seguire norme collettive.

In un secondo momento è giusto, invece, spiegare il perché di una regola o di un'imposizione, quando e se la persona è in grado di capire le motivazioni.

La vita del collettivo è improntata verso una rigida disciplina fondata sull'educazione politica, l'istruzione e il lavoro collettivo. Consiste soprattutto nella consapevolezza di ciò che è necessario fare per il bene della società e del paese, pur essendo mantenuta con rigore (Makarenko ammette il ricorso alle punizioni) fa leva sul senso di responsabilità personale e collettivo, nonché sui valori del dovere, dell'onore e della produttività.

 Nel collettivo di Poltava, così come nell’esperienza della comune Dzeržinskij, si tentano sperimentazioni di autogoverno strutturato e di autodisciplina. Così come l’autogoverno non può non essere organizzato, così l’autodisciplina non può non scaturire da una disciplina cosciente, responsabile e motivata

La disciplina come strumento di coercizione esterna non potrà mai diventare autodisciplina:

 

La disciplina non può essere considerata soltanto un mezzo di educazione. Essa è il risultato del processo educativo, in prima linea il risultato degli sforzi del collettivo stesso degli uomini, che si manifesta in tutti i campi della vita: nella produzione, lungo tutta la giornata, nella scuola e nell’attività culturale. (..) deve essere distinta dall’ordine. L’ordine è un determinato sistema di mezzi e di metodi, che aiutano nell’educazione. La disciplina, invece, è precisamente il risultato dell’educazione. […] Nella nostra società la disciplina è un fatto morale e politico. [13]

 2.3.  L’educazione al lavoro

Il lavoro è sempre stato il fondamento della vita, del benessere e della civiltà umana.[14]

 

Da queste parole di Makarenko possiamo estrapolare la sua concezione di vita basata sul lavoro, che assume un’importanza fondamentale nella crescita di ogni uomo e che diviene anche strumento di sviluppo e progresso per tutta l’umanità.

È chiaro, dunque, quanto Makarenko creda all’utilità e al giovamento del lavoro, che diviene nella sua pedagogia, punto focale dell’istruzione dei ragazzi.

Makarenko ritiene che l’insegnamento al lavoro creativo è un compito particolare che spetta proprio all’educatore.

 All’interno delle sue colonie di rieducazione, infatti, Makarenko fonda proprio sulla pratica del lavoro collettivo il suo intervento riabilitativo, perché come lui sostiene, il lavoro è parte integrante della vita di ognuno, è strumento per il miglioramento personale e al contempo per la società intera. 

L’educazione al lavoro deve, quindi, costituire uno degli elementi fondamentali all’interno della più generale opera educativa.

Una pedagogia fondata sul lavoro rappresenta la base su cui  prende vita il buon cittadino di domani; il suo benessere, la soddisfazione della propria vita dipendono proprio da una istruzione fondata sul lavoro.

Nel libro Consigli ai genitori Makarenko parla alle famiglie, suggerendo di non tralasciare e sottovalutare, nell’educazione dei loro figli, l’importanza del lavoro.[15]

Si può affermare che la pedagogia di Makarenko si fonda e si articola su due concetti importanti, che sono appunto il lavoro e il collettivo.

 È partendo proprio da queste tematiche che Makarenko sviluppa il suo metodo educativo, il suo scopo è quello di promuovere la partecipazione di ognuno nel progresso e miglioramento di tutti, il lavoro nel collettivo diviene in Makarenko uno strumento di educazione e crescita fisica, morale e intellettiva dell’intera comunità.

 

Lo sforzo lavorativo comune, il lavoro nel collettivo, il reciproco aiuto nel lavoro e la costante dipendenza degli uni dagli altri nel suo processo non possono portare ad altro risultato se non a quello di creare un giusto atteggiamento fra gli uomini. […] Soltanto la partecipazione al lavoro collettivo permette all’uomo di  sviluppare in sé un atteggiamento giusto, morale verso gli alti uomini, l’amore e l’amicizia per ogni altro lavoratore, lo sdegno e la condanna del pigro, di colui che evita di lavorare.[16]

 

Makarenko, dunque, ci propone un metodo educativo basato sulla collaborazione e partecipazione tra le persone, perché si arrivi ad essere ognuno mezzo e causa della crescita dell’altro.

           

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Capitolo terzo - I besprizornye, i bambini di Makarenko

3.1.   Il contesto socio-politico e educativo sovietico

Gli anni venti rappresentano un periodo di cambiamento e rinnovamento per la scuola sovietica.

In Urss, in quel periodo, nasce la trudovaja škola [17], un sistema scolastico unico, politecnico, laico, gratuito, e obbligatorio[18].

La trudovaja škola, risulta conforme al nuovo ordine sociale, derivato dalla vittoria della rivoluzione russa. La sua struttura burocratica e didattica si presenta interamente in linea con le indicazioni ideologiche diffuse dal Partito bolscevico. La trudovaja škola è stata ideata per facilitare la diffusione della rivoluzione culturale, ideata e sostenuta da Lenin, per raggiungere un superamento dell’arretratezza spirituale, caratteristica del popolo russo, e favorire, così, la liberalizzazione dell’istruzione, privilegio di ogni società di massa. La costituzione di una scuola unica di lavoro era inevitabile per arginare la persistenza di alcuni problemi sociali quali: l’analfabetismo e lo scarso sviluppo del sistema economico, elementi contrari ad ogni avanzamento sociale, politico, ed economico del paese sovietico e soprattutto all’avvento del comunismo, principale traguardo del Partito.

La scuola sovietica risulta una scuola politica, perché accetta tutte le direttive che il regime le richiede, cercando in ogni situazione, di porsi in un atteggiamento di completa sottomissione al nuovo potere politico.

Il Partito, con l’introduzione della trudovaja škola, mira concretamente ad un’elevazione culturale, sociale e politica delle masse, per costituire una società comunista senza il predominio della classe capitalista su quella del proletariato, per raggiungere il trionfo dell’uguaglianza sociale e giuridica dei cittadini sovietici.

Il Partito bolscevico dimostrò di avere una forte energia combattiva per portare avanti la costruzione dell’uomo nuovo; basti pensare alla lotta portata avanti con determinazione dal governo per debellare il fenomeno dei besprizornye.

Erano chiamati così dai bolscevichi i ʺragazzi senza tutelaʺ che affollavano a migliaia tutto il territorio dell’Urss, fanciulli rimasti senza genitori, uccisi o deportati durante la Rivoluzione, che si dedicavano all’accattonaggio o al furto per poter vivere.

Il nuovo regime sovietico si preoccupò di sanare questa piaga sociale e Lenin pensò, nel 1919, di creare una ʺCommissione centrale per la tutela dei minorenniʺ insieme ad alcuni ʺConsigli per la tutela dell’infanziaʺ  presso i Commissariati del popolo. Tuttavia il problema dei ragazzi senza tutela degli anni venti assume aspetti preoccupanti, nonostante i provvedimenti politici adottati.

Migliaia erano le vittime infantili dovute alla guerra, alla povertà, alla carestia e a queste si aggiungevano anche quelle provocate dalla disgregazione delle famiglie che portava i genitori all’abbandono dei figli o gli stessi bambini a lasciare spontaneamente la propria famiglia.

Il governo sovietico ha saputo far leva sulla forte ambizione manifestata dal popolo di volersi scrollare di dosso una volta per tutte il predominio esercitato dal capitalismo e, a sua volta, aveva offerto una potente arma per sconfiggerlo, cioè l’emulazione socialista, un meccanismo a cui nessun sovietico avrebbe dovuto e potuto sottrarsi.

 Ogni cittadino metteva in gioco tutte le sue energie lavorative per il raggiungimento del benessere dello Stato e per il conseguimento di una società socialista, dove risultava determinante l’abolizione delle differenze sociali e di ogni privilegio di classe.

Luigi Volpicelli, pedagogista che dimostra un forte interesse per la scuola, la pedagogia e la didattica sovietica, nell’opera Storia della scuola sovietica, si sofferma sulla stentata adesione dimostrata dagli insegnanti sovietici verso il regime comunista, e mostra come la loro approvazione fosse solo apparente; avvertendo che il loro scarso consenso fosse dovuto ad un falso e obbligato accoglimento delle indicazioni ideologiche e didattiche formulate dal governo nel 1918.

 Così, di certo, gli insegnanti non appena poterono, preferirono abbandonare il loro lavoro, anziché continuare a sottostare alle direttive del regime.

 

 In questo stato di cose molti insegnanti abbandonarono la scuola per cercare altre risorse di vita, non escluso l’accattonaggio e il mercato delle sigarette e dei semi di girasole; al modo che tanti altri vennero messi nell’impossibilità di continuare il loro lavoro scolastico, perché tagliati fuori dalla guerra e dalla anarchia. E come gli insegnanti, così gli studenti. L’ora era di quelle che impone agli uomini di sopravvivere; e durò a lungo, e si fece, anzi, più aspra.

Delle 94.205 scuole di primo grado, esistenti nel 1920, esclusa la Russia bianca e l’Ucraina, con 726.416 bambini; delle 4.126 scuole di secondo grado, con 456. 555 alunni, molte se ne dovettero chiudere negli anni successivi, per mancanza di insegnanti, di mezzi, di locali.[19]

 

L’atteggiamento riformatore del governo bolscevico non risparmia niente e nessuno, tanto meno la scuola, che fu tra i primi aspetti della società a subire le ripercussioni di quella rivoluzione culturale avviata dalla rivoluzione bolscevica.

 Così la scuola subì una radicale revisione strutturale in risposta ai cambiamenti del sistema economico dai quali i provvedimenti scolastici dovevano dipendere.

Il legame instauratosi tra la scuola e il sistema economico comporta un frequente rilancio del sistema scolastico, in cui i provvedimenti del governo mantenevano costante la presenza della relazione tra il lavoro produttivo e l’insegnamento, limitandosi solo a modificarne l’estensione. In questo status sociale trovava conferma la mancata realizzazione della scuola unica di lavoro che si presentava come un progetto scolastico troppo arduo in una situazione sociale precaria, come figurava quella del paese sovietico. All’interno di questo spaccato storico politico e sociale costruito intorno all’istituzione scolastica sovietica riveste un ruolo di prim’ordine la scarsa preparazione degli insegnanti che potrebbe distinguersi come una fra le maggiori cause del fallimento del progetto scolastico unico sovietico.

Ciò che ne emerge sono le gravose conseguenze che un simile comportamento da parte degli educatori comporta nella trasmissione dell’istruzione comunista, e in generale nella scuola sovietica.  

Il progetto sovietico di una scuola unica scelto dal Governo nella lotta contro il fenomeno dell’ʺinfanzia randagiaʺ evidenzia quanto grande fosse stato il ruolo svolto dalla trudovaja škola nel recupero dei bambini abbandonati e dei delinquenti minorenni; allo stesso tempo, però, rileva anche degli enormi insuccessi, che invalidano il conseguimento completo della scuola unica, e l’annientamento del fenomeno dei besprizornye.

La scuola sovietica doveva dimostrarsi capace di ricreare quel legame tra la scuola e la vita e tra l’istruzione e il lavoro produttivo che il Partito aveva cercato di diffondere sin dal 1917, senza raggiungere, però, dei risultati soddisfacenti.

La presa di posizione della Direzione del Partito Comunista che, avendo disperse le utopistiche idealità umanistico-pedagogiche del 1918, richiede che la scuola sia uno strumento atto alla rieducazione comunista della società.

La scuola sovietica dovette uniformarsi alle istanze indicate dal nuovo ordine politico ed economico (Nep)[20], che mostrava una correlazione indissolubile tra le trasformazioni subite dall’organizzazione scolastica e le mutazioni socio-politiche, davvero repentine nella Russia sovietica.

D’altro canto questa situazione si è manifestata in Urss a partire dal 1918, anno della prima riforma scolastica sovietica.

È all’interno di questa instabilità sociale che sicuramente è andato incrementandosi lo sviluppo dello stato randagio dell’infanzia sovietica.

Il governo sovietico è stato pronto ad intervenire sui besprizornye attraverso la creazione di colonie e comunità per il recupero e la rieducazione dei bambini senza tutela, interventi che hanno avuto senz’altro  un notevole successo, ma che purtroppo non affrontavano il reale problema che si nascondeva a monte, all’interno della società stessa.

È questa la situazione generale in cui prende forma e si consolida l’esperienza educativa di Makarenko.

In antitesi a quanto delineato non si può non riconoscere l’efficienza e la validità delle metodiche pedagogiche e didattiche di un grande pedagogista come Makarenko, del quale emerge, all’interno di questo contesto, il grande impegno portato avanti con i besprizornye.

Un’impresa che evidenzia ed esalta l’enorme valore rivestito dalla pedagogia e didattica makarenkiana nell’istruzione sovietica.

3.1.1.   Degrado, povertà, abbandono

I gravi problemi della Russia sovietica e delle altre Repubbliche vengono da lontano, dal regime feudale perpetuato dall’impero zarista e aggravati dalla crescita tumultuosa di forme capitalistiche.

L’arretratezza della Russia e le contraddizioni sociali esplodono nel 1914 quando in Europa scoppia il primo terribile conflitto mondiale. Sono questi anni difficili, di crisi per la Russia ed è soprattutto l’infanzia a risentirne maggiormente.

 Alle conseguenze devastanti provocate dalla guerra si aggiunge lo sconvolgimento della rivoluzione bolscevica. L’impero russo cessa di esistere e la presa del potere da parte dei comunisti provoca la più cruda guerra civile che il paese abbia mai conosciuto.

Eventi importanti e determinanti come la prima guerra mondiale, la rivoluzione russa, la guerra civile non possono essere sottovalutati né  tralasciati per la loro responsabilità nel tracollo economico e nelle successive carestie.

Le cause di questi disastrosi avvenimenti sono state tragiche, un numero incredibile di vittime, di morti per fame o a causa delle carestie, di epidemie provocate dalle condizioni disagiate in cui il popolo è costretto a vivere, di deportazioni di massa dei kulaki e degli oppositori del regime.

Nella storia sovietica di questo periodo emergono fatti storici e politici che hanno permesso e favorito la diffusione dell’ ʺinfanzia randagiaʺ.

  Queste cause non sono di certo le uniche, perché se ne potrebbero enumerare altre, fra le quali la scarsità culturale, l’analfabetismo, la disgregazione materiale e spirituale della famiglia, la povertà, condizioni che spingono migliaia di ragazzi a rendersi diversi, a uscire dai parametri sociali a cui erano stati educati. Ovunque la popolazione patisce la fame. Nasce il fenomeno dell’ ʺinfanzia randagiaʺ. Molti bambini sotto il controllo del governo vengono raccolti e trasformati in soldati; e ad aggravare ulteriormente la già angosciosa situazione è il dilagarsi di carestie e successive epidemie. Il lavoro manca, i disoccupati sono sempre di più, la miseria e la povertà aumentano e molte volte a risentirne di più sono proprio i più deboli: i bambini, abbandonati alla fame e allo stento.

L’infanzia dei ʺbambini randagiʺ e la loro giovinezza, si consumano ai margini dei marciapiedi dove praticano l’accattonaggio, fumano, bevono, divengono protagonisti di furti o altri reati, diventando criminali e delinquenti. La loro vita è, in molti casi, un alternarsi di carcere e strada.

Sono ragazzi completamente abbandonati a se stessi, non hanno niente e nessuno che può andare in loro aiuto.

 

La criminalità infantile non è altro che abbandono. Talvolta la lotta contro la delinquenza infantile è semplicemente lotta in ritardo contro l’infanzia randagia. Nelle condizioni esistenti un bambino abbandonatosi trasforma con tutta facilità in un delinquente.[21]

 

La guerra ha lasciato profonde lacerazioni in tutta la Russia; la produzione agricola, attività primaria del paese, si è abbassata del quaranta per cento rispetto agl’anni antecedenti al conflitto; l’industria stenta a decollare e, come se non bastasse, negl’anni venti una terribile carestia decima le campagne. Il regime sovietico nei primi anni della sua esistenza fa quello che può ma non riesce a risolvere il problema.

È questo il panorama che caratterizza l’Urss degl’anni venti, è questa la triste realtà che si ritrova a dover affrontare; è su questo scenario che si dovrà sviluppare l’intera esperienza educativa e formativa di Makarenko.

           

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Parte Seconda -

la pedagogia del collettivo

Capitolo primo-

Il Poema pedagogico

1.1.  L’infanzia dell’uomo nuovo

Anton Makarenko, incoraggiato da Maksim Gor’kij, racconta la propria esperienza educativa e politica nel Poema pedagogico, il suo capolavoro e uno dei capisaldi della narrativa sovietica.

Nel Poema pedagogico Makarenko racconta la sua esperienza di educatore chiamato a dirigere, a partire dal 1920, una colonia di lavoro destinata alla rieducazione di giovani abbandonati e disadattati.

Il Poema pedagogico ci mostra l’educazione dei ragazzi moralmente traviati che, non solo riescono attraverso la vita in colonia ad elevarsi moralmente e intellettualmente, ma finiscono anche con lo sperimentare e proporre più in generale un inedito  modello di umanità  nuova. 

Nel Poema sono molte le tematiche che si susseguono e che si intrecciano e ciò rappresenta e mostra lo sviluppo della colonia stessa e dei suoi ragazzi; le tematiche contenute rappresentano, quindi, la crescita e il progresso dell’opera educativa di Makarenko.

 Il Poema pedagogico ci racconta la nascita e lo sviluppo dell’intera colonia, l’intrecciarsi dei personaggi che la popolano e dei loro caratteri, il susseguirsi delle vicende che accadono, degli sforzi lavorativi ed umani di Makarenko e di tutti i ragazzi. Gli eventi vengono raccontati in modo dettagliato e minuzioso, per farci avere l’idea di come Makarenko ha dato vita e ha reso possibile il suo ideale educativo.

Si evidenzia il trionfo del collettivo nella rieducazione dei ragazzi di strada, mostrando quanto tutti i ragazzi trovino nel lavoro e nell’impegno comune un mezzo per riscattarsi e diventare persone diverse, uomini nuovi.

Possiamo ritenerlo un "romanzo dell'educazione", un poema definito ʺromanzo d’infanzia dell’uomo nuovoʺ in quanto narra la storia, le vicissitudini di numerosi bambini che, partendo da una situazione iniziale molto difficile e critica, riescono pian piano a crescere, sia sul lato umano  ed educativo, sia su quello economico; crescita questa che vede i protagonisti tutti, ma soprattutto i bambini, a darsi da fare per migliorare la propria condizione economica e sociale percorrendo un cammino molto difficile. Questo percorso porterà, comunque, al raggiungimento dell’obiettivo più importante che Makarenko si era prefissato; quello, cioè, della formazione dell’uomo nuovo.

 È per questo che si considera il Poema pedagogico come un romanzo sull’infanzia dell’uomo nuovo; possiamo pensare a questa opera, infatti, come ad una descrizione molto dettagliata e realista del suo intero percorso educativo, che si articola attraverso le difficoltà iniziali, i suoi sviluppi e si concretizza, infine, nel pieno raggiungimento di un equilibrio fisico mentale ed economico.

Si è passati gradualmente e non senza difficoltà da una condizione  iniziale critica e difficoltosa alla piena realizzazione dell’uomo nuovo, un uomo che è riuscito a conquistare competenze e conoscenze, che è riuscito ad essere un valido sostegno e un ottimo aiuto per sé ma, anche e soprattutto, per gli altri; per il suo collettivo.

È questa una caratteristica molto importante del Poema, la sua chiave di lettura più rilevante.

Makarenko parla di un uomo da creare, nella cui conoscenza ed educazione deve essere radicato un profondo senso di responsabilità, per una partecipazione sociale e politica che supera il singolo per essere rivolta al gruppo, al collettivo.

Approfondendo tali argomenti si deducono il carattere e la natura di questo organo così importante all’interno della colonia: il collettivo proposto da Makarenko è un nucleo di lavoratori, di dipendenti disciplinati ed organizzati diretti e guidati da un fine unitario.

Il Poema pedagogico non ci offre solo un quadro della vita della colonia, non si esaurisce in una semplice descrizione dei fatti e degli avvenimenti che si svolgono tra i ragazzi e i loro educatori, ma rappresenta qualcosa di molto più profondo e significativo.

Emerge, infatti, il potere educativo e formativo che la colonia ha rappresentato per tutti i personaggi che ne hanno fatto parte.

L’educazione di cui parliamo riguarda non solo i giovani ma tutti, educatori compresi, un’educazione che investe lo stesso autore.

Lo stesso Makarenko è coinvolto in tale processo formativo, perchè, nel rieducare i ragazzi, rieduca anche se stesso, diventando a sua volta, uomo nuovo.

Educare i ragazzi è un compito molto arduo che Makarenko vuole portare a termine, per poterli risollevare moralmente e socialmente; in questo processo formativo, cosa molto importante da tener presente è che non lo si deve basare sulla vita passata dei ragazzi, in quanto per Makarenko il passato è cancellato e non deve essere un ostacolo per ricominciare a vivere correttamente. Il passato non esiste nella concezione pedagogica makarenkiana, non deve pesare sul presente e ancor di più sul futuro dei ragazzi.

Il Poema pedagogico si compone percorrendo il cammino di crescita dei ragazzi della colonia. Si parte da una condizione di umana misera per giungere allo stato di uomo nuovo, passando attraverso la riscoperta dei bisogni primari della persona: educazione e lavoro. In questo senso è un romanzo corale.

Oggi può essere riletto sotto un’altra prospettiva, estrapolandovi nuove e diverse interpretazioni e punti di vista, così da rapportare il  suo contenuto educativo alle esigenze dei giorni nostri. 

1.1.2. Il romanzo della crescita

Il Poema pedagogico può essere definito ʺromanzo della crescita", si assiste ad un a crescita umana delle persone. Partendo da una situazione di limitatezza, di povertà, si passa pian piano ad una realtà diversa, caratterizzata dall’autosufficienza economica, ma soprattutto intellettuale e spirituale che porta, infine, alla rinascita dell’uomo.

 

[…] ora bisogna formare l’uomo nuovo, con metodi nuovi. L’importante non è una qualche colonia di delinquenti minorenni è l’educazione sociale [...] Abbiamo bisogno dell’uomo nuovo […] il nostro uomo![22]

 

Dalla lettura e studio di questa opera si possono estrapolare molti insegnamenti  pedagogici, si può entrare nel vivo della colonia e capire in che modo il lavoro e la convivenza tra i ragazzi e gli educatori ha portato alla nascita e allo sviluppo di un collettivo ben organizzato, disciplinato, all’interno del quale si interviene sul singolo attraverso la partecipazione e collaborazione dell’intera comunità.

È senz’altro enorme, quindi, il valore pedagogico di tale opera che rappresenta un reale e pratico esempio della validità del pensiero di Makarenko sull’educazione attraverso il lavoro e la collaborazione tra individui di una stessa comunità, è la dimostrazione tangibile di quanto la sua pedagogia non sia rimasta solo una concezione teorica, ma si sia realizzata pienamente all’interno di un collettivo da lui voluto e creato.

All’interno del Poema pedagogico emerge la necessità di educare i ragazzi attraverso metodi pedagogici nuovi, basati sul lavoro pratico dei ragazzi per ottenere risultati immediati. Questo è il senso della pedagogia della prospettiva.

Makarenko parla di un uomo nuovo per un nuovo mondo, di crescere i giovani in modo tale da formare attraverso e grazie ad essi una società diversa, educata ed istruita, intellettualmente e moralmente libera dalle imposizioni e propensa ad una crescita individuale e collettiva.

Ciò che secondo Makarenko occorre, per ottenere una crescita sociale, è una educazione rinnovata nei metodi e nei contenuti, grazie alla quale ogni individuo può crescere intellettualmente e moralmente.

L’educazione attraverso il lavoro collettivo è un concetto fondamentale intorno al quale si costruisce l’intera opera.  

1.2.   La colonia Gor’kij

La colonia di Poltava per ragazzi disagiati fu diretta da Makarenko  a partire dal 1920; da questa colonia prende l’avvio la sua eccezionale esperienza diretta di pedagogista e di educatore sovietico.

Determinato, ottimista e coraggioso, inizia l’esperienza educativa nel suo modo ideale di vedere l’uomo e la società.

La colonia nasce e si sviluppa attraverso la crescita del collettivo che si forma pian piano con la coesione delle diverse personalità dei singoli ragazzi che popolano la colonia.

 Personalità molteplici, diverse, che nel corso della loro convivenza all’interno della colonia si legano, si uniscono, si completano, per dare vita ad un collettivo forte, coeso, capace di sormontare le difficoltà, di dare un senso a ciò che si costruisce, capace di ottenere risultati concreti e soddisfacenti, in grado, insomma, di formare ed educare l’uomo nuovo.

Le diverse personalità, quindi, "esplodonoʺ portando all’affermazione di un’entità rinnovata, quella dell’uomo nuovo che ha il suo laboratorio  proprio nell’infanzia.

Esplosioni, queste, che smuovono la ʺstasi" tipica, invece, dell’uomo vecchio, la nascita del collettivo avviene, quindi, attraverso crisi e ostacoli da superare, ci sono conflitti interni tipici e caratteristici dell’uomo nuovo  che emerge. Solo e soprattutto attraverso la lotta si ottiene un collettivo determinato, che provvede al mantenimento dei suoi membri, che ha valori solidi e compiti precisi: è questo il suo percorso.

Il periodo iniziale della colonia Gork’ij fu pieno di ostacoli e preoccupazioni, il periodo più difficile sia per i ragazzi, che per gli educatori.

Occorreva organizzare la vita dei giovani arrivati, fare i conti con la loro storia, le loro abitudini. Gran parte di loro erano sporchi, vestiti di stracci, denutriti; altri erano stati abbandonati, da piccoli al loro destino, alla strada. Erano tutti piccoli delinquenti senza sogni, né speranze.

La colonia, ed in prima persona Makarenko, si riproponeva di restituire dignità a questi ragazzi, aiutandoli a dare un senso alla loro vita.

Il percorso di nascita e crescita della colonia non fu facile, furono molte le difficoltà che colonosti ed educatori si trovarono ad affrontare.

 

 In un angolo della pineta sono piazzate cinque scatole di mattoni che ne loro insieme formano un quadrilatero regolare. È questa la nuova colonia per i trasgressori della legge.[23]

 

La colonia era povera e mancate di tutto, non c’erano soldi, materiali, beni di qualunque genere affinché si potesse provvedere ai ragazzi, la situazione non era tanto migliore dalla strada.

 

La colonia non aveva bisogno di economi, eravamo assolutamente poveri.

Di biancheria da letto avevamo metà di quella che sarebbe stata necessaria per un cambio regolare e di altra biancheria non ne avevamo affatto.

Pochissimi dei ragazzi avevano le scarpe, la maggior parte avevano i piedi fasciati in pezze legate con lo spago.[24]

 

Le condizioni di vita dei ragazzi erano pessime, ma in loro era grande la voglia di adoperarsi per migliorare se stessi e la colonia intera.

 

I primi mesi della nostra colonia furono per me e per i miei compagni non solo mesi di disperazione e di sforzi infruttuosi: furono anche i mesi della ricerca della verità. In tutta la mia vita non ho mai letto tanti libri di pedagogia come nell’inverno del 1920 […].

La colonia assumeva sempre più le caratteristiche di un covo di malviventi.[25]

 

È forte e determinato il carattere di Makarenko, deciso a voler offrire ai quei ragazzi una possibilità di vita migliore, e soprattutto una formazione adeguata alle loro esigenze; cerca nei libri di pedagogia un metodo rispondente alle sue idee educative, ma, come si vedrà nel corso della storia, sarà proprio la sua esperienza diretta a formare il suo metodo.

 I ragazzi cominciano a prendere coscienza che, per dare un senso alle loro vite, per migliorare le condizioni in cui si trovavano, era necessario tutto il loro impegno.

 

Intanto la nostra colonia cominciava a sviluppare a poco a poco la sua storia materiale. La povertà, che toccava limiti estremi, i pidocchi ed i piedi semicongelati non ci impedivano di sognare un futuro migliore.[26]

 

Inizialmente i soldi non c’erano e ben presto si capì che la realizzazione della colonia era veramente dura. L’importante, però, era cominciare, facendo affidamento sulle forze degli abitanti della colonia. Le loro mani sarebbero stati gli ʺattrezzi" che avevano a disposizione per lavorare la terra, per costruire materialmente la colonia e per fare tutti i lavori necessari alla loro sopravvivenza; l’ingegno e la volontà gli strumenti di cui disponevano.

Pian piano lo scetticismo per il domani, a cui quei ragazzi erano stati abituati dalla vita, viene allontanato; nonostante le precarie condizioni igieniche ed economiche della colonia si ricomincia a sperare, nasce in loro la fiducia per un futuro migliore. Ciò è reso possibile puntando l’attenzione non verso ogni individuo della colonia, ma verso il collettivo.

Finalmente i ragazzi hanno un obiettivo, uno scopo nelle loro vite, e questo per loro è abbastanza per dare inizio a quella nuova esperienza.

È questa nuova dimensione a dare ai ragazzi la spinta per andare avanti nonostante tutte le difficoltà; la consapevolezza di non essere più soli a dover affrontare gli ostacoli della vita, dà loro la forza di superarli, magari a fatica, magari con il tempo, ma comunque a superarli.

Il pensiero di avere una prospettiva futura, la gioia per il domani, prima la speranza, poi l’idea concreta di mettere fine un giorno alla loro povertà, cominciano a farsi strada nelle menti dei giovani gork’iani e sono queste convinzioni che danno la carica per affrontare le difficoltà del presente.

 Con il trascorrere dei giorni, nella colonia va forgiandosi l'anima di un vero e proprio collettivo. L'unione e lo spirito di coesistenza che via, via si costruisce tra i giovani, è talmente forte che anche l'allontanamento di alcuni ragazzi ammessi alla facoltà operaia fu momento di tristezza e afflizione generale.

Si passa, gradualmente, da una condizione di povertà assoluta sia morale che sociale ad una condizione del tutto nuova.

 La colonia Gork’ij permette ai ragazzi di imparare un lavoro, di impegnarsi concretamente per realizzarlo.

 

La colonia tirava avanti senza sorrisi e senza allegria, ma teneva bene il ritmo, come una macchina ben rodata […]. Intanto per la colonia si presentavano nuove ed importanti occupazioni.[27]

 

Cominciano a vedersi i primi segnali di guadagno economico e i ragazzi iniziano anche le prime pratiche di investimento.

Lo sviluppo della colonia porta i giovani gork’iani ad una graduale condizione di benessere a cui tanto  auspicavano, si avverte in loro il desiderio di possedere, di fare credito per arrivare a ciò che non avevano avuto mai.

Tutto questo è permesso e favorito anche dall’unione interna del gruppo, che permette loro di poter contare su un collettivo forte e saldo; i ragazzi cominciano a capire che è proprio grazie all’intervento di gruppo che possono auspicare ad una crescita sia morale che economica.

 

Nella primavera del 1923 introducemmo un’innovazione fondamentale nel sistema dei reparti. Quell’innovazione, a dire il vero, fu la più importante scoperta del nostro collettivo in tutti i suoi tredici anni di vita. Fu essa che permise ai nostri reparti di fondersi in un unico collettivo saldo ed omogeneo che assumeva differenziazioni lavorative ed organizzative.[28]

 

Il Poema infine si conclude con le dimissioni di Makarenko dalla sua carica di educatore e i suoi ricordi a distanza di sette anni, che descrivono come la comune sia viva ancora allora e si sia sviluppata dal punto di vista economico, con la costruzione del loro primo stabilimento per la fabbricazione di elettroutensili nel 1931, e successivamente uno stabilimento per la fabbricazione di macchine fotografiche.

Alla fine del romanzo anche Makarenko esprime la sua opinione nei confronti del  collettivo, un organo di cui anche lui stesso è membro attivo. Il percorso di sviluppo della colonia vede la nascita e crescita di questo organo, seguito dalla rispettiva formazione delle varie personalità che lo compongono, un percorso fatto di ostacoli da superare e imprevisti da risolvere, dovuti soprattutto al riemergere del vecchio uomo, ma che termina con l’affermazione del collettivo e la formazione dell’uomo nuovo.

Il rapporto tra Makarenko e i ragazzi, sembra essere lo stesso rapporto tra un padre e un figlio: Makarenko cammina inizialmente tenendo per mano i membri della colonia, e gioisce vedendoli pian piano staccarsi dalla sua mano per continuare da soli il cammino verso la vita.

La colonia Gor’kij ha rappresentato non una scuola, ma un’istituzione integrale di educazione nel lavoro e nel collettivo.

           

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Capitolo secondo -

La marcia dell’anno ‘30

2.1.     La stesura dell’opera

Nel 1930, quando Anton Makarenko era ancora impegnato nella stesura del Poema pedagogico, si dedicò ad un altro importante componimento, La marcia dell’anno ’30, una sorta di diario dei primi anni nella comune Dzeržinskij. Possiamo considerare questa opera letteraria una continuazione del Poema pedagogico.

Lo scopo è quello di descrivere la vita all’interno della comunità, per spiegare ed esporre i fatti che caratterizzano in concreto il metodo pedagogico dell’autore, o più propriamente i suoi principi.

L’intento di Makarenko, all’interno delle colonie da lui dirette così come negli scritti da lui promulgati, è quello di celebrare il collettivo, evidenziandone l’utilità e l’efficacia nell’educazione dei ragazzi.

Ciò che si può cogliere dalla lettura di questa opera è una più matura consapevolezza, nell’autore, dell’efficacia del proprio impegno, ed una organizzazione del collettivo più solida, resa tale anche dal superamento, da parte della società sovietica, dei momenti di crisi e disagio che la aveva caratterizzata nel corso degli anni precedenti.

All’interno dell’opera si possono dedurre i principali caratteri del metodo dell’autore: l’esaltazione  della disciplina, l’organizzazione dei vari reparti e soprattutto la serenità e l’ordine  che caratterizzava il suo collettivo. Makarenko lo utilizza come organo essenziale per il recupero dei ragazzi.

La sua pedagogia non ha bisogno di teorie per spiegarsi. Makarenko è un educatore per vocazione che costruisce sul campo pratico il suo metodo; questa caratteristica, che si coglie appieno nei suoi componimenti, rispecchia una prospettiva pedagogica in linea con la visione marxista; teoria e pratica si uniscono, o più propriamente la teoria viene estrapolata e ricavata dalla somma degli eventi pratici.

L’uomo che Makarenko si impegna ad educare non ha bisogno di un sistema formativo precostruito, né di sviluppare chissà quali qualità innate, occorre solo educarlo secondo fini politici e sociali concreti.

Spostando ora l’attenzione sul titolo dell’opera, questo ha un carattere simbolico, la marcia è intesa come un cammino, un protrarsi in avanti della comune. Si ripresentano, in ciò, i caratteri della pedagogia della prospettiva dell’autore.

 Makarenko è ispirato anche dalle marce che venivano effettuate negli anni trenta, tali ricorrenze si effettuavano nelle celebrazioni della Rivoluzione; l’intera comune prendeva parte a queste solenni sfilate.

Si marciava per le strade della città in divisa ufficiale della comune, in un rigido ordine, il gruppo era preceduto dalla bandiera e dalla piccola banda della comune.

 

Per le grandi ricorrenze della Rivoluzione la comune marcia verso la città. Le  marce più importanti sono il sette novembre e il primo maggio. Durante i congressi ed i raduni, nei giorni dei saluti reciproci e delle alleanze, delle visite alla GPU[29] e dei festeggiamenti sportivi, al segnale raduno nazionale, l’organizzazione operaia della comune si considera sciolta ed entra in vigore quella militare. I reparti cessano di esistere per dar luogo ai cinque plotoni con i rispettivi comandanti.[30]

 

Lo scopo di questo titolo, quindi, oltre a riferirsi ad un costume dell’epoca, è quello di evidenziare la volontà di crescita e sviluppo della società sovietica di quel periodo.

 

2.1.1 I limiti narrativi

Gli avvenimenti narrati nella Marcia dell’anno ’30 sono una continuazione della storia del Poema pedagogico e una sorta di introduzione alla successiva opera di Makarenko Bandiere sulle torri.

Le tre opere sono legate insieme da un filo conduttore che le caratterizza: quello cioè di descrivere e raccontare i fatti e i personaggi che popolano le colonie e comunità dirette da Makarenko.

La marcia dell’anno ’30 è rimasta nella redazione della casa editrice per due anni subendo, nel passaggio da un redattore all’altro, numerose correzioni stilistiche e linguistiche che, forse, hanno intaccato, e in un certo senso privato l’opera, dell’originalità e della vivacità tipiche del Poema pedagogico e Bandiere sulle torri.

Delle tre opere di Makarenko, che possiamo ritenere le più valide e le più rappresentative del suo contributo pedagogico, La marcia dell’anno’30 rispetto alle altre si presenta con toni più spenti, delineando, nell’autore, un ridotto carattere narrativo.

 

Una lettura attenta del La Marcia dell’anno ’30, a dire il vero, mette in evidenza i limiti narrativi, rispetto al Poema pedagogico e anche di Bandiere sulle torri.[31]

 

Mancano spesso, o sono scarsamente accennate, le descrizioni dei personaggi che popolano la comune limitando così l’enfasi e il trasporto narrativo; si possono però ugualmente apprezzare le presentazioni e le descrizioni, di notevole effetto, dei luoghi e delle varie occupazioni della comune, segno tangibile della capacità narrativa caratteristica e viva nell’autore.

 

[…] la zampa da leone è già presente, nelle descrizioni dei luoghi, nelle presentazioni delle attività, nella organizzazione e nel funzionamento del collettivo, nella esplicitazione dei contrasti generazionali e di metodo.

In numerosi occasioni emerge la forza narrativa dell’autore, la sua inventiva, la padronanza del linguaggio.[32]

 

Si può notare una sorta di distacco tra Makarenko e la sua comune; ce la presenta entrando nel particolare ma spesso la descrizione risulta fredda e il corso dell’opera distaccato, come se il voler curare la forma del componimento ne abbia spento e frenato la carica e la vivacità che invece caratterizza Makarenko nelle altre due opere prese in esame.

Spesso la sua continua attenzione verso le celebrazioni, i continui riferimenti alla precisa organizzazione interna della comune così rigida e disciplinata, «l’enfasi propagandistica di molte pagine fa perdere freschezza e forza alla stessa esplicitazione della pedagogia della prospettiva»[33], sembra come se l’autore fosse più interessato a promulgare concetti e principi politici.

Lo stesso Makarenko notò, dopo la pubblicazione, poco interesse intorno alla sua opera che si presentava più come una relazione pedagogica anziché come opera narrativa.

Poté risollevarsi, e in parte ricredersi, dopo aver preso visione del giudizio che Gor’kj espresse nei confronti del suo elaborato.

 

Il Gorki gli scrisse «avete presentato molto bene la comune e i comunardi. In ogni pagina si sente il vostro amore per i ragazzi la vostra continua preoccupazione per loro e l’acuta e l’acuta comprensione dell’animo infantile. Mi congratulo sinceramente con voi per questo libro.» [34]

 

Tale giudizio rappresentò per Makarenko un avvenimento molto significativo e motivo di orgoglio personale, che lo indusse e spinse ulteriormente a continuare la sua attività di scrittore.

 2.2.   La comune Dzeržinskij

 Davanti ad un piccolo bosco di querce, con la facciata rivolta verso  Kharkov, sorge una bella casa grigia con aiuole fiorite, un giardino con tanti alberi di frutta, campi di tennis […]. Ovunque odore di fiordalisi e di artemisia.

Questa è la sede della più giovane Comune infantile dell’Ucraina, inaugurata il 29 dicembre 1927, che porta il nome di F. Dzeržinskij.[35]

 

Con questa descrizione ha inizio  La marcia dell’anno ’30, che ci mostra il sorgere della comune Dzeržinskij.

Makarenko presenta la struttura interna ed esterna della comune per dare inizio al suo racconto sulle vicende che hanno animato i ragazzi nel corso di questa loro esperienza educativa.

La comune nasce per volere dei membri della Čeka di Charkov.

L’intento dei poliziotti e degli agenti segreti era quello di realizzare un’opera commemorativa dedicata al fondatore della polizia segreta Feliks Edmundovič Dzeržinskij, morto nel 1926.

Non volendosi limitare ad una semplice statua che riproducesse il comandante, però, optarono per la decisione di costruire un vero e proprio monumento sociale in suo onore; parve opportuno ai cekisti[36] provvedere al finanziamento di una comune in nome di Dzeržinskij con lo scopo ben preciso di ospitare ed aiutare numerosi besprizornye, per intervenire ed alleviare una piaga sociale ancora presente in quel periodo nella società sovietica: l’ʺinfanzia randagiaʺ.

Per rendere possibili e realizzabili tali obiettivi venne incaricato proprio Anton Semёnovič Makarenko che già con le colonie Gor’kij e Kurjaž, da lui dirette, aveva ottenuto grandi successi.

 

L’uomo più indicato per portare al successo il progetto venne individuato nella persona di Anton Semёnovič Makarenko, che aveva ottenuto risultati impensabili con le colonie Gor’kj e Kurjaž nell’ex governatorato di Poltava.[37]

 

Era importante e necessario che la comune rispettasse le nuove esigenze sociali dovute al mutamento dei tempi, al nuovo clima politico e al processo di industrializzazione che la Russia tentava di intraprendere.

L’organizzazione della comune e i caratteri stessi dell’uomo nuovo che si accingeva a sviluppare, dovevano rispondere a tali esigenze, perchè era notevole in quel periodo il bisogno di riportare ordine nella società sovietica.

Per questo motivo rispetto al Poema pedagogico molte tematiche e concetti tipici dell’ideologia di Makarenko sono maggiormente accentuati e calcati all’interno della comune e nel modo in cui l’autore lo sottolinea nell’opera.

Makarenko inizia questo suo racconto mostrandoci come appare la comune, organizzata e ben strutturata all’esterno così come al suo interno; subito dopo però fa un piccolo flash back tornando all’inizio vero e proprio della storia, descrivendo come è nata e come si è costruita la comune, da cosa e da chi si è avviata la creazione delle strutture, raffigurando luoghi e spazi attraverso descrizioni accurate e minuziose che permettono e favoriscono una rappresentazione mentale dell’ambiente in cui avvengono le varie vicende.

 

I vecchi monasteri o le case degli ex proprietari terrieri venivano generalmente adoperate come «case dei fanciulli» o colonie […].

Nelle stanze, una volta tanto accoglienti, si sistemavano gli oggetti dell’educazione sociale. Accanto ai fragili lettini di filo di ferro si appendevano come ornamento, ai chiodi delle pareti, sudici asciugamani. […]

Le piccole stanze, comode per la sistemazione dei divanetti stile impero e degli svariati cuscini, non corrispondevano alle nuove esigenze.[38]

 

L’autore non dimentica di soffermarsi anche su quali siano state le prime critiche mosse verso il suo operato e la sua idea pedagogica.

 

Molti compagni rimproveravano ai comunardi la loro vita di castello e perfino di signori: «Pensate un po’, abitano una casa così lussuosa!... E questo è il modo do educare? I ragazzi si abitueranno ad una tal casa, poi trovandosi innanzi alle difficoltà della vita soffriranno. Bisogna invece educarli in modo tale che si adattino facilmente all’ambiente»[39]

 

Proseguendo la narrazione, l’autore è meticoloso e preciso quando si sofferma su tematiche come la disciplina, il lavoro organizzato, il collettivo, la ricorrenza e l’organizzazione delle attività e delle cerimonie; concetti frequenti e basilari sui quali si costruisce l’intera opera e su cui Makarenko basa la vita stessa della comune.

Ciò che appare subito chiaro leggendo il componimento è che Makarenko ci tiene a far notare, come prima e più importante caratteristica, la grande organizzazione della comune, ce la presenta da subito come una struttura rigorosamente ordinata e organizzata.

 

Il sorvegliante è il capo delle sentinelle e la sera fa il suo rapporto sullo stato del reparto di guardia.

Avviene di rado che nel rapporto vengano segnalate infrazioni, perché i comuardi sono gente disciplinata e pare che non si sia mai verificato il caso di una sentinella non arrivata in tempo o che abbia disertato arbitrariamente il suo posto.[40]

 

Questo rappresenta la testimonianza del fatto che la sua azione pedagogica ed educativa andava oltre la semplice elaborazione di un metodo teorico; il suo punto di forza, che emerge continuamente, è proprio l’esperienza attiva e pratica attraverso la quale non solo è possibile intervenire più prontamente e con maggior efficienza, ma permette allo stesso Makarenko un controllo e collaudo delle proprie convinzioni e credenze pedagogiche.

 

La marcia dell’anno ‘30 riprende i temi del Poema pedagogico, si sviluppa in forma persuasiva, e direi visiva, attraverso la narrazione dei fatti educativi che Makarenko svolse, con animo di educatore più che con pretese teoriche, nel magistero vivo della comune Dzeržinskij.[41]

 

I besprizornye  non avevano secondo Makarenko bisogno di un particolare metodo educativo, la sua comune aveva l’obbiettivo di farli crescere a livello morale e intellettivo senza l’uso di chissà quale sistema particolare, ma solo con una organizzazione collettiva ordinata che permettesse loro di regolarsi e disciplinarsi autonomamente e vicendevolmente.

 

Non aveva un metodo educativo particolare per i besprizornye. Non era necessaria una educazione individualistica; il besprizornye inserito nella vita della collettività avrebbe trovato in essa la sua dimensione sociale.[42]

 

 Il "Consiglio dei comandantiʺ, la suddivisione dei reparti, la divisione dei compiti e delle mansioni, l’intera struttura interna della comune è finalizzata a favorire ed agevolare la crescita e lo sviluppo dell’uomo nuovo, la vita della comune è interamente costruita all’insegna dell’ordine, della disciplina, della programmazione, affinché ogni comunardo rispetti il proprio compito e partecipi positivamente e in modo costruttivo al corretto funzionamento del collettivo.

Nella comune emerge anche l’esigenza e la volontà dei ragazzi di stabilire rapporti con i villaggi circostanti; tali relazioni erano favorite anche dagli spettacoli che gli stessi comunardi organizzavano, ai quali erano chiamati a partecipare anche le popolazioni dei villaggi vicini.

Nel corso della narrazione si nota un’altra caratteristica dei ragazzi della comune e della pedagogia del collettivo di Makarenko, il fatto cioè di esser un nucleo che non si isola all’interno del gruppo per crearsi un mondo tutto proprio. L’idea dell’autore, messa in pratica nella comune, è quella di favorire la partecipazione attiva all’interno della società; i comunardi partecipavano e si sentivano coinvolti alla vita politica ed  economica del loro paese, si sentivano in dovere di prendere parte alla Repubblica dei soviet.

 

La cosa più importante fu ottenuta, i ragazzi si avvicinarono di più alla gioventù del villaggio. Attraverso il divertimento ebbero ben presto in comune altri affari. Le nostre conferenze sulla politica estera, sui congressi del partito, sui piani quinquennali, avevano una grande importanza.[43]

 

La comune, quindi, si forma e realizza attraverso un corretto funzionamento interno, caratterizzato dall’autodisciplina dei ragazzi, dal loro impegno pratico; la loro formazione avviene all’interno di un collettivo saldo, forte e determinato.

Altro binomio tematico all’interno della colonia, importante per comprendere l’ideologia dell’autore, è quello del passato e futuro; il passato  dei ragazzi è passato, ci dice Makarenko, ed è importante tralasciare e dimenticare le vicende sfortunate e difficili che hanno riguardato i ragazzi, per ricominciare tutti dallo stesso punto e formarsi insieme per divenire uomini nuovi. Il principio a cui si ispira Makarenko è quello della pedagogia della prospettiva, fornire ai ragazzi una visione positiva del futuro, li induce a realizzare la propria felicità nella prospettiva del lavoro collettivo. All’interno della comune il sistema migliore per riscattare i ragazzi è quello di dare loro, attraverso il lavoro, una prospettiva di vita migliore.

Makarenko ci descrive e presenta la comune Dzeržinskij con l’orgoglio di chi come lui sa di aver raggiunto un obiettivo importante e di aver ottenuto delle conferme positive sulla propria concezione educativa.

 

La nostra comune sembrava veramente bella. L’orchestra dei ragazzi, la loro destrezza, la disciplina il loro saper fare: tutto questo rallegrava veramente l’occhio.[44]

 

Questi i principali argomenti de La marcia dell’anno ’30 un’opera che permette di comprendere a fondo la grande esperienza pedagogica di Anton Semёnovič Makarenko.

2.2.1. Solomon Borosovič

Il 31 agosto alle sei del mattino ritorniamo a casa. Le nostre vacanze sono finite. Dinanzi a noi si presenta l’anno nuovo e i piani per le nuove azioni. Nei vari reparti i comandanti sono cambiati. Ora Solomon Borosovič godrà ancora di minore libertà nel consiglio dei comandanti. Solomon Borosovič fabbrica.  Tutti gli spiazzali del nostro vasto cortile sono ingombri da materiale da costruzione; simultaneamente in vari luoghi si alzano le mura di edifici nuovi: uffici, magazzini ed officine. Tutti i piani, tracciati prima di partire per la Crimea da Solomon Borosovič stanno per effettuarsi e questo lo lega definitivamente ai comunardi.[45]

 

Nel corso della narrazione viene introdotto e presentato un personaggio molto importante, l’ingegner Solomon Borosovič, un tecnico che all’interno della comune insegna ai ragazzi a lavorare e ad organizzare la produzione.

Una caratteristica che spicca della sua figura, e che per questo merita una certa attenzione, è che i suoi metodi e la sua stessa concezione educativa sono inizialmente in contrasto, vanno in un certo senso ad intaccare quelli della comune.

Il suo modo di offrire insegnamento ai ragazzi spesso è molto duro, i suoi metodi non agevolano la voglia di fare dei ragazzi, la ostacolano rendendo tutto più difficile. Si scontrano così due diversi metodi di concepire il lavoro e la produzione; da una parte quello tradizionale di Solomon Borosovič e dall’altra quello più innovativo proposto da Makarenko e finalizzato al conseguimento degli obbiettivi fissati dal piano quinquennale.

 

«Voi, Anton Semionovič, avete viziato i vostri ragazzi! Ora pensano che l’ingegnere non sia io, ma tutti loro! Mi tengono lezioni sulla razionalizzazione, ma io mi rivolgerò al Consiglio direttivo, io protesto decisamente »[46]  

 

Tale caratteristica mette in luce una tematica importante nell’opera di Makarenko, l’idea del "conflittoʺ e della ʺlottaʺ; Solomon Borosovič è un personaggio che si pone inizialmente in contrasto con le idee pedagogiche di Makarenko e con gli stessi comunardi; tale disputa pone l’attenzione su un’altra tematica importante presente nell’ideologia pedagogica di Makarenko, quella della prospettiva.

Tipico di Makarenko è approfondire l’importanza del conflitto generazionale che caratterizza i rapporti tra i ragazzi, i direttori e gli insegnanti della comune; conflitto che riguarda anche i diversi modi di concepire l’educazione rispetto alle esigenze poste dalla pianificazione sovietica e dalla competitività tra le strutture di produzione.

Abbiamo visto come l’autore intende la formazione dell’uomo nuovo nel collettivo, attraverso la lotta, lo scontro di idee, solo così ci suggerisce Makarenko può prendere forma un nucleo di personalità responsabili e capaci di migliorare se stessi e gli altri.

Conflitti generazionali e di metodo, sono caratteristiche che fanno parte della pedagogia di Makarenko che vede, appunto negli stessi contrasti, un’importante opportunità di crescita e sviluppo dell’uomo nuovo.

           

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Capitolo terzo-

Bandiere sulle torri

3.1.   Forma e contenuto dell’opera

Penso che molti avranno letto il mio Poema pedagogico. In questa opera mi interessava mostrare l’uomo nella collettività, la lotta dell’uomo con se stesso, la lotta della collettività per i suoi valori e per la sua fisionomia: una lotta più o meno intensa. In Bandiere sulle torri mi sono posto un obiettivo diverso: presentare la magnifica collettività in cui ebbi la fortuna di lavorare, descrivendo la sua vita interna, la sua storia, l’ambiente che la circondava.

Era una collettività felice in una società felice.[47]

 

Appare da subito chiaro e definito l’obiettivo di Makarenko nell’esporci e presentarci le vicende della colonia Primo maggio.

Il suo intento all’interno della colonia non è tanto, come nelle altre comuni, la formazione del collettivo all’interno del quale si educa l’uomo nuovo; tale passaggio si può dire già avvenuto nelle altre colonie, ora ciò che interessa a Makarenko è presentarci il collettivo già formato nella sua piena espressione e positività.

Si evidenzia dalla lettura dell’opera il carattere sicuro e deciso dello stesso autore; Makarenko è orgoglioso della sua colonia e lo si deduce dal modo in cui la descrive.

 

Sebbene mi sia difficile lodare me stesso, posso dir che la nostra colonia andò più avanti di quello che si possa supporre.[48]

 

Makarenko è maturato sia sotto il profilo pedagogico, perché le sue idee e il suo metodo hanno trovato conferme, sia sul piano narrativo, perché la sua opera si presenta meglio articolata e più efficace.

 

Ciò che ho narrato in Bandiere sulle torri è pura verità; ho conservato, persino, i nomi e ho riferito con fedeltà avvenimenti e discorsi.[49]

È un’opera, questa, che narra del successo e della piena realizzazione del collettivo pedagogico tanto voluto e auspicato da Makarenko.

Bandiere sulle torri ci descrive la storia della comune Dzeržinskij, ovvero Primo maggio, in modo più accurato e attento di quanto avesse fatto in La marcia dell’anno ’30; Makarenko si rende conto che nella sua esperienza educativa, così come in quella narrativa, aveva tralasciato alcune tematiche importanti e necessarie per la descrizione di una educazione realmente valida ed efficace.

L’educazione dell’uomo nuovo doveva attuarsi all’interno del collettivo e della società socialista, il collettivo di Makarenko, infatti, forma uomini nuovi che sono prima di tutto cittadini.

Il processo educativo che Makarenko attua all’interno della sua colonia è un percorso articolato e complesso che concilia le necessità del gruppo a quelle richieste dal paese; ed in questo iter pedagogico è fondamentale l’importanza attribuita al lavoro e ai rapporti e le relazioni che si formano tra i ragazzi.

 

Tutto questo ho cercato di esprimere. Può darsi che non sia riuscito nel mio scopo in Bandiere sulle torri. Ma io ho sottolineato che in una simile collettività i ragazzi e le ragazze sono, prima di ogni cosa, dei cittadini. Qui sta la differenza tra i nostri bambini e quelli di qualsiasi altra società.[50]

 

Tale organo basilare di formazione comune trova, dunque in questa opera la sua massima realizzazione ed esposizione.

Le esigenze politiche e il contesto storico in cui Makarenko lavora non sono da tralasciare, se si vuole comprendere appieno il motivo per il quale l’autore insiste molto nel riferirsi alla società sovietica e alle sue pretese sociali. È un periodo questo in cui la stessa narrativa è fortemente influenzata e soggiogata alle necessità del potere staliniano, la società intera, in quel momento, è chiamata a prendere parte alla lotta politica di Stalin.

 

«Il nostro paese ha bisogno della nostra disciplina perché stiamo compiendo un lavoro eroico, che serve a tutto il mondo, perché siamo circondati da nemici contro i quali dovremo lottare. Voi dovete uscire dalla colonia come uomini veramente temprati, che conoscono il valore della disciplina […] »[51]

 

Sono parole del direttore della colonia, che fanno pensare quasi ad una campagna politica. In molti punti dell’opera, infatti, è chiara ed evidente la sua natura propagandistica.

 

Anche nel Poema pedagogico vi sono continui richiami alla realtà politico-economica dell’Unione Sovietica, ma i besprizornye guardano più all’orizzonte umano e personale che a quello strettamente politico. Bandiere sulle torri, in questo senso, contiene tutti gli elementi della narrativa propagandistica tipica dell’epoca.[52]

 

Per ciò che riguarda la forma dell’opera richiama quella del Poema pedagogico, le vicende dei ragazzi vengono raccontate da Makarenko con semplicità e veridicità.

 

È una delle caratteristiche ideologiche e artistiche di Makarenko che nella sua opera non si trovi traccia di stati d’animo o di mezzi espressivi romantici. Tutta la sua impresa, nel senso corrente del termine, è quanto di più romantico vi sia; ed è certo che scrittori minori tratterebbero la maggior parte dei personaggi e delle vicende con stile romantico. La grandezza di Makarenko consiste, non da ultimo, nel fatto che egli esamina sobriamente ogni fatto della vita, essa in esso riconoscere con sguardo penetrante, sottolineare ed esaltare quei momenti che guardano effettivamente al futuro, nella direzione della costruzione socialista, del sorgere dell’uomo nuovo socialista, o quei fatti che ostacolano invece tale sviluppo. [53]

 

Bandiere sulle torri si articola in un susseguirsi di vicende e personaggi che popolano la colonia Primo maggio, Makarenko ce li presenta in modo molto accurato e preciso attraverso una narrazione fluida e gradevole.

3.2.   La colonia Primo maggio

La colonia Primo maggio si trova a Char’kov, un’importante città industriale dell’Ucraina.

L’intento di Makarenko all’interno di questa colonia, a differenza delle precedenti, non è solo quello di recuperare e rieducare moralmente e socialmente i besprizornye ma la sua attività pedagogica ora prende in considerazione la situazione politica: la rieducazione e la formazione dei ragazzi, infatti, si intreccia con le esigenze politico- sociali del paese.

Makarenko inizia il suo racconto presentandoci l’ambientazione della colonia, la località in cui sorge e come si presenta il paesaggio.

Entra poi subito nel vivo del racconto, introducendo il primo protagonista  che entra in scena nell’opera.

È Vania Galčenko, un piccolo lustrascarpe che vaga per le vie del paese in cerca di clienti per qualche soldo da racimolare.

 

In disparte tutto solo, Vania Galčenko, un ragazzo sui dodici anni, se ne stava triste accanto alla sua cassetta di lustrascarpe socchiudendo gli occhi per via del sole.[54]

 

La sua avventura inizia in mezzo alla strada, sul piazzale della stazione ferroviaria dove incontra, per caso, Igor Černogorski un ragazzo che come lui vagava per le strade.

 Igor Černogorski è un giovane anch’egli senza famiglia né un posto dove vivere, un besprizornye, povero e abbandonato a se stesso.

 

Era un ragazzo sui sedici anni , magro, lungo, con una bocca larga d’espressione tra beffarda e maligna e gli occhi allegri.[55]

 

Nel corso della narrazione insieme ai due ragazzi vengono introdotte e presentate altre due figure molto importanti, sono quelle di Vanda Stadnitskaja e Griška Ryžikov.

Vanda Stadnitskaja è il primo personaggio femminile ad essere descritto. Si tratta di un protagonista molto importante e figurerà, in seguito, come un modello ben riuscito di comunarda, un esempio di adempimento degli scopi educativi proposti dalla pedagogia dell’autore.

 

Tra gli arbusti del giardinetto, sulla piazza della stazione, c’è una panchina traballante intorno alla quale è pieno di carta staccia, cicche, bucce di semi. Qui erano approdati da chissà dove il giovanotto di prima (Igor Cernogorski ) e Vanda Stadnitskaja […]. Era una ragazza molto carina, ma si capiva che nella sua vita dovevano esserci già state gravi sconfitte.[56]

Al personaggio di Vanda, viene contrapposto quello di Griška Ryžikov, un ragazzo che troverà non poche difficoltà a cambiare la propria condizione da fannullone emarginato, per una prospettiva di vita migliore.

 

Griška Ryžikov, un ragazzo dall’aria cupa, alquanto brutto, con la guancia segnata da una cicatrice ancora fresca.[57]

 

La sua descrizione è fondamentale all’interno della narrazione, perché evidenzia quante difficoltà si celano dietro il riscatto e la rinascita personale di questi ragazzi; il loro percorso educativo non è sempre e per tutti facile, non a caso Makarenko ci tiene a descrivere la figura di Griška Ryžikov.

 

Si tratta di una figura centrale nella narrazione e attesta le difficoltà del processo rieducativi quando la personalità di un ragazzo è gravemente compromessa e gli istinti negativi prendono il sopravvento sia attraverso azioni dirette sia mediante dissimulazioni.[58]

 

 

Inizia così la narrazione delle vicende dei quattro ragazzi che vagabondano per le vie della città.

Le vicende si alternano e mescolano fra loro e, dopo una serie di avvenimenti, ogni personaggio fa il proprio ingresso nella colonia Primo maggio.

 È Vania Galčenko, che avendo sentito parlare della colonia per giovani disadattati, cerca in tutti i modi di entrare in quella struttura. Vania è desideroso di dare alla propria esistenza una nuova dimensione, stanco e deluso del proprio vagabondare.

 

Vania si adattò rapidamente alla vita della colonia: qui tutto gli piaceva e tutto gli riusciva bene.[59]

 

    La colonia rappresenta per lui un mezzo di rinascita, una opportunità per capovolgere il proprio futuro, e sperare in un destino migliore, è felice all’interno della colonia perché può imparare un lavoro ed essere gratificato della sua riuscita, si impegna molto, gli piacciono l’ambiente e i compagni della sua brigata.

 

A Vania piaceva soprattutto la stessa vita della quarta brigata. Egli sentiva attorno a sé il calore amichevole di quei ragazzi così simpatici e non gli dispiaceva la disciplina imposta da Alioscia Zyrianski.[60]

 

Anche Igor Černogorski giunge nella colonia, il suo è un carattere difficile e scontroso, ma l’esperienza in colonia non gli dispiace affatto, la sua nuova prospettiva di vita lo alletta molto.

 

Anche Igor era contento: davanti a lui c’era la «la nuova vita».

 

Una componente di disturbo all’interno del quadro generale della colonia è rappresentato da Ryžikov. Con il suo carattere difficile e burbero, si presenta come un elemento di intralcio per il sereno sviluppo della colonia; scontroso e prepotente litiga con i suoi compagni, li deruba, non riesce a ricavare nulla di buono dal collettivo che lo respinge:

 

Rygikov sorrideva con disinvoltura, ma non aveva il coraggio di parlare. Fu Igor a rompere il silenzio:

— Questo maiale nella colonia? Ora lo sistemo io!

Rudniov alzò una mano per fermare Igor, ma questi aveva già afferrato Rygikov per il bavero,

—Vergognati! Rubare  a un ragazzino come questo!...[61]

 

Il direttore della colonia Aleksej Stepanovič Zakharov, pseudonimo dello stesso Makarenko, tenta direttamente e indirettamente, attraverso l’intervento del collettivo, di educare il ragazzo, di aiutarlo a modificare  i suoi comportamenti ribelli e delinquenziali ma, tutto ciò, sembra non valere nulla.

 

Chi è Rygikov? Non è un sabotatore cosciente; è un perverso per natura. Per qual ragione io non applicai nessun metodo? Il metodo principale era la tutta la colonia, tutta la società, tutta la collettività. Né i miei rimproveri né quelli di qualsiasi pedagogo avrebbero potuto ottenere ciò che otteneva una collettività fiera di se stessa e ben organizzata.[62]

 

 È lo stesso autore ad ammettere una impossibilità di intervento nei suoi confronti.

Si fa chiara, nel leggere il libro, la predilezione dell’autore nella descrizione dei ragazzi, delle vicende e dei loro caratteri così diversi; è da questi spunti narrativi che si può cogliere la loro psicologia, senza il ricorso ad esposizioni troppo specifiche e dettagliate, causa spesso, di intralcio nella scorrevolezza del racconto.

La narrazione prosegue e l’intento di Makarenko è quello di dar voce ai ragazzi, sostenendoli ed evidenziandone il carattere collettivo.

La colonia è formata da ragazzi di varia origine e provenienza; Makarenko ce li descrive tutti senza dar troppo peso ed importanza al loro passato difficile e burrascoso; è questa un’altra caratteristica della metodologia didattica di Makarenko, quella di tralasciare il passato dei suoi ragazzi e di concentrarsi sulla loro nuova prospettiva di vita.

L’opera è ricca di tematiche tipiche della terminologia pedagogica dell’autore: il contrasto generazionale, l’importanza della disciplina, il valore del lavoro comunitario, l’organizzazione e la divisione dei compiti e delle responsabilità; sono concetti, questi, intorno ai quali si svolge la vita della colonia, che Makarenko narra attraverso la descrizione dei suoi colonisti, passaggi importanti che concorrono alla formazione dell’uomo nuovo .

 

Perciò a Zakharov e ai suoi amici il compito pareva chiaro: si trattava di educare l’uomo nuovo.[63]

 

Zakharov, direttore impegnato e determinato, è intenzionato a raggiungere il suo scopo più importante: formare all’interno di un collettivo autonomo e disciplinato l’uomo nuovo.

 

Migliaia di giorni e di notti passati senza un attimo di respiro, di calma, senza gioie: questa era stata la vita di  Zakharov; ma ce ne voleva ancora per arrivare all’uomo nuovo.[64]

 

La narrazione continua con la descrizione delle vicende e delle conquiste personali e comuni dei ragazzi, il gruppo sembra funzionare bene, tutto è finalizzato all’obiettivo finale di formare ed educare uomini nuovi, attivi cittadini sovietici.

Emblematico è il capitolo «Non è possibile» all’interno del quale si concentra tutta l’ideologia pedagogica di Makarenko e i suoi grandi  propositi educativi.

 

L’uomo sovietico si manifesta non soltanto nell’entusiasmo della lotta o nello sforzo di una esplosione di volontà, ma anche nella tensione paziente e quotidiana, in quel lavoro ingrato e invisibile che si compie quando il futuro comincia a far capolino dietro fenomeni sottili e quasi inafferrabili , così tenui che li può notare soltanto chi vi trova dietro, chi ad essi è intimamente legato.[65]

 

Sono chiare le sue intenzioni ed anche i suoi metodi per raggiungerle,  Zakharov è un educatore determinato e deciso a portare a termine il suo impegno ed ottenere il massimo dai suoi ragazzi.

3.3.   I risultati della colonia

La conclusione narrativa della vita dei colonisti sottolinea i successi ottenuti e raggiunti dalla colonia.

I ragazzi riescono, con il proprio impegno e lavoro, ad ottenere buoni profitti economici, che permettono loro di ampliare la fabbrica per ospitare fino a duecento ragazzi. A termine della sua costruzione vengono alzate sul tetto le bandiere.

 

E così finisce la storia di questo piccolo collettivo di ragazzi, la modesta colonia «Primo maggio». Un lieto fine deve essere festeggiato e i coloristi festeggiarono solennemente la loro vittoria.[66]

 

Ad intaccare questo momento gioioso è la notizia dell’assassinio di Sergej Kirov, episodio che conferisce una punta di malinconia al clima festoso di quella circostanza.

 

Non era trascorso un mese che i coloristi e tutta l’Unione Sovietica poterono assistere al colpo mortale sferrato da una mano nemica, un colpo che rimase nella loro memoria per tuta la vita.[67]

 

Si narra in queste righe come la colonia apprende la notizia dell’assassinio di Kirov; leggere oggi queste pagine, sapendo alla luce dei fatti come sono andate davvero le cose, può risultare un po’ falsato.

È questo il periodo in cui inizia una fase molto difficile e tragica per l’Unione Sovietica, forse Makarenko non è a conoscenza di tutto ciò e non immagina un così triste destino per il proprio paese. È l’inizio delle repressioni staliniane.

Dopo l'assassinio di Kirov, prestigioso dirigente del partito di Leningrado, probabilmente ordinato dallo stesso Stalin alla fine del 1934, inizia nel 1936 il  periodo del "Grande Terroreʺ, culminante negli anni '37 e '38, anni in cui milioni di innocenti cittadini sovietici furono mandati nei campi di lavoro (Gulag) oppure uccisi dopo processi sommari.

Makarenko non può prevedere né tanto meno immaginare tutto ciò, bisogna leggere queste pagine tenendo presente l’estraneità dei fatti dell’autore.

Le battute finali meritano una particolare attenzione, perché rappresentano un riepilogo ideologico dell’esperienza della colonia Primo maggio.

 

La nostra fabbrica significa armi, significa lotta, significa uomini nuovi, uomini che non cederanno e non perdoneranno […]. E noi ricorderemo questa giornata. Non ho altro da dirvi; solo voglio che questo giorno si come un allarme e che questo segnale rimanga per sempre nelle nostre orecchie. Propongo che fino al momento del funerale del compagno Kirov, la nostra bandiera rimanga qui vicino al busto di Stalin[68], così chinata, e che noi pure le rimaniamo accanto, con il fucile[…].

La vita continua e continua la lotta. Anche la gioia continua, frutto di una conquista, e continua l’amore.[69]

 

 «Come si vede, è un documento di perfetta retorica da realismo socialista.»[70]

La storia vedrà il comunismo staliniano protagonista di tragiche persecuzioni, ma nonostante ciò Bandiere sulle torri deve essere considerato un  ottimo romanzo ricco di contenuti validi.

 

Oggi queste pagine si leggono con un miscuglio di tristezza e di nostalgia per una fase storica ricca di speranze e di illusioni, che si era aperta con la Rivoluzione d’ottobre, e che la follia di uomini come Stalin ha tradotto nella tragedia delle terribili persecuzioni e dei Gulag.[71]

           

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 Conclusioni

Anton Makarenko è una figura pedagogica estremamente importante e significativa per le valide tematiche educative che propone e affronta all’interno delle sue opere narrative.

Analizzare il pensiero di Makarenko e la sua ideologia pedagogica, sottolineando il carattere  determinato ed efficacie delle sue idee è stato davvero interessante.

Makarenko, attraverso le sue esperienze dirette all’interno delle colonie da lui coordinate, propone modelli e concetti educativi innovativi ed efficaci.

La lettura e lo studio delle tre principali opere di Makarenko ha voluto essere un approfondimento del suo apporto attivo nei confronti dell’infanzia randagia nella società sovietica di quegli anni; è servito altresì a sottolineare ed evidenziare una tematica che senz’altro rappresenta il punto nodale dell’intera sua ideologia educativa: il collettivo pedagogico.

È una tematica, questa, intorno alla quale ho voluto sviluppare il mio lavoro perché ritengo sia il concetto che maggiormente rappresenti la pedagogia dell’autore e che, se preso in considerazione anche attualmente, si pone come un argomento estremamente valido e rilevante su cui si può costruire un intervento educativo ancora tuttora efficace.

 L’idea di un gruppo che interviene sul singolo, educandolo e indirizzandolo attraverso una partecipazione attiva di tutti, è ciò che Makarenko propone e su cui basa la sua intera opera educativa.

Il contesto sociale all’interno del quale si forma e realizza la pedagogia di Makarenko è un contesto molto difficile, che vede soprattutto i bambini segnati dal degrado sociale e morale. Makarenko li solleva dalla loro spiacevole sorte intervenendo su di loro senza un metodo ben preciso, senza imposizioni, ma semplicemente attraverso un intervento comunitario di elevamento personale all’interno e per mezzo di un collettivo.

La sua formazione pedagogica avviene proprio per mezzo dei ragazzi, che educandosi all’interno delle colonie, educano e formano lo stesso Makarenko; la crescita riguarda non solo i ragazzi ma anche gli insegnanti stessi.

Il suo intervento pratico conferisce a Makarenko l'opportunità di analizzare e verificare nel campo il suo metodo, è grazie e attraverso i suoi

colonisti e comunardi che Makarenko trova delle conferme di efficacia e utilità delle sue idee; il suo collettivo risulta essere lo strumento giusto per il recupero e per l’educazione dei ragazzi.

Il grande merito del sistema  educativo di Makarenko è, non tanto quello di creare dei cittadini obbedienti che rispondano passivamente agli stimoli provenienti dall’esterno, quanto educare soggetti sociali attivi che sappiano intervenire sulla loro società.

È importante tener presente, nella lettura delle sue opere, il contesto storico in cui è vissuto l’autore, per capire alcuni passaggi narrativi e mediare taluni concetti che oggi risulterebbero un po’ forzati.

In ogni caso l’apporto pedagogico di Makarenko è notevole e le sue opere narrative offrono spunti ideologici ed educativi su cui riflettere. Il suo contributo è stato ed è tuttora meritevole di grande attenzione.

Molti sono i concetti e i principi educativi che appartengono al pensiero di Makarenko ma ritengo che il collettivo pedagogico rappresenti l’aspetto più innovativo ed efficacie della sua pedagogia.

           

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Bibliografia

Bagnato Agostino, Makarenko oggi, Roma, l’albatros editore, 2006.

Luchetti Marcello, Scuola e cultura nel mondo comunista europeo, Milano, Società editrice Libraria, 1971.

 LukÁcs György, La letteratura sovietica, Roma, Editori Riuniti, 1956.

Makarenko, Anton SemЁnovič, Bandiere sulle torri, Roma, Edizioni cultura sociale,  1955.

Makarenko Anton SemЁnovič, Consigli ai genitori, Roma, Editori Riuniti, 1961.

Makarenko Anton SemЁnovič, La marcia dell’anno ’30, Roma, Armando Armando Editore, 1960.

Makarenko Anton SemЁnovič,  La pedagogia scolastica sovietica, Roma, Armando Armando Editore, 1974.

Makarenko Anton SemЁnovič, Poema pedagogico, traduzione italiana di Saverio Reggio, Roma, Edizioni Raduga, 1985.

Siciliani De Cumis Nicola, I bambini di Makarenko, il Poema pedagogico come romanzo d’infanzia, Pisa, Edizioni ETS, 2002.

Volpicelli Luigi, Storia della scuola sovietica, Brescia, La Scuola, 1953.

Kaminski Aleksander, La pedagogia sovietica e l'opera di A. Makarenko, Roma, Avio, 1952.

Zenzinov Vladimir, Infanzia randagia nella Russia bolscevica, Milano, Bietti, 1930.

           

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Siti internet consultati

http://www.makarenko.it

http://www.wikipedia.com

http://www.rivistaalbatros.it

http://www.cultureducazione.it

           

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Indice dei nomi

 

Il nome di Anton Semёnovič Makarenko viene citato spesso all’interno del trattato, pertanto non compare nell’indice dei nomi.

 

Armando, Armando, XV, 42, 44

 

Bagnato, Agostino, 15, 43, 45, 47, 55, 57, 62, 69

Berti, Giuseppe, 10

Blonskij, Pavel Petrovič, 15

 

Čechov, Anton Pavlovič, 3

Černogoskij Igor’, 56, 58

 

Dzeržinskij, Feliks Edmundovič, 44, 45

 

Galčenko, Vania, 56, 57

Gor’kij, Maksim Alekseevič, 4, 8, 9, 31, 44

 

Kaminski, Aleksander, 69

Korolenko, Vladimir Galaktionovič, 3

Kirov, Sergej,  60, 61

 

Lenin, Vladimir Il’ič, 8, 9, 14, 23, 24, 26, 57

Lucchetti Marcello, 69

LukÁcs György, 55, 69

 

Makarenko, Semёn grigor’evič, 3

Makarenko, Vitalij, 3, 4, 5, 6

Makarenko, Tat’ jana Michajlovna, 3

 

Pogrebinskij, Matvej Samojlovič, 15

 

Reggio, Saverio, 20, 33

Ryžikov, Griška, 56, 57, 58

 

Sal’ko, Galina Stachievna, 9

Sciortino, Anna, XV

Siciliani De Cumis, Nicola, 15, 69

Solomon, Borosovič, , 49

Soroka-Rosinskij, Victor Nicolaevič, 15

Stadnitskaja, Vanda, 56, 57

Stalin, Iosip Vissarionovič, 54, 61, 62

 

Teofilovič, Šackij, Stanislav 15

Tolstoj, Lev Nikolaevič, 3

 

Vencel’, Konstantin Nikolaevič, 15

Volpicelli, Luigi, 24, 25, 69

 

Zakharov, Aleksej Stepanovič, 58, 59, 60

Zenzinov, Vladimir, 28, 69

Zyrianski, Alioscia, 54

           

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Indice delle tematiche ricorrenti

Amore, 22, 44, 61

Amicizia, 22

Abbandono, 10, 24, 27, 28

 

Banda, 42

Besprizornye, 7, 23, 24, 26, 45, 55, 56

Bisogno, 33, 35, 41,  45, 47, 54

 

Capacità, IX, 3, 13, 14, 43

Capitalismo, 24

Capo, 3, 9, 46

Capolavoro, 9, 31

Carestia, 24, 28

Casa, 7, 42, 44, 46, 49

Città, 7, 8, 42, 55, 57

Collaborazione, IX, 22, 34

Collettivo, IX, X, XI, 6, 7, 8, 13, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 31, 32, 33, 34, 35, 37, 38, 39, 41, 43, 47, 48, 50, 53, 54, 55,  59, 60, 65, 66

Colonia, X, 8, 10, 13, 17, 31, 32, 33, 34, 35, 36, 37, 38, 48, 53, 54, 55, 56, 57, 58, 59, 60, 61

Comunismo, 23, 62

Comune, 4, 6, 8, 9, 10, 13, 15, 16, 17, 19, 20, 21, 22, 31, 38, 41, 42, 43, 44, 45, 46, 47, 48, 49, 50, 54

Comunità, XIII, 7, 20, 22, 26, 34, 41, 42

Conflitto, 16, 17, 27, 28, 49, 50

Criminalità, 28

Crisi, 6, 27, 35, 41

 

Delinquenza, 28

Didattica, 15, 17, 23, 24, 26

Dignità, 18, 35

Disagio, 41

Disciplina, X, 6, 10, 14, 18, 19, 20, 21, 32, 33, 41, 43,  46, 47, 48, 54, 46, 59

Degrado, 27, 65

Domani, 22, 36, 37

 

Economia, 8

Effetto, 6, 43

Esperienza, VIII, IX, X, XI, XII, XIV, 4, 6, 7, 9, 15, 16, 17, 18, 19, 21, 26, 28, 31, 34, 36, 37, 44, 46, 48, 54, 58, 61

 

Fabbrica, 39, 49, 60, 61

Fame, 27

Famiglia, 3, 6, 7, 24, 27, 56

Fenomeno, 8, 24, 25, 26, 27

Fiducia, 36

Futuro, 6, 33, 36, 48, 55, 57, 60

Furto, 24

 

Gioco, 10, 24

Gioia, 37, 61

Governo, 7, 10, 20, 21, 24, 25, 26, 27

Gruppo, XIV, 7, 8, 15, 16, 18, 20, 32,  37, 40, 42, 47, 54, 60

Guerra, XIV, 5, 6, 7, 24, 25, 27, 28

 

Ideologia, IX, X, 13, 17, 20, 45, 48, 50, 60, 65

Impresa, 26, 55

Industria, 8, 28, 45, 55

Infanzia (randagia), 7, 24, 25, 26, 27, 28, 31, 32, 35, 45, 65

Istituzione, 7, 14, 25, 38

Istruzione, XI, XIV, 8, 10, 21, 22, 23, 25, 26

 

Lavoro, IX, X, XIII, XIV, 6, 7, 8, 9, 10, 13, 14, 15, 18, 19, 20, 21, 22, 23, 24, 25, 26, 27, 28, 31, 33, 34, 37, 38, 46, 48, 49, 54, 55, 56, 61

Legge, 35

Libertà, 20, 49,

Lotta, 7, 14, 16, 17, 23, 25, 28, 35, 49, 50, 53, 54, 60, 61

 

Metodo, XIII, XIV, 7,13, 15, 17, 18, 22, 36, 41, 43, 46, 47, 50, 53, 58, 59, 65

Miseria, 27

 

Operaio, 3

Opportunità, 4, 6,  50, 57, 65

 

Passato, 5, 33, 48, 59

Partito, 23, 26, 48, 61

Politica, 9, 14, 21, 23, 31, 32, 47, 48, 54, 55, 56

Popolo, 8, 23, 24, 27

Potere, XIII, 6, 23, 27, 32, 54

Povertà, 24, 27, 33, 36, 37

Prassi, 15

Privato, 43

Professione, 6

Progetto, 10, 25, 45

Programma,  X, 7, 14, 47

Proletariato, 14, 23

Prospettiva, X, 7, 8, 16, 18, 33, 34, 37, 39, 41, 42, 43, 48, 50, 57, 58, 59

Protezione, 8

 

Randagio, 26

Recupero, 8, 26, 41, 66

Regime, 23, 24, 27, 28

Responsabilità, X, XIV, 6, 10, 15, 19, 20,  21, 27, 32, 59

Rieducazione, 7, 15, 19, 22, 26, 31

Risultato, 20, 21, 22

Rivoluzione, XIV, 4, 5, 6, 8, 23, 24, 25, 27, 42, 62

Ruolo, 6, 8, 15, 16, 25, 26

 

Scopo, 18, 22, 37, 41, 42, 45, 54, 59

Scuola, IX, 3, 5, 6, 7, 10, 13, 14, 15, 20, 21, 23, 24, 25, 26

Sistema, XIII, 6, 7, 8, 13, 19, 21, 23, 25, 38, 41, 46, 47, 48, 65

Solitudine, 6

Sostegno, 14, 32

Speranza, 37

Stato, IX, XI, XIV, 8, 10, 13, 14, 16, 19, 20, 21, 24, 25, 26, 33, 46, 65, 66

Strada, 9, 28, 31, 35, 37, 56

 

Teoria, XIV, 7, 14, 15, 16, 18, 41

Tragedia, 62

Tutela, 7, 24, 26

 

Umanità, 21, 31

Uomo (nuovo), XI, XII, 16, 17, 18, 23, 31, 32, 33, 34, 38, 45, 47, 50, 53, 54, 55, 59

 

Vagabondare, 8, 57

Vittime, 24, 27

Vittoria, 4, 23, 60

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Finito di stampare nel mese di luglio 2007

dal Centro Stampa Nuova Cultura, Roma

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[1] A. Makarenko, Consigli ai genitori, Editori Riuniti, Roma, 1961, p 141.

[2] A. Makarenko, La marcia dell’anno ’30, Armando Armando Editore, Roma, 1960, p 11, introduzione di Anna Sciortino.

[3] Črezvyčajnaja Komissija (Vserossiskaja) po bor’be Kontrorevoljuciej i Sabotažem (Commissione centrale panrussa per la lotta alla controrivoluzione e al sabotaggio), abbreviata in Čeka , istituita nel 1918 da Feliks Edmundovič Dzeržinskij.

[4] V. Lenin, I compiti delle associazioni giovanili, discorso del 2 ottobre 1920, in Opere complete, vol. XXXI, Roma, 1967, pp. 270-278.

[5]  A. Bagnato, Makarenko oggi, l’albatros, Roma 2006, p. 24.

[6] N. Siciliani De Cumis, I bambini di Makarenko, il Poema pedagogico come romanzo d’infanzia, Pisa, Edizioni ETS, 2002, p. 80.

[7] Ibidem, p. 101.

[8] Ibidem, p. 100.

[9] A. Makarenko, La marcia dell’anno ’30, Edizione Avio, Roma, 1973, p 11.

[10] Ibidem, p. 11.

[11] www.wikipedia.com.

[12] Ibidem, p. 10.

[13] A. Makarenko, Poema pedagogico, traduzione italiana di Saverio Reggio, Roma, Edizioni Raduga, 1985, pp. 134-135.

[14] A. Makarenko, Consigli ai genitori, Editori Riuniti,  Roma, 1961, p. 59.

[15] Ibidem, p. 63.

[16] Ibidem, p. 61.

[17] Trudovaja škola,(Scuola unica di lavoro). 

[18] In Urss l’obbligo scolastico era esteso fino a 17 anni.

 

[19]  L. Volpicelli, Storia della scuola sovietica, La Scuola, Brescia, 1953, pp. 40-41.

 

[20] Nep,( New Economic Policy). La nuova politica economica adottata nell'Unione Sovietica per iniziativa di Lenin nel 1921. Si trattava di un programma che consentiva il parziale ritorno alle strutture capitalistiche, allo scopo di superare la grave crisi economica e il malcontento politico provocati dall'opprimente centralizzazione del sistema economico introdotto con la guerra civile.

[21] V. Zenzinov, Infanzia randagia nella Russia bolscevica, Milano, Bietti, 1930.

[22] A. Makarenko, Poema pedagogico, traduzione di Saverio Reggio, Roma, Edizioni Raduga, 1985, p. 8.

[23]  Ibidem, p. 9.

[24]  Ibidem, pp. 21, 22.

[25]  Ibidem, p. 16.

[26]  Ibidem, p. 38.

[27] Ibidem, pp. 115, 116.

[28] Ibidem, p. 172.

[29]  Gosudarstvennoe političeskoe upravlenie (Direzione politica statale), nome dato alla polizia segreta dopo lo scioglimento della Čeka. Negli anni trenta è stato il braccio operativo della terribile repressione staliniana.

[30] A. Makarenko, La marcia dell’anno ’30, Armando Armando Editori, Roma, 1960, p. 137.

[31]  A. Bagnato, saggio su La marcia dell’anno ’30, p. 2, www.makarenko.it.

[32]  Ibidem, p. 3.

[33]  Ibidem, p. 3.

[34] A. Makarenko, La marcia dell’anno ’30, Armando Armando Editore, Roma, 1960, p. 13.

[35] Ibidem, p. 21.

[36]  Così venivano chiamati gli appartenenti alla polizia segreta.

[37]  A. Bagnato, saggio su La marcia dell’anno ’30, p. 4, www.makarenko.it.

[38] A. Makarenko, op. cit., p. 26.

[39] Ibidem, p. 21.

[40] Ibidem, p. 49.

[41]  A. Bagnato, op. cit., p. 14.

[42]  Ibidem, p. 10.

[43]  A. Makarenko, op. cit., p. 95.

[44]  Ibidem, p. 146.

[45]  Ibidem, p. 169.

[46]  Ibidem, p. 82.

[47] A. Makarenko, Bandiere sulle torri, Edizioni di cultura sociale, Roma, 1955, p 5.

[48]  Ibidem, p. 7.

[49]  Ibidem, p. 7.

[50]  Ibidem, p. 6.

[51]  Ibidem, p. 32.

[52] A. Bagnato, saggio su Bandiere sulle torri, p. 1, www.makarenko.it.

[53] G. LukÁcs, La letteratura sovietica, Editori Riuniti, Roma, 1956, p. 182.

[54] A. Makarenko, Bandiere sulle torri, Edizioni di cultura sociale, Roma, 1955, p. 16.

[55] Ibidem, p. 17.

[56] Ibidem, p. 23.

[57]  Ibidem, p. 24.

[58] A. Bagnato, saggio su Bandiere sulle torri, p. 4. www.makarenko.it.

[59] A. Makarenko, op. cit., pp. 254-255.

[60] Ibidem, p. 263.

[61] A. Makarenko, op. cit., p. 275.

[62] Ibidem, p. 9.

[63] Ibidem, p. 243.

[64] Ibidem, p. 243.

[65]  Ibidem, p. 245.

[66]  Ibidem, p. 429.

[67]  Ibidem, vol. II, p. 433.

[68] Al XX congresso del Pcus nel 1956 risulterà organizzatore e mandante dell’assassinio di Kirov.

[69]  A. Makarenko, op. cit., p. 437.

 

[70] A. Bagnato, op. cit., p. 9.

[71]  Ibidem, p. 9

           

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