AMATRICE CONTINUA…

Agostino Bagnato

… E la possanza
qui con giusta misura
anco estimar potrà dell’uman seme,
cui la dura nutrice, ov’ei men teme,
con lieve moto in un momento annul’
in parte, e può con moti
poco men lievi ancor subitamente
annichilare in tutto.

Giacomo Leopardi, La ginestra, vv. 41-48

 

Pensavo che la forte scossa di terremoto del 30 ottobre 2016 avesse potuto esaurire lo sciame aperto il 24 agosto scorso ad Amatrice, Accumoli, Arquata del Tronto. Sbagliavo.

nevicata60x80Mercoledì 18 gennaio 2017 sono stato emotivamente travolto dal nuovo sisma che ha colpito la stessa zona. Una tragedia nella tragedia. L’Appennino centrale è investito da ripetute nevicate che hanno sommerso città, borghi, piccoli centri. La popolazione duramente provata dai lutti e dalle distruzioni, dall’abbandono delle proprie case e dello stesso territorio, sta vivendo in condizioni estreme. Chi ha lasciato la montagna per trasferirsi sulla costa marchigiana non soffre meno di coloro che sono rimasti. Ma chi trascorre questo durissimo inverno in condizioni disperate sono coloro che si trovano nelle zone colpite. Bisogna ricordarlo: si tratta di una zona vastissima che comprende i territori di Lazio, Abruzzo, Marche, Umbria. Certamente Amatrice, che ha subito il maggior numero di vittime e ha visto il centro della città completamente raso al suolo, è il simbolo della tragedia. Racchiude e simboleggia tutte le località. Nessuna esclusa. Il sindaco Sergio Pirozzi, che sta dando segni di grande capacità, responsabilità e civismo, ha sulle spalle il peso di questa dolorosa simbologia. L’Italia gli deve essere riconoscente per quello che sta facendo.

Ma a soffrire maggiormente sono gli allevatori che non hanno potuto abbandonare le zone investite dalla violenza del sisma. Come si fa a lasciare pecore, capre, maiali, vacche, vitelli, vitelloni, conigli, pollame sotto la neve all’aperto, con la temperatura che di notte scende anche a meno quindici gradi! Le stalle sono crollate, mancano fieno e mangime perché le forniture non riescono a raggiungere i poderi dove abitazioni e stalle e ricoveri per gli animali non esistono più. Cumuli di neve sommergono interi territori montani e le strade non sono agibili. Se uno spazzaneve riesce ad aprire una strada, la nevicata successiva ostruisce nuovamente la carreggiata. Gli allevatori si riparano come possono, nelle roulotte o sotto le tende, ma gli animali restano all’aperto, sotto la neve e il gelo. Le conseguenze sono la riduzione della produttività di latte e carne, ma soprattutto riguardano gli aborti e la mortalità non soltanto dei nuovi nati. Anche gli animali adulti presentano percentuali di mortalità elevati. Un danno economico enorme!

Ma sentire che le scosse non si fermano procura un’angoscia fortissima. Mentre scrivo questa breve nota, alle 14,30 circa, sento la scrivania tremare, il monitor del computer ondulare, vedo oscillare il lampadario e le tende, vedo piegarsi le cime degli alti pioppi nel giardino condominiale. Sento parole di solidarietà per le popolazioni colpite, ascolto i servizi degli inviati televisivi, ascolto le dichiarazioni delle autorità e degli abitanti dei luoghi duramente colpiti, a cominciare da Amatrice, il simbolo di questa tragedia nazionale, ma il senso di angoscia determinato dall’impotenza non diminuisce. Ad Amatrice è crollato il campanile della chiesa di S. Agostino, sopravvissuto ai precedenti terremoti, e l’inevitabilità accresce la frustrazione e lo spaesamento.

nevicata50x70Come fare ad andare avanti? Si tratta di una tragedia sconvolgente. Cosa resterà di quelle zone? Chi rimarrà sulle montagne che sono la gloria della pastorizia e delle tradizioni alimentari dell’Italia centrale? Cosa ne sarà del vasto patrimonio storico, architettonico, artistico? Cosa possiamo fare noi dall’esterno? Ecco l’angoscia che nasce dall’impotenza. Mi sento impotente e quindi pressoché inutile. Mi domando anche se sia opportuno scrivere questa nota. Si tratta di uno sfogo o di una testimonianza?

Questa sensazione che ho provato a raccontare ha colpito anche Salvatore Miglietta, un artista che vive a circa mille chilometri di distanza, a Catanzaro Lido. Non ha sentito nessuna scossa di terremoto delle centinaia che si sono susseguite da quel tragico 24 agosto 2016, ma ha subito avvertito che qualcosa era mutato dentro di sé dopo quella terribile catastrofe. Ha immediatamente dipinto le conseguenze devastanti della prima scossa, fissandole simbolicamente sull’orologio bloccato all’ora del sisma e poi sul crocifisso sospeso nell’aria il giorno dei funerali: tre dipinti drammatici che costituiscono la manifestazione del dolore di ciascun cittadino onesto e sensibile di fronte a tanta umanità devastata.

Ora ritorna sul tema, colpito dalla sensazione di desolazione e lutto che procura la coltre di neve, l’assenza di vita, il vuoto attorno che spalanca le porte alla disperazione. Salvatore Miglietta esercita il proprio magistero artistico restando saldamente legato alla vita che vuole vedere tornare in ogni sua manifestazione: umana, animale e vegetale. Racconta la realtà e lascia uno spiraglio alla speranza attraverso l’emozione che suscita l’arte in sé.

Intanto il terremoto continua…

Roma, 18 gennaio 2017

IL PAESAGGIO DI BAGNOREGIO NELLA NARRATIVA DI BONAVENTURA TECCHI

di Agostino Bagnato

«Ed è rimasta un attimo così, lieta e pensosa, contro quello sfondo balenante di scrimi bianchi e di abissi paurosi, come se la bellezza di un viso di donna che scende nel cuore di un uomo sia veramente una delle cose più dure a morire in questa breve, fuggevole vita».

Questa frase si trova incisa alla base della statua che nel 2007 lo scultore Alessio Paternesi ho posto a Mercatello, di fronte a Civita di Bagnoregio. E’ tratta dal racconto Antica terra che Bonaventura Tecchi pubblicò nel 1942 e ha ristampato nel 1947. Si tratta di uno dei passaggi più significativi della narrativa di questo grande scrittore che ricorre come tema dominante in molte sue opere: il territorio come tratto distintivo, fattore identitario e di cultura, paradigma della propria narrazione. E’ lo sfondo di Civita, il borgo che levita nell’aria nelle giornate di nebbia, che protende il proprio corpo vetusto per sfidare l’uomo e il tempo, partorito dai calanchi argillosi da Gea resa gravida dal vento e dall’acqua. E’ il borgo che Bonaventura Tecchi conobbe bambino e adolescente e al quale tornava da adulto, per ritrovare ogni volta l’atmosfera formativa e il sentimento di sé.

Bonaventura Tecchi, nato nel 1896 proprio a Bagnoregio e morto a Roma nel 1968 non è del tutto dimenticato, anche se i suoi libri vengono stampati raramente. A Bagnoregio quest’anno è stato celebrato il 120° anniversario della nascita, con l’intento di proseguire e approfondire la conoscenza della sua opera narrativa, saggistica e di docente universitario. Era un famoso germanista, apprezzato per la frequentazione dei maggiori studiosi del suo tempo, non soltanto di lingua tedesca. Giovanissimo, ricordo di avere assistito ad alcune sue lezioni all’Università di Roma “La Sapienza” su Johann Wolfgang Goethe e Thomas Mann che mi hanno lasciato una profonda impressione.

Nella sua narrativa il territorio d’origine è presente costantemente. Senza mai nominare direttamente i luoghi, Bonaventura Tecchi rimanda continuamente alle atmosfere paesaggistiche e ambientali della Teverina e più direttamente della Valle dei Calanchi. Sono i racconti in particolare che racchiudono passaggi di grande poesia, non soltanto quando l’ambientazione è a Bagnoregio e dintorni, ma anche quando si tratta di località della lontana Germania, in particolare Berlino o dell’amata Moravia dove a Brno ha soggiornato per qualche tempo, o della provincia veneta dove ha coltivato lunghe amicizie, da Concetto Marchesi a Diego Valeri a Valmara Valgimigli. Oppure ai ricalchi e ai rimandi della vita in trincea nel corso della Grande guerra, dove conobbe Carlo Emilio Gadda e Ugo Betti, segnato dalla catastrofe di Caporetto dove fu ferito, fatto prigioniero e internato in Germania da parte di Erwin Rommel.

Il vento tra le case del 1928 è la raccolta che esprime gli slanci giovanili e in cui luoghi e personaggi hanno più stretto riferimento al territorio e assumono una dimensione quasi fantastica, in cui il realismo si stempera in slanci romantici. Vite di poveri pastori, contadinelle, servette, vecchi allevatori, proprietari terrieri e naturalmente figure femminili già allora indimenticabili, tracciate con mente lucidissima e penna leggerissima, come “Donna nervosa”, “Orsella” e quella indimenticabile “Nunziatina”, la cui protagonista è una bimbetta di tredici anni che rischia di fare la fine della madre, già adocchiata dal figlio del padrone: «”Carina! Peccato che sia così piccola… Però, però… se venisse come la sua mamma, ci sarebbe da sperar bene, presto”. E rise di gusto». Poche frasi che presentano una situazione normalissima di ingenuità, malizia e di abuso. Sono figure che anticipano le più tormentate e complesse figure dei romanzi futuri, dai Villatauri al capolavoro Gli egoisti.

Ancora Nunziatina: «Era arrivata nella parte della macchia dove più che querce sono tutte scoscenditure e spinaie, e da una di quelle ripe vedeva adesso, nella parte opposta della valle, altre ripe e burroni, ma tutti nudi questi e di creta, e dietro le crete, le montagne turchine. Ed ecco, dietro quelle crete, ai piedi delle montagne, passava un rumore lontano che bene conosceva verso quell’ora, perché le avevano sempre detto che era il treno cha va a Roma». C’è bisogno di altri particolari per collocare la località? I calanchi, la valle Teverina e il treno: immagini poetiche di grande bellezza che forse Nunziatina non riesce a metabolizzare nella sua selvatica istintività.

Ma sono le due raccolte Storie di bestie del 1957 e Storie di alberi e di fiori del 1963 che contengono ancora più pressanti riferimenti al territorio, anche se non viene mai nominato. Un esempio tratto dal racconto “Il falchetto” della prima raccolta: «Il podere è in fondo alla valle: senza strade, senza carri, con tratturi che d’inverno, fra le crete, diventano impraticabili anche a cavallo, con un senso di solitudine così amara e insieme così suggestiva (gli “scrimi” bianchi di creta, in lontananza, splendenti di sole anche prima del tramonto, l’ombra fitta e cupa del bosco di querce, come se la notte, già nel pomeriggio, fosse penetrata a fondo nella valle)…» per proseguire con un salto inaspettato: “Mentre il sole splendeva ancora sugli “scrimi” bianchi e, di fronte alle ombre che sempre più s’addensavano verso il podere dei granchi e delle acque, gruppi alti di cornacchie vagavano nell’aria, più su delle crete, si chiamavano e quasi sparivano nel vento, chiesi al ragazzo dove le cornacchie, così numerose, in quella gola di valle, passassero la notte. “Non dormono qui”, mi rispose; “non dormono neppure sugli scrimi come facevano prima; vanno a dormire lontano, sulle isole del lago… Apposta si chiamano tra di loro: per riunirsi prima di partire”. Il lago è quello di Bolsena, le isole sono Bisentina e Martana. Chi non è del luogo non individua la località, per cui l’effetto poetico è ancora più alto. Ma è la musicalità della prosa che lascia ammirati, accanto alla padronanza della lingua e alla leggerezza dell’impiego terminologico. Viene da dire che trattasi di prosa poetica, senza alcun dubbio.

Eppure Bonaventura Tecchi aveva scritto molti anni prima che, ancora studente, l’arte gli appariva come eccellenza, per sua intima costituzione, per sua stessa natura. E quindi, doveva essere eccellenza oppure niente! Per cui «Per la poesia, in termini rigorosi, o si arriva almeno a una certa altezza, o sarebbe meglio avere mai incominciato. Da questa severità nasceva, già allora, timidezza, e quasi angoscia». In queste parole sta la misura del grande narratore, che è alla ricerca del proprio mezzo espressivo, sentendo l’empito del raccontare, ma vuole controllare la materia, dominarla e domarla a seconda dei propri mezzi. Un atto di severo rigore professionale e artistico che ha dato alla narrativa italiana straordinari racconti.

Come “I muli”: è impossibile dimenticare quel mulo piegato dal peso delle traverse di quercia, che innamorato di una cavallina, corre per la salita per raggiungerla e precipita insieme a lei nel baratro, nel cavone come è chiamato il dirupo. Muoiono entrambi. Qui c’è il ricalco della guerra, dato da quel colpo di grazia al mulo azzoppato: «Perché gli animali debbono soffrire? Il loro non è forse un dolore innocente?». Tecchi non aveva conosciuto gli alpini, ma aveva sentito raccontare le tante storie dei muli che si inerpicavano sui crinali delle montagne per trasportare materiale bellico e spesso precipitavano con tutto il carico. «In questi giorni che l’inverno declina e su per gli scrimi della mia valle il disgelo comincia a rallentare la fitta rete dei nòccioli di creta raggrumati dal ghiaccio, sí che, passando, li senti scricchiolare sotto i piedi, sono andato a vedere lo “smacchio” di un bosco. Il bosco è nel fondo della valle e le sue pendici più basse toccano il punto dove quest’anno un’alluvione rabbiosa ha sradicato querce e cerri, abbattuto pioppi e albanelle, lasciando i cespugli inzaccherati di creta, curvi e stravolti, come se guardassero ancora con spavento verso la parte dove il turbine è passato». Un tagliatore racconta la storia del suo mulo che, innamoratosi pazzamente di una cavallina rossiccia e sbilenca, bisognava tenere a bada perché voleva sempre starle vicino. Dice il tagliatore: «Bisognava tenerlo ad ogni costo lontano da quella, specie durante il salire dei trasporti o il ridiscendere delle bestie libere, giù per le crete. Infastidito e incredulo, domandai piuttosto come le povere bestie facessero a trasportare le dure lunghe “pesanti” traverse per le salite disperate dei “cavoni”, rasente i precipizi».

         Ancora una volta, come in sogno, appare il paesaggio della valle di Civita, dove, al duro lavoro degli uomini, siano boscaioli, tagliatori, potatori di ulivi, contadini e pastori si aggiunge quello ugualmente ingrato degli animali. E anche qui figure indimenticabili di animali, a cominciare dal cane, come Ariolante o Bianconera. E le giuste considerazioni morali dello scrittore: «I contadini di solito non perdono molto tempo a far moine alle bestie. Vogliono bene a modo loro, senza smancerie; e fanno bene. Poiché è cosa nota che quasi sempre, nel bene dei contadini alle cose e agli animali, entra un che di utilitario. “Capitale” chiamano infatti, almeno dalle nostre parti, l’insieme del bestiame: quello che sulle fiere, a moneta contante, si vende. Ma l’attaccamento agli animali domestici, a quelli che per solito non si vendono?» E Bonaventura Tecchi parla di bontà degli animali domestici più che di utilità, quasi in polemica con l’insensibilità degli umani verso i propri simili e le bestie.

La conferma della straordinaria capacità di entrare nell’essenza delle cose reali, trasferendole nel racconto fantastico e trasmutandole molto spesso in poesia, si ha con Storie di alberi e di fiori. Si veda “L’alloro e il pero”, per fare un esempio. «L’alloro sorgeva in un orto, fra monache e frati: dico in un orto assai antico, poco coltivato, che sta tra un convento di frati da una parte e uno di monache dall’altra, illustri un tempo, adesso deserti l’uno all’altro. Ma proprio perché quest’orto era antico e quasi abbandonato, pieno di cianfrusaglie e di vitalbe e di cespugli in libertà, però fra due conventi che un tempo erano stati pozzi di scienza e squilli di fede (quello dei francescani, a sinistra, aveva avuto un filosofo santo e famoso; quello delle clarisse, a destra, una badessa non meno celebre), l’alloro aveva messo su superbia».

Ma anche l’ulivo riempie intere pagine della prosa tecchiana. Un esempio impareggiabile è dato da questa pagina che ha un afflato quasi leopardiano, dal Canto notturno al dolente Il tramonto della luna. «La campagna notturna, sulle prime tutta buia agli occhi di chi veniva dalla luce, abbagliati dai lumi, si è poi, con grande lentezza, svelata, ché la luna, quasi piena, apparsa in quel momento sopra il bosco nero a destra, incominciava proprio allora, chiusa fra nuvole e nebbia, ad illuminare alberi e campi.

«La campagna si è svelata lentamente: col grigio degli ulivi, dapprima quasi soltanto un biancore indistinto e diffuso, poi via via più argenteo; col verde cupo, quasi nero, dei boschi e dei prati; poi col verde, un poco più distinto, dei vigneti; infine con la visione del tufo e delle crete bianche sulle pendici opposte della vallata.

«Quando la luna ha preso più forza e l suo biancore è diventato biondo, raggiungendo l’intensità e il colore dell’oro, una corrente di luce nitida e liquida ha inondato la campagna: una luce sempre più fulgente e placida, e insieme, si sarebbe detto, canora… Allora ho scoperto che da qualche istante c’era nell’aria un canto d’uccello: e ho capito come in quel fluire della luce notturna, bionda e lunare, il susseguirsi dei gorgheggi dell’usignolo era come un’onda della medesima corrente, quasi un elemento dello stesso metallo.

«Stamani alla luce del sole, vedo il miracolo degli ulivi. E’ proprio come un miracolo: quando tutti li credevano morti, perduti, destinati ad esser tagliati per legna almeno fino all’impalcatura dei rami … i più invece, adesso, almeno fra gli olivi di questa valle, tornano a vivere.

«E’ un avvenimento meraviglioso e importante di cui avevo sentito parlare: ma soltanto stamane alla luce del sole lo vedo con i miei occhi. E il miracolo avviene proprio fra gli olivi vecchi, centenari e forse millenari, che sono qui sotto la mia finestra, ai piedi della casa di campagna in cui ho dormito». Come non pensare a Lev Tolstoj che in una delle pagine più memorabili di Vojna i Mir (Guerra e Pace), parla della vecchia quercia che il principe Andrej crede morta e che alcune settimane dopo, tornando nel bosco, vede rinverdita miracolosamente e si sente rinascere alla vita, aprendosi all’amore per Nataša Rostova. “«Да, это тот самый дуб», подумал князь Андрей, и на него вдруг нашло беспричинное, весеннее чувство радости и обновленья” («Sì, questa è quella stessa quercia», pensò il principe Andrej, e accanto a lei, senza un motivo, sentì un primaverile senso di gioia e di rinnovamento).

Anche se il sentimento della prosa di Bonaventura Tecchi è diverso, come non vedere nella conclusione del racconto “Gli olivi” la stessa poesia che si addensa nello scrittore russo: «Un filo era certo rimasto entro il duro del “libro”, qualche filo, qualche vena che misteriosamente si è ricollegata con la vita. E la vita, per entro il fusto antico e duro, è ricominciata ad apparire. Ma prima di tutto sulla cima, sulla fronte, negli occhi dell’olivo: le foglie».

Sono gli uliveti che a Bagnoregio e nei dintorni si stendevano lungo i fianchi delle colline e sui pianori e che sopravvivono ancora oggi in alcune zone, mentre nella parte valliva sono pressoché scomparsi. La magia del risveglio vegetativo si ripete ogni anno, ma quando una pianta viene data per morta a causa del gelo, delle parassitosi, del fuoco o per la vecchiaia e poi la si ritrova a “ricacciare”, come dicono i contadini, si grida al miracolo della natura e l’animo dell’uomo si rasserena e nello stesso tempo inorgoglisce per l’esito del proprio lavoro. «Gli occhi dell’olivo: le foglie»: sono parole degne di Omero.

Fermiamoci qui. Appare evidente che il territorio è l’humus della narrativa di Bonaventura Tecchi e che segnatamente Bagnoregio e i suoi dintorni sono il punto di rifermento costante anche dell’accendersi di un sogno, di una qualsivoglia visione, dovunque egli si trovi o ambienti le proprie storie. A questo punto, vorrei fare riferimento a quanti territori hanno trovato una precisa dimensione nella poetica di un autore, e quindi nella narrativa di ogni tempo. Mi vengono in mente le città considerate morte, non tanto quelle archeologicamente definite, ma quelle sospese sull’acqua tra passato e futuro. Come Ravenna, spersa nelle paludi adriatiche, cantata da Dante con quella splendida terzina dell’Inferno: «Siede la terra dove nata fui / sulla marina dove il Po discende / per aver pace coi seguaci sui.» E poi esaltata da George Byron nei languori delle passeggiate con l’amata Teresa Guiccioli o nell’esaltazione di Oscar Wilde nel 1877: «Non più ora sulla tua onda rigonfia / a mo’ di pineta, galleggiano le tue mille galere! / Poiché là dove solevano galleggiare le navi dalla prua di ottone, / lo stanco pastore suona la sua nota dolente; / e le bianche pecore sono libere di andare e venire / dove le acque vermiglie di Adria scorrevano un tempo. / O bella! O triste! O Regina sconsolata! / in devastata leggiadria tu giaci morta, / sola di tutte le tue sorelle…»

E che dire di Gabriele D’Annunzio nell’Ode del 1903: «Ravenna, glauca notte rutilante d’oro / sepolcro di violenti custodito da terribili sguardi / cupa carena grave d’un incarco / imperiale, ferrea, costrutta di quel ferro / onde il fato è invincibile, / spinta dal naufragio / ai confini del mondo, / sopra la riva estrema! / Ti loderò pel funebre tesoro / ove ogni orgoglio lascia un diadema».

Ravenna è stata redenta e riscattata dalla bonifica idraulica della seconda metà dell’Ottocento, lavoro delle cooperative degli scariolanti che ha dato pagine memorabili all’epopea del movimento operaio e contadino in Romagna e che ha consentito la bonifica di Ostia e Maccarese ad opera dei badilanti giunti in massa nell’Agro romano.

L’altro esempio è Bruges, nelle Fiandre. Bruges la morte del romanzo di Georges Rodenbach, uscito nel 1892 e divenuto esempio di narrativa decadentista e simbolista, da cui è stata tratta l’opera lirica Die tote Stadt di Erich Wolfgang Korngold e a cui si è ispirato Alfred Hitchcock per il film Vertigo, noto in Italia con il titolo “La donna che visse due volte”. La città di Jan van Eyck e di Piet Brughel der Alte, del Palazzo del governatore e del Groeningen Museen, è rinata grazie alle dighe e alle canalizzazioni, facendone un centro fondamentale del Belgio e dell’Europa del Nord. Un’altra città d’acqua salvata dalla laboriosità umana.

Ma ci sono nel mondo città nell’aria, quasi sospese nel vuoto per la fragilità del suolo su cui poggiano. Non un aeroporto da dove si levano gli aerei che avvolgono il mondo in una fitta ragnatela di voli e di scali,. E nemmeno le città sulle vette andine, come Machu Picchu, solide sulla pietra. Civita di Bagnoregio che s’erge nel vento con la sua gloriosa storia e la modestia del suo invocare futuro destino, è un esempio dei borghi nell’aria: la «Citta che muore», è comunemente chiamata. Un borgo che consegna all’umanità, dalla vetta di queste crete così mirabilmente raccontate da Bonaventura Tecchi nel loro essere protagoniste di storie vive, di carne e di sangue, è un esempio di paesaggio irripetibile, parte di quella grande bellezza della nazione-paese Italia. E senza mai nominarlo, accrescendone così il fascino attraverso il mistero, lo scrittore lo aveva inconsapevolmenete compreso.

Cosa manca a Civita di Bagnoregio per essere dichiarata patrimonio dell’umanità? Nulla. Può stare degnamente alla pari con tanti altri siti nel Lazio, in Italia e in altre località del mondo. Qui sono stati etruschi, romani, longobardi, feudatari autoctoni, spagnoli, francesi e i tanti vescovi che hanno dato stabilità di fede. Qui è nato Bonaventura di Giovanni Fidanza e qui Bonaventura Tecchi ha intrecciato i suoi racconti tra realtà e sogno. E qui il cinema ha portato la visione onirica al massimo livello con Federico Fellini e altri maestri sono scesi dalle loro seggiole per scegliere la giusta inquadratura come sfondo di storie diverse e veritiere.

A Civita e a Bagnoregio vivono o lavorano molte personalità del mondo della cultura e dell’arte, italiani e stranieri. Il pittore austriaco Werner Stadler ne è una perfetta testimonianza. La città è stata sempre un esempio di accoglienza e di ospitalità proverbiali. Chiediamo anche a loro l’impegno per dare a questo memorabile, irripetibile «borgo nell’aria che non muore» il giusto riconoscimento Unesco, quando sarà il momento.

 

Roma, 27 ottobre 2016

ADDIO A IOSIF ZALMANOVICH

10 октября Иосифа Залмановича не стало.

Каждый из Вас знал Иосифа Залмановича либо как коллегу, как учителя, или как друга. Мы будем признательны, если вы проведёте в молчании минуту, думая о той роли, которую он сыграл в вашей жизни.
Дорогие друзья, прощание с Иосифом Залмановичем пройдет в субботу, 15 октября, с 12:45 до 13:30 в ритуальном зале морга при институте им. Склифосовского.
Затем церемония прощания продолжится в Хорошевском крематории на Хованском кладбище до 15:00.

Сообщите по возможности эту информацию всем неравнодушным.

Будем благодарны!

с УВАЖЕНИЕМ, мАРИНА гУСЕВА, вЫПУСКНИЦА мгпу Ф-Т изо

Inno Centro estivo 2016

VIVA IL CENTRO ESTIVO

SVEGLIA LA SCUOLA È TERMINATA E LE PREOCCUPAZION PIÙ NON CI SON

QUINDI È ARRIVATO IL MOMENTO DI ANDARCI A DIVERTIR

MA DOVE NON LO SO….

ECCO CHE ARRIVA, ECCO CHE ARRIVA EO EO

IL CENTRO ESTIVO, IL CENTRO ESTIVO EO EO

RIT. VIVA IL CENTRO ESTIV

NOI IMPARIAM GIOCANDO, NOI IMPARIAM GIOCANDO

PERCHÉ NO, PERCHÉ NO, PERCHÉ NOOOOO, SEMPRE E SOLO AL MAKARENKO

GRAZIE AL PULMANINO GIALLO IN PISCIN ARRIVIAM

E TUTTI INSIEME STIAM

TUTTI I NOSTRI ANIMATORI CI FANNO DIVERTIR E ANCHE NUOTAR

ECCO CHE ARRIVA, ECCO CHE ARRIVA EO EO

IL CENTRO ESTIVO, IL CENTRO ESTIVO EO EO

RIT. VIVA IL CENTRO ESTIV

NOI IMPARIAM GIOCANDO, NOI IMPARIAM GIOCANDO

PERCHÉ NO, PERCHÉ NO, PERCHÉ NO SEMPRE E SOLO AL MAKARENKO

Presentazione Logo

Buonasera e benvenuti a tutti,

colgo l’occasione questa sera per presentarvi una novità della nostra Associazione.

2016-07-11In una società dove i colori stanno diventando sempre più strumento di distinzione e discriminazione e viene a mancare sempre più la prospettiva del bello e della condivisione , ci è sembrato d’obbligo nel nostro piccolo dare un segnale diverso e correttivo di questo agire anche nella nostra associazione. Prima innovazione di quest’anno è stata dunque il nostro logo. Realizzato a mano con acquerelli e pastelli da Alessia Di Palma, una giovane e brillante studentessa del Liceo Scientifico di Genzano di Lucania, con spiccate doti artistiche, che avrebbe ben volentieri presentato e spiegato le emozioni e le sensazioni che l’hanno ispirata nel disegnare il nuovo logo e che stasera non è potuta essere qui con noi, questo risulta essere un’esplosione di colori caldi e freddi, accostati tra loro in modo semplice, che diventano espressione di sentimenti, di pensieri e di sensazioni semplici e dirette, proprie del bambino.

Da non tralasciare inoltre il collegamento che i colori creano con Artek, colonia per eccellenza dove, seguendo i principi makarenkiani, si riuniscono infanti di ogni etnia e religione creando un clima e un presupposto per un mondo di pace.

Ovviamente il soggetto principale del nostro logo risulta essere il bambino nell’atto di giocare.

Il gioco diventa elemento fondamentale nella vita dei piccoli, guida incondizionata indiscutibile nel loro percorso di crescita, moderatore supremo negli atteggiamenti.

Un logo dunque fatto di pochi elementi che trasmettono tuttavia in modo chiaro e imprescindibile una regola importante e semplice nell’educazione dei bambini: GIOCANDO SI IMPARA, sempre e comunque.

Concludo aggiungendo ulteriori e sentiti ringraziamenti.

Ringraziamo a nome dell’Associazione Giocando Si Impara Makarenko, il Sindaco e l’amministrazione comunale di Oppido Lucano, per aver sostenuto il nostro progetto, mettendo a disposizione il bus navetta,

Angelo De Rosa, per aver messo a disposizione la sua bella struttura per il terzo anno consecutivo, la prof.ssa Tina Giardinelli per aver creato, con il progetto alternanza- scuola lavoro, una partnership tra la nostra Associazione e il Liceo Scientifico e delle Scienze Umane “E. Maiorana”, di Genzano di Lucania, e i ragazzi che hanno aderito al progetto sopra menzionato: Donato, Debora, Alexandra, Maria Pia, Roberta e Maria, i volontari: Mariella, Carmela e Donata.

In ultimo, ma non per ultimo, ringraziamo di cuore Rosaria Scarimola che si è occupata dell’editing di questa presentazione e dei fantastici giochi d’aqua, e Gabriele Tamburrino per aver curato la comunicazione e la parte grafica delle locandine fatta sui social, e per aver preso parte delle attività con Antonio Tamburrino.

Intervento Francesco integrato con saluti dell’università La Sapienza di Roma

Buonasera e benvenuti a tutti.

FOTO_BAGNATOUn benvenuto particolare va ai nostri piccoli e alle loro famiglie: l’anima della nostra Associazione, la forza di noi educatori e animatori, la metafora realista della vita gioiosa.

A chiusura di un percorso estivo questa vuole essere una serata di ringraziamento per ognuno dei bambini che è diventato parte attiva di questa esperienza.

Attraverso la vostra allegria, la vostra ingenuità, i vostri capricci, i vostri sorrisi, avete colorato questo terzo Centro Estivo di mille sfumature, rendendolo un viaggio unico e meraviglioso.

BAGNATOUn percorso durato quattro settimane, e che tuttavia ci sembra di aver intrapreso solo ieri… Le giornate si sono susseguite imperterrite tra momenti di condivisione, percorsi di acquaticità in piscina, giochi di squadra, laboratori creativi, di cui tra l’altro potrete ammirare alcuni dei capolavori che ne sono venuti fuori. Apparentemente ogni giornata uguale all’altra, eppure ognuna diversa dall’altra… Ognuna con una novità, con un suo perché, con un suo insegnamento, con un sorriso in più sul viso dei bambini e sul nostro.

Giocando Si impara è il nome della nostra Associazione, Giocando si impara è stata la regola che ha delineato il Centro Estivo, giocando si impara è il nostro motto che diventa augurio per una prospettiva futura.

Eh già, proprio così, perché l’obiettivo dell’Associazione “Giocando si impara- Makarenko, Per una Nuova Società” non è solamente quello di offrire un’alternativa a una giornata estiva che può diventare monotona, né tanto meno quello di fungere da baby sitter per i genitori… Andiamo ben oltre la routine, insegnando un metodo educativo prettamente pedagogico che trae le sue basi essenziali dal grande pedagogista Makarenko, di cui l’associazione stessa porta il nome.

IMG-20160719-WA0002Educare dunque alla serenità, alla tolleranza e al buon senso attraverso la pazienza, l’autorevolezza e soprattutto il gioco, ecco i nostri obiettivi.

In questa serata colgo l’occasione per ringraziare ognuno di voi per la fiducia accordataci, ognuno degli educatori e degli animatori che hanno dato il contributo alla buona riuscita del centro estivo. Ringrazio in modo particolare Sabina senza la quale probabilmente tutto ciò non sarebbe stato possibile.

Ringrazio infine l’Università “La Sapienza” di Roma e in particolare le figure dei due docenti Maria Serena Veggetti e Nicola Siciliani de Cumis, dall’inizio nostri sostenitori e promotori, nonché tra i soci fondatori dell’Associazione. Chiudo questo intervento proprio con una lettera inviatami ieri dal professor Siciliani De Cumis e indirizzata a tutti noi:

La_Sapienza

La seguente presentazione è stata scritta e “curata” da Rosaria Scarimola, Vice presidente Associazione Giocando Si Impara Makarenko per Una Nuova Società, Assessore al Turismo e Associazionismo Comune di Cancellara (PZ).

LA REPUBBLICA NASCE CON LA GIOVINEZZA di Agostino Bagnato

Settant’anni fa l’Italia, sfiancata dalla guerra con le distruzioni  e la fame che si era portata dietro e poi dal sanguinoso conflitto civile al centro-nord, esattamente il 2 giugno 1946 fu chiamata a scegliere l’ordinamento statuale e il sistema costituzionale. Quella data rimane memorabile nella storia del Paese perché con il referendum istituzionale, gli Italiani dovevano scegliere tra monarchia e repubblica e con il voto per l’Assemblea costituente davano mandato per scrivere la Costituzione che avrebbe dovuto sostituire lo Statuto albertino del 1848, indipendentemente dalla scelta referendaria.

Come è stata vissuta dalla popolazione è storia nota e documentata. La stampa dell’epoca e numerosi cinegiornali fanno rivivere il clima di tensione e di scontro ideale tra le forze politiche e sociali. L’esito è stato netto, nonostante qualche incertezza iniziale: vittoria della Repubblica ed elezione dell’Assemblea costituente che avrebbe dato entro l’anno successivo la nuova Costituzione, «la più bella del mondo» come è stata definita recentemente.
Le donne esercitarono per la prima volta nella storia il diritto di voto e l’emozione fu enorme in ogni angolo d’Italia per quel fondamentale diritto civile conquistato. Anche in quella occasione emersero figure formidabili di dirigenti politici, a cominciare da Palmiro Togliatti, Umberto Terracini, Alcide De Gasperi, Umberto Tupini, Pietro Nenni, Riccardo Lombardi, Luigi Einaudi, Cesare Merzagora, Nilde Iotti, Tina Anselmi, Lidia Ravera, Lina Merlin, Rita Montagnana cui si affiancarono uomini di cultura e giuristi di grande livello come Benedetto Croce, Giuseppe De Nicola, Piero Calamandrei.

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Conferenza internazionale a Poltava (Ucraina) su Anton Makarenko

MAKARENKO, IL LAVORO E IL DIRITTO ALLO STUDIO

NELLE CARCERI ITALIANE

Il lavoro è dignità, come il diritto allo studio. Nelle carceri italiane il lavoro e il diritto allo studio sono strumenti di recupero sociale e civile del detenuto. Non basta il comportamento corretto, quella che si chiama «buona condotta», nel corso della detenzione per sfuggire ai pericoli di incrudimento del carattere individuale rappresentati dalla detenzione. Lavorare e studiare secondo progetti condivisi di formazione professionale, di riqualificazione e di riconversione del proprio essere produttivo, homo faber ac oeconomicus in continua evoluzione, superando la concezione legata all’impiego del tempo carcerario: questa è la base naturale di partenza, questo è lo scenario identificativo.

Per compiere un percorso simile è necessario un progetto che assuma l’organizzazione e il modo di lavorare e di studiare come base pedagogica e non soltanto come occasione per produrre ricchezza e sapere. Il lavoro individuale, solitario, esclusivo non aiuta a superare le ragioni che hanno provocato l’infrazione della legge e il delitto da cui discende la pena. La strada è il lavoro associato, di tipo cooperativistico, condotto con i propri simili, secondo regole di responsabilità collettiva e di autogratificazione.

L’insegnamento di Makarenko è uno di questo strumenti. Il collettivo pedagogico non può essere visto come risultato di un sostrato ideologico, ma come conquista di una scelta libera e volontaria dei detenuti studenti e lavoratori, una volta che ne hanno compreso i vantaggi. Non basta la libera determinazione dei detenuti in carceri affollatissime che ospitano oltre il 40% di stranieri, in maggior parte clandestini extracomunitari provenienti dal mondo arabo, dall’Africa e dall’America Latina. Religioni diverse, sistemi alimentari differenti, costumi e abitudini contrastanti, esigenze sessuali: governare questo complicatissimo mondo è difficilissimo. Pertanto, l’impegno dell’amministrazione penitenziaria e del Ministero di Giustizia è fondamentale, sia per informare e sensibilizzare i detenuti, sia per fornire i supporti necessari per il successo del lavoro associato.

Il ruolo dell’Associazione Italiana Makarenko, tra le sue principali attività, ha proprio quello di stimolare l’impegno delle istituzioni centrali e locali per fare in modo che il diritto al lavoro e allo studio dentro il carcere, nelle sue forme più varie, sia sempre più adottato come strumento pedagogico e riformatore e non soltanto come occasione di impegno del tempo carcerario e dell’opportuno salario. In questo scenario rientra la formazione degli istruttori penitenziari e del personale del volontariato sociale autorizzato a entrare nelle carceri. Le esperienze condotte in Italia sono ancora limitate, ma i risultati sono positivi e confortano l’impegno a procedere su questa strada.

Non si tratta di una missione semplice, perché su Makarenko continuano a esistere pregiudizi e disinformazione; gli uni e l’altra debbono essere combattuti con intelligenza e costanza, in quanto il relativismo pedagogico nelle carceri come nella società rischia di vanificare esperienze e presupposti di grande importanza culturale e scientifica.

Il confronto, gli approfondimenti e le verifiche sugli studi makarenkiani, provenienti da appuntamenti internazionali come quello di Poltava, sono uno stimolo e un sostegno preziosi per proseguire su questa strada, senza perdere di vista i compiti più generali di studio e di ricerca su Anton Makarenko e la sua eredità.

Auguro pieno successo all’incontro di Poltava, con l’augurio che possa dare anche un prezioso contributo per la comprensione e il rafforzamento della fratellanza tra Russia e Ucraina.

Agostino Bagnato

Presidente Associazione Italiana Makarenko

Roma, 23 febbraio 2014

Makarenko: Bibliografia aggiornata

di Emiliano Bettini

Cartolina_Makarenko

Letteratura:

  •  A.S. Makarenko: “Opere complete in 8 tomi” con saggio conclusivo e indice tematico, Mosca, “Pedagogika”, 1983-1986
  •  A.S. Makarenko: “Raccolta di saggi nella collana “Antologia gumanitarnoj pedaogiki” Curatore  V.M. Korotov, Mosca, 1998
  •  A.S. Makarenko: “Sull’educazione” sta nella collana “Zolotoj fond pedagogiki”. Curatore D.I. Latyshina.
  •  A.S. Makarenko: “Poema Pedagogico”. Redazione di S.S. Nevskaja, Mosca, 2003.
  •  Makarenko sconosciuto. 14 tomo. A cura di S.S. Nevskaja e M.B. Zykov.  “Il fenomeno Makarenko: la vittoria del vivo sul morto”. Mosca, 2006.
  •  Frolov A.A.: Organizzazione del processo educativo nella pratica di A.S. Makarenko (colonia Gor’kij), Gor’kij, 1976.
  •  Cinedocumentario sulla colonia Gor’kij. Rivista Narodnoe obrazovanie, 1968, N°2.
  •  L’affermazione delle idee pedagogiche di A.S. Makarenko negli Anni 20, Rivista “Sovetskaja Pedagogika”, 1976, N°9.
  •  Che cos’è l’azione pedagogica parallela”, Rivista “Vospitanie Shkolnikov”, 1984, N°5
  •  A.S. Makarenko e la pedagogia del suo tempo, Gor’kij, 1988
  •  A.S. Makarenko: le basi del suo sistema pedagogico, Gor’kij, 1990
  •  A.S. Makarenko oggi: nuovi materiali, ricerche, esperienze. A cura di A.A. Frolov, Nizhnij Novgorod, 1992.
  •  A.S. Makarenko in patria e all’estero.  Rivista “Svobodnaja mysl”, 1993, N°16
  •  Ricerche Makarenkiane internazionali: Makarenko in Oriente e in Occidente, III. A cura di S. Weitz e Frolov A.A. N.Novgorod, 1995.
  •  La comunità educativa di lavoro di A.S. Makarenko: tratti principali e valori. Rivista “Zhivye pedagogiceskie idei”. Vladimir, 1996.
  • Concetti fondamentali del sistema pedagogico di A.S. Makarenko. Rivista “Ponjatijnyj apparat pedagogiki i obrazovanja”. Terzo tomo, Ekaterinburg 1998
  • Concezioni pedagogiche di A.S. Makarenko. Rivista “Otkrytaja shkola”, 1998, N°4
  • Assimilazione dell’eredità di Makarenko: dalla scuola del sapere alla scuola della vita. Rivista “Magistr”, 1999, N°5
  •  Educazione a scuola: due vie. Rivista “Obrazovanie v sovremennoj shkole”, 2000, N°4
  • Scelta di una strategia educativa: la scuola del sapere o la scuola della vita? Rivista “Alternativy”, 2001, N°1
  • Educazione e vita: il metodo creativo di A.S. Makarenko. Rivista  “Obrazovanie i nauka”. Izvestja uralskogo otdelenja RAO. Ekaterinburg, 2001, N°4
  • Educazione sociale ed eredità di A.S. Makarenko. Rivista  “Pedagogika”, 2002, N°6
  • Prima di tutto un atteggiamento attivo verso la persona. Rivista “Vospitanie shkolnikov”, 2003, N°5
  • Spazio e tempo nell’educazione e nella pedagogica. Rivista “Narodnoe obrazovanie”, 2003, N°5
  • A.S. Makarenko in URSS, in Russia e nel mondo: storiografia dell’assimilazione e dell’elaborazione della sua eredità (1939-2005), N. Novgorod 2006.
  • Kozlova G.N  Problema della specifica dell’educazione nell’istruzione nazionale e nella pedagogia del XX secolo. Fondamenti storico filosofiche dell’istruzione in Russia. Atti della conferenza scientifica (coautore A.A. Frolov).
  • L’eredità di A.S. Makarenko nel contesto dei fondamenti della pedagogia nazionale (testo di studio). (Prefazione di A.A. Frolov). S. Pietroburgo 2004
  • A.S Makarenko e i problemi principali della pedagogia nazionale del XX secolo. Rivista “Shkola zhizni- shkola vospitania. Redattore Bashkatova I.P.” Atti della conferenza di Mosca e Kolomna, 2005.
  • Ilaltdinova E.Ju. Legami della formazione professionale e dell’attività produttiva negli istituti pedagogici di A.S. Makarenko. Sta in “Psikhologo-pedagogiceskoe nasledie  proshlogo v sovremennoj sozialno-pedagogiceskoj dejatelnosti”. Materiali delle II lectio makarenkiane. Ekaterinburg, 2005.
  • Bagreeva E.G. Danilin E.M. “Ritorno a Makarenko”. Mosca, 2006
  • Belov Ju. Potenza impari. Per i 70 anni del Poema pedagogico. Rivista “Sov. Rossja”, 2004, 25 dicembre.
  • Boguslavskij M.B. “Anton Semenovič Makarenko”. Martiri e riformatori dell’educazione russa, Mosca, 2005.
  • Gmurman V.E. L’eredità scientifica di A.S. Makarenko e i compiti dell’istruzione pedagogica. Rivista “Sovietskaja Pedagogika”, 1981, N°3
  • Golovanova N.F. Socializzazione ed educazione. Rivista “Narodnoe Obrazovanie”, 2005, N°6
  • Gordin L.Ju. Dialettica dei valori universali e dei valori socialisti. Sta in “A.S. Makarenko oggi”. Cit.
  • Grizenko L.I. La concezione socio-individuale di A.S. Makarenko nella pedagogia contemporanea (analisi comparativa degli studi makarenkiani in patria e all’estero). Volgograd 1997.
  • Ermolin A. Pedagogia del totalitarismo avanzato: Trionfo e tragedia di A.S. Makarenko. Rivista “Narodnoe Obrazovanie”, 2005, N°6.
  • Sünkel E. (Germania) A Erlangen studiano A.S. Makarenko. Rivista “Sovietskaja Pedagogika”, 1990, N°1.
  •  Ivanov I.P. Metodica dell’educazione dei comunardi, Mosca, 1990.
  • Korableva T.F Il sapere ai forti, il lavoro ai deboli, la prosperità agli eletti?. Rivista “Narodnoe Obrazovanie”, 2006, N°6.
  • Krasovizkij M.Ju. Il non transeunte nell’eredità pedagogica di A.S. Makarenko: uno sguardo dagli USA. Rivista “Pedagogika”, 2001, N°1.
  • Kumarin V.V. Tecnologia di A.S. Makarenko e ricostruzione della scuola. Interazione di collettivo pedagogico e studentesco. Mosca, 1990.
  • Kushnir A.M. È tempo di correggere il tragico errore del PCUS nell’educazione. Rivista “Narodnoe obrazovanie, 2005 N°6.
  • Likhacev B.T. Educazione: necessità e libertà. Rivista “Pedagogika”, 1994, N°2.
  • Malinin V.I. Per una discussione sull’eredità di A.S. Makarenko. Rivista “Pedagogika”, 1994, N°2.
  • Morozov V.V. La pratica viva della vita. Materiali per la biografia di S.A. Kalabalin. Rivista “Mir obrazovania”, 1987, N°6.
  • Mosolov v.A. Priorità dell’educazione: passato e presente. S.Pietroburgo, 1996.
  • Nevskaja S.S. Educazione del cittadino nell’opera di A.S. Makarenko, Mosca, 2006.
  • Nevskaja S.S. Educazione civica della persona nell’opera di A.S. Makarenko. (Riassunto d’autore della tesi di dottorato in scienze pedagogiche), Mosca, 2006.
  •  Nevskaja S.S Interazione di educazione civica e del lavoro nella pedagogia di A.S. Makarenko. Rivista “Narodnoe Obrazovanie”, 2006, N°6.
  •   Nikandrov N. Educazione e socializzazione nella Russia moderna: ricerche e possibilità. Rivista “Nardonoe obrazovanie”, 2006, N°9.
  •  Novikov A.M. La scuola e una nuova  classe di sfruttatori. Rivista “Narodnoe Obrazovanie”, 2004, N°6.
  •  Nosal’ A.L. Il problema dell’educazione e dello sviluppo della persona nella attività pratica e teoretica di A.S. Makarenko (tempo psicologico della persona). (Riassunto d’autore della tesi di dottorato in scienze psicologiche).  Mosca 1999.
  •  Ravkin Z.I. Creatori e innovatori della nuova scuola nata dall’Ottobre. Mosca, 1990.
  •  Sannikova N.G. Idee del management sociale nella teoria e nella pratica di A.S. Makarenko. Rivista “Narodnoe obrazovanie”, 2006, N°6.
  •  Sidelmikovskij V.I. Il problema delle relazioni nella scuola sovietica e l’eredità di Makarenko. Lavori della cattedra di pedagogia e psicologia dell’università pedagogica Karačaevo- Čerkesskij. Stravopol’, 1971.
  •  Slobodčikov V.I. La pedagogia di A.S. Makarenko: la scoperta socio-pedagogica del XX secolo. Rivista “Narodnoe Obrazovanie”, 2006, N°6.
  •  Sluzkij, V.I. “La nostra piccola comunità…”, Rivista “Narodnoe Obrazovanie, 2003, N°7.
  •  Sokolov R.V. Partecipazione della popolazione nell’educazione dei bambini e degli adolescenti a domicilio. 2° Edizione. Mosca, 1993.
  •  Sukhomlinskij V.A. Andare avanti. Rivista “Narodnoe Obrazovanie”, 1989, N°8.
  •  Turbovskoj Ja. S. Come risuonano le nostre parole, ovvero “Metodo dell’azione parallela”. Rivista “Semja i shkola”, 1975, N°3.
  •  Tjugaeva N.A. Le idee di A.S. Makarenko vivono e si sviluppano. Rivista “L’uomo: delitto e castigo”, 2005, N°1.
  •  Filonov G.N.A.S. Makarenko. Prospettive. Questioni dell’educazione. “Bollettino UNESCO”, 1984, N°1.
  •  Fröse L. (Germania)  Patrimonio della scienza sovietica e mondiale. Rivista “Sovietskaja pedagogika”, 1989, N°4.
  •  Hillig G. Laboratori e scene dell’educazione di A.S. Makarenko. Rivista “Narodnoe obrazovanie”, 2003, NN°2 e 6.
  •  Antologia di storia della pedagogia sociale e dell’educazione. Parte prima. Curatori A.A. Frolov, Trushina Ju. Kh., Mosca 2007. Parte seconda. Curatori A.A. Frolov, Trushina Ju. Kh., G.N. Kozlova (per la sezione su A.S. Makarenko), Mosca, 2007.

 Letteratura relativa alla moderna pratica delle “scuole “aziende”.

 Riviste:

  • Narodonoe obrazovanie: 1998, N°2: articoli di N. Butenko, S. Rogačevoj S. Morozov.
  •  Pedagogičeskij vestink: 1998  N°6: Come ha fatto la scuola a guadagnare milioni
  •  Narodnoe obrazovanie: 1999 NN° 7-8: articoli di M. Altukhova e A. Pustokhajlov.
  •  Semja: 1999, N°39 Il capitalista scolastico.
  •  Nardonoe obrazovanie: 2001, N°7 autore B. Kugan.
  •  Nardonoe obrazovanie: 2002, NN° 4-5-7: Disposizione sul concorso internazionale “A.S. Makarenko” per le scuole che utilizzano il lavoro produttivo.
  •  Selevko G.K. E Selevko A.G. Tecnologie socio-educative, Mosca, 2002 (Capitolo “educazione ed istruzione del lavoro e professionale).
  •  Klassnyj rukovoditel, 2002, N°1 (La scuola Lesnikovskaja della regione di Vladimir e scuola internato N°1 con classi liceali).
  • Narodnoe obrazovanie, 2002, N°5 (La scuola Gorodishenskaja della regione di Belgorod), N°10 (La scuola Verkhovskaja N°2 della regione di Orlov, le brigate produttive studentesche della regione di Belgorod, la scuola del villaggio di Serebrjanik della Regione di Novosibirsk, La scuola Shelaevskaja della regione di Belgorod, la scuola Kudinivskaja della regione di Kaluga).
  •  Pedagogika 2002, N°5  (autori E.V. Bondarevskaja e P.P. Pivnenko).
  •  Narodnoe obrazovanie, 2003, N°5. Atti del primo concorso “A.S. Makarenko” per le “scuole-azienda”. Relazioni di Slobodčikov V.I., Slastenin V.A., Frolov A.A., Turbovskoj Ja. S. Kushinir A.M, Morgun V.F, Njun Van Tjan, Emilano Mettini ed altri. Interventi di N. Tzelisheva (scuola Gorodishenskoj), N. Nikopolska (Scuola speciale – internato città di Noginsk).
  •  Narodnoe orbrazovanie, 2003, N°10: A. Černogorov: “L’inizio della rinascita delle brigate agricole studentesche alla fine degli anni Novanta.
  •  Narodnoe obrazovanie, 2004, N°6: Atti del secondo concorso “A.S. Makarenko” e lectio makarenkiane. Articolo redazionale e relazione di Kushinir A.M, Vifleemskij A.B (sui problemi dell’attività finanziaria ed aziendale delle scuole), reportag di N. Tzelisheva, contributi di N. Nikolskaja (sulle brigate studentesche del Primorskij kraj e scuola Serzhantovskaja), N. Tzelisheva (Scuola Kazinskaja dello Stravopolskij Kraj), O. Nikolaeva (Scuola agraria Ivanovskaja della regione di Belgorod), T, Abramtzeva (Scuola Isakovskaja, Repubblica della Chuvashja), S, Morozov (Scuola di Novosibirsk, Orenburg), G. Frolova (Istituto professionale Nazranskoe).
  • Segue in N°7: articoli di N. Tzelisheva (la scuola Shalevskaja della regione di Belgorod), S. Morozov (Scuola Sarinskaja della regione di Orenburg), N. Ivashkina (istituto tecnico-commerciale N° 12, città di Sovetsk), T. Zhukova (La scuola Buturlinskaja della regione di Vladimir).
  •  Narodnoe obrazovanie, 2004, N°8: Le brigate di produzione studentesche compiono 50 anni. Articolo di  N.N Sotnikova e AE. Shabaldas.
  •  Narodnoe obrazovanie: Comunicazione relativa al terzo concorso “A.S. Makarenko”, alle lectio makarenkiane, ai partecipanti e ai premiati. Gli atti stanno nel N°6: Rassegna di N. Tzelisheva, materiali di V. Miroslav (Scuola Kosh-Elginskaja, Baschiria,), S. Morozov (Scuola Isakovskaja, Repubblica della Chuvashja ), N. Tzellisheva (Istituto tecnico professionale speciale “Uralskoe podvore, Perm), O. Nikolaeva (Centro per l’istruzione Maslennikov della regione di Samara), I. Lashugina (Scuola di avviamento professionale, città di Abaj, Kazakhstan), O. Nikolaeva (orfanotrofio Raduga, città di Mias). Vi si trovano altresì materiali relativi alla tavola rotonda sul contenuto e l’organizzazione del lavoro produttivo degli scolari nelle condizioni odierne, e le pubblicazioni di dirigenti di alcune unità amministrative della Federazione russa: V. Bočkarev (Regione di Penza) e V. Toropov (Repubblica di Komi).
  •  Učitelskaja Gazeta, 18 ottobre 2005, N°3: La scuola media N°22, città di Abakan (attività produttiva degli atelier scolastici), N°4-6 (Istituto tecnico professionale- liceo della città di Sibaj, Bashkiria).
  •  Narodnoe obrazovanie, 2005, N°2: Disposizione sul quinto concorso “A.S. Makarenko” e sulle lectio makarenkiane.
  •  Narodnoe obrazovanie 2006, N°4: Vifleemskij, A.B. Fondamenti legali dell’attività finanziario- aziendale delle scuole. Statuto dell’istituto municipale di istruzione: la scuola media come scuola azienda.
  •  Narodnoe obrazovanie, 2006 (s.n): Shakhlismailov R. Nelle scuole del Tatarstan torna il lavoro produttivo. Corrispondenza dal quarto concorso “A.S. Makarenko” e lectio makarenkiane. Contributi di A. Zverev (Scuola N°59 di Izhevsk), S. Morozov (Scuola speciale di tipo chiuso di Perejaslavsk), T. Abramova (Scuola Verkhotorskaja, Bashkiria), O. Nikolaeva (Scuola Rodnodolskaja, regione di Omsk), I. Ivanova (Scuola Buturlinskaja, regione di Vladimir), I. Zotova e N. Tzelisheva (Tavola rotonda con i dirigenti scolastici delle “scuole-azienda”).
  • Narodnoe obrazovanie, 2007, N°5: Risguardo: il quinto concorso “A.S. Makarenko” (informazioni sul concorso e sui suoi vincitori).
  •  Nardonoe obrazovanie, 2007, N°6: sul quinto concorso Makarenko e sulle lectio makarenkiane (S. Abramov), reportage sulle scuole vincitrici del concorso (S. Bestuzheva, N. Kulikova e  E. Svirid, articoli redazionali sul complesso produttivo della città di Soci), le unioni produttive scolastiche nella regione di Stravopol, della regione di Kostroma, della Repubblica di Saka, Jakuzia e di altre (A Černogorov, O Ručko, S, Morozov, N. Tzelisheva, S. Adomenko, articolo redazionale “la geografia delle scuole-azienda in Russia), “Prospettive delle scuole azienda alla luce dei cambiamenti legislativi” (A. Vifleemskij); articoli su Makarenko, atti delle lectio makarenkiane (L. Gritzenko, V. Maksakova, I. Glikman, G. Kozlova, V. Morozov,  T. Korableva, I. Korshunova, E. Mettini, V. Morgun, R. Sokolov, A. Frolov).

Monografie e pubblicazioni (secondo semestre 2007 – primo semestre 2008)

Monografie.

  • A.S. Makarenko. “Scuola della vita del lavoro e dell’educazione”. Libro di testo di storia teoria e pratica dell’educazione. Parte 1°. Lettere d’affari e personali, articoli, 1921 – 1928. Redazione e commenti di Frolov A.A. E Ilaltdinova E.Ju.. N.Novgorod 2007.
  • Evlasheva O.A, Korshunova N.N, Nikolaev I.V. “A.S. Makarenko e noi (A.S. Makarenko come classico della logica dialettica e sistemica)”. S. Pietroburgo, 2008.
  • Karpenčuk S.G. Oksa N.N. “La ricerca makarenkiana in Ucraina: aspetti storici, teorici e pratici”. Rovno, Ucraina, 2008 (in lingua ucraina).
  • Lukov Vl. A., Lukov  Val. A., Kovaleva A.P. “Lezioni di Makarenko”. Mosca 2007.
  • Almanacco Makarenko N°1. Redattore capo Kushir A.M, Mosca 2008.
  • Almanacco Makarenko N°2 Makarenko moderno: metodologia, teoria e pratica della pedagogia. Redattore capo A.M. Kushnir con la collaborazione di A.A. Frolov., Mosca 2008.
  • Simatova T.V. “Idee dell’educazione al lavoro e alla gestione economica di A.S. Makarenko nella pedagogia nazionale della metà del XX secolo”. Mosca, 2007.
  • La pedagogia d A.S. Makarenko (scienza della collaborazione delle generazioni. Programma a scelta del corso di studi di  A.A. Frolov.) N.Novgorod, 2007.

Raccolte di materiali di conferenze.

  • Educazione morale e spirituale nella dimensione dell’educazione contemporanea. Lectio pedagogiche makarenkiane. 5 tomo. Coordinatore scientifico: L.I. Gritzenko. Redattore V.D. Polezhaev, Volgograd 2007. (elenco incompleto).
  • Gritzenko L.I: Principi dell’educazione umanistica di A.S. Makarenko.
  • Gunter Shelcheimer E. (Germania): Makarenko oggi.
  •  Mettini E. (Italia): Motivi hegeliani nell’opera di A.S. Makarenko.
  •  Bogačisnkaja Ju. S.: Il tempo vivo di A.S. Makarenko (sul tempo e lo spazio in pedagogia).
  •  Abasheva A.P., Belikova M.Ju: Educazione morale e spirituale nella scuola media “A.S. Makarenko” di Danilov.
  •  Idee innovative di A.S. Makarenko nella teoria e nella pratica dell’educazione. Materiali per la conferenza. Redattore generare Runkova M.K., Saransk, 2007 (elenco incompleto):
  •  Fomin N.E.: A.S Makarenko sui principi della gestione dell’istruzione pubblica.
  •  Runkova M.K.: A.S, Makarenko: vita ed attività pedagogica.
  •  Gagaev A.A., Gavaev P.A.: Filosofia dell’educazione e dell’istruzione di A.S. Makarenko.
  •  Eremina R.A.: Ruolo delle idee pedagogiche di A.S. Makarenko nella risoluzione dei problemi sociali e professionali della società in corso di globalizzazione.
  •  Meshkov N.I: La concezione dell’educazione di A.S. Makarenko.
  •  Akhmetova A.M: Attività organizzativa, lavorativa ed aziendale degli educandi degli istituti educativi di AS. Makarenko.
  •  Mitjakina L.V.: A.S, Makarenko sull’educazione come fenomeno sociale.
  •  Majskij L.V.: Attività economica di A.S. Makarenko nell’educazione.
  •  Khlevin D.A.: Il lavoro come base dell’attività educativa di A.S. Makarenko.
  •  Shuvalova E.V: Persona e collettivo nel sistema pedagogico di A.S. Makarenko.
  •  Tradizione ed educazione. Materiali della conferenza internazionale teorico pratica. Collegio redazionale: Meshkov N.I ed altri. Sarank, 2007 (elenco incompleto):
  •  Meshkov N.I.: Tradizioni ed educazione.
  •  Frolov A.A: Educazione, istruzione, sviluppo, socializzazione: concetti pedagogici fondamentali, loro struttura nelle varie concezioni pedagogiche.
  •  Kozlova G.N.: Tradizioni educative della scuola sovietica del primo terzo del XX secolo nella valutazione di A.S. Makarenko.
  •  Ilaltdinova E.Ju.: Prime discussioni sull’esperienza e le idee di A.S. Makarenko (1926- 1928).
  •  Starodubova E.A: Specifica dello sviluppo morale della persona nella tradizione pedagogica anglo americana e nella tradizione nazionale.
  •  Letture per i 120 anni dalla nascita di A.S. Makarenko. Raccolta di saggi scientifici. Collegio Redazionale: A.V. Gorzhanin ed altri. Compilatore: L.L. Khokhlova. Samara, 2008. (Elenco incompleto):
  •  Frolov A.A.: A.S. Makarenko e L.I. Petrazhitzkij: corrispondenza di diritto e moralità (aspetti pedagogici).
  •  Zykov M.B.: Comportamento deviante come scarto dal ciclo di vita fondamentale della società.
  •  Zhuravlev S.I.: Ritorno a A.S. Makarenko.
  •  Egumeno Georgij (Shestun): Il ritorno ad un sistema di vita tradizionale è la cosa principale nella lotta con la tossicodipendenza.
  • Kozlova G.N.: L’innovatività di A.S. Makarenko nell’organizzare la collaborazione tra le generazioni.
  • Malikov B.Z.: La lettura di A.S. Makarenko nelle condizioni della Russia postsovietica.
  • Ilaltdinova E.Ju: Particolarità del lavoro di A.S. Makarenko con i delinquenti minorili e con i bambini abbandonati.

Deliberazioni di conferenze:

  •  Le idee della pedagogia nazionale: storia e contemporaneità. Materiali della conferenza internazionale teorico-pratica. Lectio pedagogiche makarenkiane. Sotto la redazione di L.I. Gritzenko, Volgograd, 2008. (Elenco incompleto).
  • Frolov A.A: A.S. Makarenko e V.A. Sukhomlinskij: fatti e realtà di una polemica (1967 – inizio anni Novanta).
  • Gritzenko L.I.: Approccio  funzionale nell’educazione di A.S. Makarenko.
  • Meshol Ali. (Germania): A.S. Makarnko: fonte dimenticata della scuola produttiva.
  • Serikov V.V: La logica pedagogica di A.S. Makarenko come metodologia della fondazione degli apparati pedagogici.
  • Tkačenko A.V (Ucraina): Il dramma pedagogico della colonia di lavoro Gor’kij.
  • Naumov V.N. (Ucraina): A.S. Makarenko e il metodo per una completa azione pedagogica di sviluppo dell’individuo.
  • Korableva T.F.: Studio umanistico dell’eredità di A.S. Makarenko.
  • Golovanova N.F: Educazione sociale: concetti e fatti nella pedagogia di A.S. Makarenko.
  • Kozlova G.N: Approvazione della pedagogia nazionale come scienza dell’educazione e l’eredità di A.S. Makarenko.
  • Bogačinskaja Ju.S.: La funzione del tempo nell’approccio antropocentrico all’educazione.
  • Ilaltdinova E. Ju.: Istruzione generale e professionale: particolarità delle idee e dell’esperienza di A.S. Makarenko.
  • Aksenov S.I.: Polemica sulle idee di A.S. Makarenko sull’educazione negli anni 1926- 1928.
  • Kantomirova A.N.: Il tema del lavoro come fondamento del formarsi della personalità nelle opere liriche di A. Zhigulin (prigioniero del Gulag).
  •  Shelomanova O.I: Esperienza di lavoro dei taglialegna della scuola “Dubrava”.
  •  Fonti della maestria pedagogica. Raccolta di saggi scientifici. 4° uscita. Materiali della conferenza internazionale teorico-pratica “L’eredità di A.S. Makarenko e le priorità pedagogiche della contemporaneità”. Redattore generale: V.A. Paschenko ed altri. Poltava, 2002, lingua russa ed ucraina (elenco incompleto).
  • Korableva T.F (Russia): Ricerca umanistica dell’eredità di A.S. Makarenko.
  • Zjazjun I.A.: La maestria pedagogica è un’attività orientata dalla persona.
  • Paschenko V.A.: L’esperienza di A.S. Makarenko nel contesto delle sfide del XXI secolo.
  • Bybljuk M. (Polonia): A.S. Makarenko e L. Kolberg sul cammino della costruzione di un modello teorico di sviluppo morale dell’uomo.
  • Karpenčuk S.G.: Una pagina oscura della vita di A.S. Makarenko e V.A. Sukhomlinskij (nella rivista “Narodnoe obrazovanie”: il ruolo di A. Bojm di A.E. Aleksandrov).
  • Dorokhovoa T.S (Russia): L’educazione sociale nell’URSS degli anni Venti del XX secolo.
  • Ilaltdinova E.Ju: Le condizioni socio-pedagogiche dell’attività creativa di A.S. Makarenko negli anni Venti e negli anni Trenta del XX secolo.
  • Belikova M.Ju (Russia): Realizzazione delle idee di A.S. Makarenko nella scuola “A.S. Makarenko” di Danilov.
  • Tkačenko A.V.: La colonia di lavoro Gor’kij di Kharkov di A.S. Makarenko e la comunità religiosa di Kurjazh.
  • Dmitrenko T.G, Kramareva O.V: L’eredità di A.S. Makarenko nel sistema educativo scolastico (gruppo “Rostok”, svilupo delle competenze sociali, la scuola come famiglia).
  • Zajatz S.S.: Il problema degli istituti internato infantili alla luce dell’eredità di A.S. Makarenko.
  • Frolov A.A. (Russia): La pedagogia di A.S. Makarenko: scienza della collaborazione tra le generazioni.
  • Gritzenko L.I (Russia): L’educazione orientata alla vita di A.S. Makarenko.
  • Golovanova N.F. (Russia): Il problema della socializzazione della gioventù nel sistema pedagogico di A.S. Makarenko.
  • Korshunova N.N. (Russia): L’umanizzazione dell’educazione produttiva e aziendale nel sistema pedagogico di A.S. Makarenko.
  • Il pensiero pedagogico nel contesto teorico-metodologico di A.S. Makarenko e della pedagogia moderna. Tesi della conferenza teorico-pratica. Responsabile della pubblicazione I.V. Malafik. Rovno, Ucraina. Lingua russa ed ucraina (elenco incompleto):
  • Frolov A.A. (Russia): La riflessione socio-pedagogica di A.S. Makarenko: concetti basilari della pedagogia e loro struttura.
  • Oksa N.N: Il problema della formazione della riflessione pedagogica dei futuri insegnanti nel contesto dell’eredità pedagogica di A.S. Makarenko.
  • Maksimjuk S.P.: Leggi della pedagogia makarenkiana.
  • Tkačenko A.V: Gli istituti – internato all’interno del corpo infantile del lavoro del distretto di Kharkov.
  • Ilaltdinova E.Ju: La pedagogia ufficiale e l’iniziativa pedagogico-sociale come fattori di sviluppo della teoria pedagogica (problematizzazione).
  • Filonenko R.S: I lavori di A.S. Makarenko sono un classico della pedagogia.
  • Il moderno A.S. Makarenko: “metodologia, teoria e pratica della pedagogia. Materiali del simposio internazionale.”  Redattore: Kharisov F.F., M.B. Zykov,  Frolov A.A. Mosca, FIRO, 2008 (in corso di stampa).
  • Autori: M.B. Boguslavskij, M.B. Zykov, A.A. Frolov, V.A. Mosolov, L.A. Stepashko, K.B. Nikolaev, S. Weitz, I. Gashkovez, E. Gunter- Shelheimer, M. Bybljuk, B.N. Naumov, L.I. Gritzenko, N.F. Golovanova, S.S. Nevskaja, T.I. Kuvshinova, I.N. Korshunova, N.G. Sannikova, T.V Simatova, V.v. Nikolina. G.N. Kozlova, E. Ju. Ilaltdinova, V.S. Nikolaeva ed altri.
  • Le conoscenze storico-pedagogiche all’inizio del Terzo millennio. Materiali per la quarta conferenza scientifica nazionale. Redattore e curatore: G.B. Kornetov. Mosca, 2008 (elenco incompleto):
  • Aksenov S.I.: L’esperienza pedagogica di A.S. Makarenko nel momento di rottura dello sviluppo della scuola sovietica (fine degli anni Venti del XX secolo).
  • Astafeva E.N.: Le idee della pedagogia manipolatrice nell’eredità di A.S. Makarenko.
  • Frolov A.A.:  Materiale, ideale e spirituale nella scienza dell’educazione nel materiale ereditato da A.S. Makarenko).
  • La pedagogia del bene comune: storia e contemporaneità: forum pedagogico dedicato agli  85 anni di I.P. Ivanov e alla nascita della Comune studentesca “A.S. Makarenko” (3 novembre 1963). 3-6 novembre 2008. S. Pietroburgo (elenco incompleto).
  • Discussione: Limiti delle possibilità della pedagogica del bene comune (moderatori N.P. Tzareva e E.V. Timova).

Conferenza: Collaborazione creativa delle generazioni nel movimento sociale infantile.

  • Lectio pedagogiche: Ricordi sul futuro (dedicato a I.P. Ivanov. Moderatori L.S. Nagavkina, E.N. Baryshnikov).
  • Assemblea studentesca: Metodica dell’educazione creativa collettiva (Moderatori: S.M. Platonova, K.P. Zakharov). Relazione: scienziati occidentali sulla pedagogia del bene comune.

Articoli:

  • Belov Ju: Il poema della vita. 120 anni dalla nascita del grande pedagogista sovietico A.S. Makarenko. Rivista “Sovietskaja Rossia”, 13 marzo 2008.
  • Boguslavskij M. Il nostro Makarenko. Rivista “Pedagogičeskij vestnik”, 2008,  numero di marzo.
  • Korableva T. L’uomo nuovo di Makarenko. Rivista “Pedagogičeskij vestnik”, 2008,  numero di marzo.
  • Naumov B. L’idea di A.S. Makarenko sulla pedagogia sintetica e la metodologia di un approccio olistico nell’educazione moderna. Rivista “Obraz sovremennogo pedagoga”, Poltava 2008, NN° 1-2.
  • Nurutdinova S.V Il fenomeno del miracolo giapponese: continuità e tradizione. Rivista “Pedagogika”, 2008, N°4  (sull’educazione in un ampio contesto socio-culturale in relazione alle strutture valoriali e di senso).
  • Mjasnikov V., Najdenova N. Competenze e dimensioni pedagogiche. Rivista “Narodnoe Obrazovanie” 2006, N°9.
  • Nikolaeva V.S. Sul cammino di Makarenko. Rivista “Pedagogičeskij vestnik”, 2008,  numero di marzo.
  • Rylskaja E.A. Educazione della capacità di adattamento alle condizioni di vita degli scolari. Rivista “Pedagogika”, N°3.
  • Rjabtzev A. I remigini hanno sputato a Misha col metodo di Makarenko. Settimanale “Komsomolskaja Pravda”. 22 – 29 marzo 2007.
  • Sokolov R.V e Sokolova N.V.  Le radici ortodosse dell’esperienza pedagogica di A.S. Makarenko.  Rivista “Besprizornik”, 2008, N°2.
  • Filonov N.G. Il cuore attivo dell’educazione Rivista “Pedagogika”, 2008, N°2.
  • G. Hillig. Occorre ridare alle stampe Makrenko. Rivista “Pedagogika”, 2008, N°4.
  • G. Hillig. Sulla strada dell’edizione accademica delle opere complete di A.S. Makarenko. Rivista “Pedagogika”, 2008, N°2.
  • G. Hillig. Stupefacente, collega Frolov. Per la pubblicazione delle nuove opere complete di Makarenko. Rivista “Postmetodika”, Poltava, 2008, N°1. (In lingua russa ed ucraina in riferimento all’opera: A.S. Makarenko, Scuola della vita, del lavoro e dell’educazione. Parte 1°, N. Novgorod, 2007).
  • Narodonoe obrazovanie, 2007, N°6: Comunicato stampa sul sesto concorso “A.S. Makarenko e lectio makarenkiane per il 2008. Contributi: O. Ručko per la regione di Kostroma, S. Bestuzheva sulla scuola Mirnenskaja della regione di Čeljabinsk, S. Morozov, il complesso agrario di Men Aldansk, Jakutja. “La scuola impresa educa i cittadini”: geografia di tali scuole in Russia.

Monografie e pubblicazioni  del 2° semestre del 2008 e del 1° semestre 2009.

  • A.S. Makarenko. Scuola della vita, del lavoro e dell’educazione.  Libro di testo di storia, teoria e pratica dell’educazione. Parte seconda. Lettere, progetti, libri e saggi, articoli 1928- 1932. Redazione e commenti A.A. Frolov, E. Ju Ilaltdinova. N. Novgorod 2008.
  • A.A. Frolov, E. Ju Ilaltdinova. L’eredità di Makarenko: elaborazione moderna e prospettive (aspetti metodologici). Analisi critica. Per una discussione. N. Novgorod  2009.
  • Morozov V.V. La pedagogia educativa di A. Makarenko. Un tentativo di continuità. Ricerca pedagogico- documentale. Mosca Egorevsk 2008.
  • Karpenčuk S.G. La riflessione pedagogica nel contesto teorico-metodologico dell’eredità di A.S. Makarenko e della pedagogia moderna. Rovno, Ucraina, 2008 (in lingua ucraina).
  • Levin Ja. N. “Il poema pedagogico continua. Racconto documentario sull’introduzione delle idee di Makarenko, sugli incontri dell’autore donati dal destino. Ekaterinburg (materiale autobiografico sul lavoro a scuola tra il 1950 e il 1955 come direttore della scuola media N°62 di Ufa, Bashkiria).
  • Sannikova N.G. Fondamenti teorici della preparazione professionale del socio-pedagogista come manager socio-pedagogico con il paragrafo “Tecnologia del management sociale nella teoria e nella pratica socio- pedagogica di A.S. Makarenko”. Ekaterinburg 2008.
  • Glikman I.Z. Teoria e metodi dell’educazione. Edu-istruzione. Libro di testo. Mosca, 2008. (Le opere di A.S. Makarenko sono dati nella letteratura consigliata.
  • Shirjaeva K. “Il cristallo della sua anima” (Corrispondenza di A.S. Makarenko con O.P. Rakovič). Poltava 2008.
  • L’eredità psico-pedagogico del passato nell’attiva socio-pedagogica del presente. Atti delle quinte lectio pedagogiche studentesche panrussse. Collegio redazionale: Sannikova N.G e altri. Ekaterinburg 2008 (elenco incompleto):
  • Zykov M.B.: La concezione della “reazione educativa” nella teoria e nella pratica di A.S. Makarenko.
  • Frolov A.A.: A.S. Makarenko e  V.A. Sukhomlinskij: fatti e realtà di una polemica (1967 – inizio anni Novanta).
  • Matveeva I.A. L’influenza del marxismo sulla teoria e sulla pratica dell’educazione al lavoro nell’esperienza di A.S. Makarenko.
  • Čapaev N.K. Vereschagina I.P.: LA realizzazione delle idee della coeducazione di maschi e femmine nel sistema educativo makarenkiano.
  • Bespalov A. Simonov D: L’esperienza dell’attuazione delle idee dirigenziali makarenkiane nel ginnasio “Optimum” (Ekaterinburg).
  • Spitzina N.V.. Vereschagina E.P.: Analisi pedagogiche della personalità degli educandi nell’eredità delle opere di A.S. Makarenko.
  • Simonov D.N, Sannikova N.G.: Seguaci e propagandisti delle idee di A.S. Makarenko a Ekaterinburg.

Anton Makarenko: La colonia di lavoro Gor’kij a Kharkov. Documenti e materiali 1926- 1928. Autori e curatori: I.F. Krivonos, N.N Tarasevič, A.V. Tkačenko e I.A. Zjazjun. Kiev, 2008, in lingua ucraina. Indice:

  1. Introduzione
  2. Sviluppo del sistema educativo umanistico di A.S. Makarenko nella colonia di lavoro Gor’kij a Kharkov (autori  I.F. Krivonos, N.N Tarasevič, A.V. Tkačenko). Pag. 7 – 116: La “conquista” di Kurjazh come problema pedagogico;  educazione al lavoro ed attività produttivo – imprenditoriale delle colonia come fattore pedagogico; attività scolastica nella colonia come condizione di sviluppo degli educandi; dinamica del collettivo educativo della colonia; A.M. Gor’kij – capo della colonia; scoperte pedagogiche di A.S. Makarenko nella colonia; dialettica nei rapporti di A.S. Makarenko come direttore della colonia con gli organi della pubblica istruzione nel periodo di permanenza a Kharkov; attività di A.S. Makarenko per la direzione delle colonie di lavoro del distretto di Kharkov; crisi pedagogica della tappa conclusiva dell’attività della colonia (con Makarenko ancora direttore).
  3. Materiali d’archivio 1925 -1928 sull’attività della Colonia di lavoro Gor’kij di Kharkov. Pag. 117 – 225.
  4. Annotazioni storico pedagogiche ai materiali d’archivio. Pag. 226 –  286.
  5. Indice delle istituzioni e delle organizzazioni. Pag. 286 -315 (con brevi informazioni sugli stessi).
  6. Indice dei nomi. Pag. 315 -343 (con brevi annotazioni bibliografiche).
  7. Elenco dei documenti e dei materiali dal 1925 al 1928 sull’attività della colonia. Pag. 344- 350.
  8. Postfazione (I.A. Zjazjun).

Atti della conferenza internazionale teorico-pratica “L’eredità di A.S. Makarenko e le priorità pedagogiche di oggi” e del seminario teorico pratico panucraino “Le idee di A.S. Makarenko nella direzione degli istituti di istruzione”. Poltava, 2008,(in lingua ucraina) (elenco incompleto):

  • Mjakushko N.S.: L’attualità della pedagogia di A.S. Makarenko per la risoluzione dei problemi dei bambini del circondario di Poltava.
  • Paschenko V.A. Disposizioni concettuali della pedagogia di A.S. Makarenko come chiave alla comprensione e alla soluzione creativa dei problemi dell’istruzione nazionale odierna.
  • Grineva M.V., Gomlja, L.M.: Le idee di A.S: Makarenko nella maestria pedagogica dell’educatore degli istituti penitenziari.
  • Okrhimenko I.V., Zeljuk V.V.: L’eredità di A.S. Makarenko nella teoria e nella pratica della scuola moderna.
  • Fedosov A. Ju: Risorse pedagogiche on line dedicate a A.S. Makarenko come parte di un sistema di educazione nelle condizioni di un unico ambiente informatico scolastico.
  • Frolov A.A.: A.S. Makarenko come riformatore sociale e pedagogista.
  • Basan S.N: Scuola e produzione. La produzione dell’uomo.
  • Bondarenko E.A., Bojko M.M.: Le idee di A.S. Makarenko per garantire un approccio tecnologico nell’educazione.
  • Gerasimenko M.S: L’esperienza di A.S. Makarenko per la creazione di uno spazio di attività vitale nella colonia.
  • Gončarenko I.D.: A.S. Makarenko in Internet.
  • Grineva M.V., Zaika I.V: A.S. Makarenko e la pratica dei moderni istituti educativi.
  • Dorokhova T.S: Educazione sociale come fenomeno socio-pedagogico nell’URSS degli anni Venti.
  • Kičuk Ja. V.: Approccio tecnologico alla competenza giuridica dello specialista (nel contesto della pedagogia di A.S. Makarenko).
  • Klimenko Ju. A, Tikhomirova I.S: Tradizioni della scuola di Poltava nel contesto della teoria makarenkiana della formazione del collettivo.
  • Kozhedub O.V, Mas’ N.M: Aspetti pratici dell’accettazione della teoria del collettivo di Anton Makarenko nel lavoro con le formazioni militari.
  • Kolodočka V.V.: La categoria della felicità nell’opera di A.S. Makarenko come base dello sviluppo armonico della personalità.
  • Kunschina I.V.: Formazione del collettivo scolastico della scuola di campagna sulla base dell’esperienza di A.S. Makarenko.
  • Efremov S.V.: Questioni dell’organizzazione del lavoro scientifico e di ricerca nel lascito dei lavori di A.S. Makarenko.
  • Zhuretzkij Ja. I. . : A.S. Makarenko sull’etica del collettivo pedagogico.
  • Ivasshina S.V.: L’eredità di A.S. Makarenko e il problema dell’educazione familiare moderna negli USA.
  • Ivaschenko I.A: Disciplina: Manganello da poliziotto o bacchetta da direttore d’orchestra.
  • Lukjanenko O.V: Volontà e creatività del genere umano nel processo di razionalizzazione della scelta di cosa si vuole diventare nella vita.
  • Melnikova O.V: Orientamenti dell’educazione economica nell’eredità pedagogica di A.S. Makarenko.
  • Misik T.V: A.S. Makarenko sul ruolo del lavoro nell’educazione della personalità.
  • Čubar I.V., Moroz Ju. M.: Attività dirigenziale di A.S. Makarenko nel processo educativo.
  • Shulkevič O.A.: L’eredità socio- pedagogica di A.S. Makarenko alla luce dei problemi della socializzazione della personalità nel collettivo ai giorni nostri.
  • Javorskij E.B: Logica dei concetti sistemici nell’opera  pedagogica di A.S. Makarenko.
  • Nadeen V.V: Sviluppo della teoria dell’educazione nell’esperienza di A.S. Makarenko.
  • Nikolashina T.I, Denisovetz I.V: L’eredità artistica di A.S. Makarenko come fonte di studio della sua  opera.
  • Pastir Ju. I.: Il problema della socializzazione della personalità nell’eredità pedagogica di A.S. Makarenko.
  • Tkačenko A.V.: La colonia di lavoro Gor’kij di Kharkov e gli organi locali per la lotta con l’infanzia abbandonata.
  • Tzubulko Ju. A.: Le idee di A.S. Makarenko a Cuba.
  • Perunina Ju. A. Onore, dignità , orgoglio: collettivo e personalità.
  • Pikhorovič V.D.: Dialettica e pedagogia: Socrate, Makarenko, Ilenkov.
  • Ponomarenko V.V.: Chi non lavora non solo non mangia, ma neanche diventa un uomo.
  • Rabijčuk S.O: Le idee pedagogiche di A.S. Makarenko nel contesto della pedagogia come scienza dell’educazione nell’ambiente sociale.
  • Rudenko D.V: Per la questione sull’unità di teoria e pratica: filosofia di Spinosa e pedagogia di A.S. Makarenko.
  • Samarskij A.Ju.: Il principio della coincidenza di fini personali, collettivi e sociali nella pedagogia di A.S.Makarenko.
  • Samolejnko S.S.: Le idee pedagogiche di A.S. Makarenko sulla collaborazione come fondamento vitale di un’organizzazione.
  • Sas N.M.: Arricchimento della teoria dell’interazione socio-pedagogica con le scoperte della sociologia e della psicologia sociale.
  • Skorjak A.G: La tecnologia educativa makarenkiana nella dimensione delle moderne teorie e pratiche della pedagogia.
  • Skripnik S.F, Andrushina G.M: Accettazione delle idee di A.S. Makarenko nel processo d’istruzione ed educativo nell’istituto professionale minerario della città di Komsomolsk.
  • Svičenskaja Ja.V.,  Bilyk N.I.: A.S. Makarenko sui fondamenti organizzativi e dirigenziali dell’educazione del collettivo.
  • Materiali della conferenza internazionale teorico- pratica “L’eredità degli influenti pedagogisti della zona di Poltava nella dimensione educativa internazionale e del seminario teorico-pratico panucraino “Esperienza degli eminenti educatori della zona di Poltava nell’attività dirigenziale”. Poltava, 2009, (in lingua ucraina) (elenco incompleto):
  • Zeljuk V.V.: Mezzi della pedagogia popolare ucraina nel sistema educativo di A.S. Makarenko.
  • Vorona P.V.: La pedagogia della gestione del collettivo nel moderno management.
  • Ermakov I.G.: Fondamenti delle competenze vitali della personalità.
  • Gritzka T.S: Competenze professionali del pedagogista nel contesto delle idee di A.S. Makarenko.
  • Krivonos I.F.: L’attività pedagogica di A.S. Makarenko nella colonia di lavoro M. Gor’kij.
  • Kramuschenko L.V: Per la questione della Weltanschaaung proessionale del Makarenko direttore della colonia Gor’kij.
  • Grudina V.M: Attualità delle idee noosferiche di V.I. Vernadskij.
  • Dorosh O.O.: Il sistema educativo di A.S. Makarenko: esempio di educazione comunista della persona oppure modo universale di educazione?
  • Litvinenko V.S.: L’autoanalisi è il presupposto del successo dell’attività dirigenziale di A.S. Makarenko.
  • Muraj O.V.: L’educazione dei besprizornye nell’esperienza di A.S. Makarenko.
  • Nečiporenko O.M.: Teoria e pratica nelle opere di A.S. Makarenko.
  • Rogova P.I: Come V.I Vernadskij divenne un pedagogista.
  • Tkačenko A.V: aspetti cinematografici poco noti della storia della colonia infantile di lavoro M. Gor’kij.
  • Tzimbal N.V: Educazione sociale della gioventù nel lascito di A.S. Makarenko.
  • Appunti scientifici dell’università pedagogica nazionale di Kharkov. 1 (57), parte 2. Per i 120 anni dalla nascita e i 70 anni dalla morte di A.S. Makarenko. Redattore generale: Frizman L.G. Kharkov 2009 (in lingua russa ed ucraina) con i contributi di :
  • Getmanez N.F: A.S. Makarenko: uno scrittore attraverso il prisma del tempo.
  • Silaev A.S.: Il Poema pedagogico nel processo letterario degli anni Trenta.
  • Dotzenko I.I.: A.S. Makarenko sul “Canto della schiera di Igor”.
  • Ilinschkaja O.P  “Ma  che c’era un bambino?” (sulla questione degli insuccessi artistici di A.S. Makarenko autore di Bandiere sulle torri).
  • Getmanez O.I: L’onomastica artistica nell’opera di A.S. Makarenko.
  • Sviluppo dei principali indirizzi della scienza pedagogica del XX secolo. Parte 1°. Sotto la redazione di M.V. Boguslavskij, T.B. Ignat’eva. Mosca – Tver’ (2009) (elenco incompleto):
  • Stepanova I.V.: Comprensione plurale dell’educazione e crisi del paradigma scientifico.
  • Stepanov P.V: Dall’analisi dei sistemi educativi alla caratterizzazione dei modelli innovativi.
  • Suprunkova L.L: Educatori indiani moderni sull’educazione e l’istruzione della personalità..
  • Shevelev A.N: Il potenziale dell’approccio urbanistico nello studio dei fenomeni storico-educativi.
  • Frolov A.A.: Fattori obiettivi e soggettivi nella scienza dell’educazione (secondo il lascito di A.S. Makarenko).
  • Kozlova G.N: Limiti dei successi dei seguaci di A.S. Makarenko nell’affermarne le specifiche nell’educazione.
  • Ilaltdinova E.Ju: L’innovatività di A.S. Makarenko nel contesto dell’affermazione e dello sviluppo della pedagogia ufficiale degli anni 1920 – 1930 in URSS.
  • Conoscenze storico- pedagogiche all’inizio del terzo Millennio: concezioni e tematiche delle ricerche storico-pedagogiche. Atti della quarta conferenza nazionale scientifica. Redattore e curatore: G.B. Kornetov- Mosca, ASOU, 2008 (elenco incompleto):
  • Aksenov S.I: L’esperienza pedagogica di A.S. Makarenko nel momento di rottura dello sviluppo della scuola sovietica (fine anni Venti).
  • Astafeva E.N: Le idee della pedagogia manipolatrice nell’eredità di A.S. Makarenko.
  • Kornetov G.B: Affermazione della storia della pedagogia come ramo del sapere.
  • Savin M.V: Tradiozionologia come base metodologica delle moderne ricerche storico-pedagogiche.
  • Frolov A.A.: Materiale, ideale e spirituale nella scienza dell’educazione.

Articoli:

  • Frolov A.A., Ilaltdinova E.Ju: Dogmi e nuova ampiezza dell’eredità di A.S. Makarenko. Mosca. Rivista “Pedagogika” N°5, 2009.
  • Bykov D: “Bandiere senza torri”. Giornale “Izvestja”, Mosaca, 1 aprile 2009 (per i 70 anni dalla morte di A.S. Makarenko. Sul romanzo Bandiere sulle torri).
  • Morozov V. Per i 120 anni dalla nascita di A.S. Makarenko. Rivista “Vospitanie shkolnikov”, Mosca, N°6, 2008 (sulla mostra “Makarenko ieri ed oggi” presso il museo dell’educazione di Mosca”.
  • Gaev N Attualità – inattualità dello studio dell’opera di A.S. Makarenko  Rivista “Direktor shkoly, litzeja i gimnazii”, Kiev, N° 4 (agosto – settembre) 2008 (in lingua ucraina).
  • Tkačenko A.V. Uno sguardo contemporaneo al dramma pedagogico di A. Makarenko. Rivista “Slavjanskij sbornik”, N°7, Poltava 2008.
  • Tkačenko  A. Autogestione nella pratica educativa di A.S. Makarenko: necessità pedagogica o giocare alla democrazia. Conferenza teorico-pratica studentesca panucraina, Poltava, 2009.
  • Gorshkova V.V., Kostetzkij V.V.: L’educazione degli adulti: cambio di paradigma sulla soglia del nuovo millennio.
  • Glikman I.Z: Un classico della pedagogia mondiale. Rivista “Pedagokika” Mosca, N°5, 2008. Vedi  anche “Diritto ed educazione”, Mosca, N°12, 2009.
  • Glikman I.Z: La pedagogia viva di A.S. Makarenko. Per i 120 anni dalla nascita di A.S. Makarenko.  Rivista “Innovazione nell’educazione”, Mosca, N°3, marzo 2008.
  • Nikolaeva V.: Makarenko ha vissuto, vive e vivrà nella reltà reale dei pedagogisti che ne condividono le idee.
  • Kazaeva N: Parola d’ordine del successo: attenzione per l’uomo.
  • Tumanova N.: Ometto straordinario. Le dispute intorno a Makarenko non si acquietano.
  • Narodnoe Obrazovanie, M. N°10, 2008:
  • VII Concorso “A.S. Makarenko” e lectio makarenkiane. Disposizione sul concorso.
  • Zamostjanov A: Educazione produttiva: un impulso necessario. L’esperienza della scuola Isheevskaja e della impresa studentesca “Impuls”.
  • Bestuzheva S. “ Impegnarsi impegna. Scuola media, scuola agraria di Modut (Repubblica Sakha, Jakutia).
  • Orlova M: Scuola agraria è la via verso la vita. La scuola internato agraria di Krasnogorsk, regione di Pskov.
  • Guskova E. Scuola ed impresa: rapporti, e legami con la pratica.
  • Nikolaev Ju: Il poema sulla rinascita dell’anima. Rivista “Tverskaja 13”, marzo 2008 (Sulla conferenza presso il museo pedagogico di Mosca “A.S. Makarenko”: “ Senso sociale produttivo ed economico nonché spirituale ed antropologico del lavoro produttivo nella pedagogia di A.S. Makarenko.
  • Kaliničenko N. “Con Makarenko per la vita. Rivista “Oblastnaja gazeta, città di Sumy, Ucraina, 21 ottobre 2008 (in lingua ucraina sulla conferenza teorico- pratica  internazionale “La pedagogia educativa di A.S. Makarenko è moderna e necessaria. 20 – 21 ottobre 2008. Università Pedagogica Statale di Sumy “A.S. Makarenko”.
  • Narodnoe obrazovanie, N°3, 2009:
  • Disposizione sul concorso internazionale “A.S. Makarenko”.
  • Vifleemskij A: come preparare i materiali per il concorso internazionale “A.S. Makarenko”.
  • Vifleemskij A: Entrate delle scuole impresa e il pagamento degli studenti.
  • Dmitrieva E: L’estate del nord: integrazione di lavoro e riposo.
  • Paramonov A, Paramonov E, Tuzov D. Sistema d’impresa come mezzo di educazione (L’esperienza del college impresa N° 11 della città di Mosca).
  • Filippov V. Educa solo il lavoro produttivo. Rivista “Narodnoe Obrazovanie”, N°4, 2009.
  • Rivista “Pedagogika” N° 9, 2008. (Il numero è completamente dedicato all’educazione morale e spirituale senza il tema del lavoro e un riferimento a A.S. Makarenko).
  • Narodnoe obrazovanie, N° 6, 2009: Atti del 7° concorso “A.S.Makarenko” delle scuole impresa.

Poema Pedagogico Anton Semënovič Makarenko

2009_Makarenko_CopertinaAnton Semënovič Makarenko (1888-1939) è con Pestalozzi, Rousseau, Tolstoj, Don Milani, tra i pochissimi autori che, nel mondo contemporaneo, siano stati egualmente riconosciuti “grandi”, sia come educatori sia come scrittori.

Le opere di Makarenko, ripubblicate ancora di recente in Russia come “Opere complete”, sono state e continuano ad essere largamente circolanti in tutto il mondo. In particolare il Poema pedagogico è l’opera più tradotta e studiata… Formidabile strumento formativo umano, nutrito di esperienze vitali essenziali e di raffinatezze letterarie, filosofiche, artistiche molteplici, provenienti da Gogol’, Dostoevskij, Gor’kij e, prima, da Platone, Kant, Hegel, Nietzsche. Da Marx-Engels, ma anche da Dante, Goethe, Maeterlink, Bellamy, Mark Twain, Zamjatin e Aleksej Tolstoj, nonché da Raffaello, Vrubel’, Ejzenštejn, ecc.

In Italia – dove i libri di Makarenko sono attualmente pressoché introvabili -, oltre alPoema pedagogico, best seller degli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento, hanno avuto una discreta circolazione Bandiere sulle torri, La marcia dell’anno’30, Consigli ai genitori, le lettere a Gor’kij. Quel che però è mancato e manca è una lettura del Poema pedagogico non ideologica e davvero corrispondente al dettato dell’autore. Proprio a ciò la presente edizione si propone di contribuire.

Questa edizione del Poema pedagogico di Anton Semënovič Makarenko è, intanto, il frutto di  una concreta attività didattica e di ricerca, in un determinato ambiente universitario (Roma “LaSapienza”).

Ciò che provvisoriamente ne risulta, è il romanzo per eccellenza dei besprizornye (bambini e ragazzi“senza tutela”), nell’URSS degli anni Venti e Trenta del secolo scorso; e il “poema” dell’illimitata fiducia nell’educabilità umana,della responsabilità personale e della formazione del collettivo,della fertilità del nesso studio-lavoro, dell’“uomo nuovo” e della“prospettiva”. I temi, cioè, del Makarenko “antipedagogico” e del“collettivo”: della “pedagogia della lotta” e del “rischio”, del “gioco” e dell’“avventura”, del “senso dell’onore” e di una moralità elementare “altra”, della “libertà” e della “disciplina”, della “tradizione” e dello “stile”. Del“negativo” che si fa “positivo”.Della “gioia del domani” e della“vita piena”, adesso. Del cooperativismo educativo, nel farsi delle sue possibilità d’impresa e virtualità creative. Degli handicap sociali, che possono tramutarsi in eccezionale risorsa per tutti.

Tra pedagogia e antipedagogia

A cura di

Nicola Siciliani de Cumis

Con la collaborazione di

Chiara Coppeto

Roma  –  2009

Composizione grafica a cura di Chiara Coppeto

A Giovanni Mastroianni

Caro Professore,

ecco dunque un esempio concreto, tra gli altri possibili, di ciò che tenevo a dirvi, avanzando l’ipotesi di dare pubblicità ai prodotti della didattica universitaria. Se pubblichiamo cioè i nostri lavori scientifici, perché non pubblicare anche quelli didattici ?

Gli autori di questo Makarenko “didattico” 2002-2009 sono una trentina di laureati della chiacchieratissima “laurea  breve”: alcuni iscritti alla “laurea magistrale”, altri no. E l’opera”, che ora ne risulta, è solo una parte di una produzione a stampa ben più ricca, che s’incentra, da un lato, sul Makarenko “autore” ed “eroe” del Poema pedagogico, e, da un altro lato, sul nostro mondo attuale, estraneo all’educatore e scrittore sovietico. Una pratica culturologica, questa, che ha richiesto e richiede un notevole impegno didattico: e ricerche, ricerche sul piano storico, letterario, psicologico, sociologico, metodologico, ecc.

Non si spiegherebbero, del resto, né la presente antologia, né la ricerca da cui essa risulta, se si prescindesse dal Poema pedagogico, tra l’altro oggetto di una nuova traduzione: la quale avviene con la collaborazione di alcuni studiosi e di parecchi laureati e studenti. Né si capirebbero, nelle loro pieghe, le successive riletture del romanzo makarenkiano, se non si tenesse nel giusto conto l’insieme delle altre attività scientifiche e didattiche, a cura della Cattedra pedagogica della “Sapienza” romana, negli anni dal 1982 al 2009. Spero quindi che vogliate accettare, da parte di chi vi ha lavorato, questa pubblicazione: con i suoi eventuali motivi di interesse e i suoi certo immancabili difetti, eccessi, errori. In segno di stima, gratitudine, affetto, per il vostro ottantottesimo compleanno.

 Nicola Siciliani de Cumis   –  Roma, 15 gennaio 2009

Makarenko “didattico” 2002-2009

 

 

La Marcia dell’anno ‘30

Si parla di Anton Semënovič Makarenko facendo riferimento in modo prevalente al Poema pedagogico (Pedagogičeskaja poema[1]), la sua opera narrativa più famosa che contiene gli elementi basilari della sua esperienza di educatore e di pedagogista. Ma ci sono altre opere che sono ugualmente importanti e che raramente vengono citate e soprattutto difficilmente sono studiate. Mi riferisco ai romanzi autobiografici La marcia dell’anno ’30 (Marš tridcatogo goda) e Bandiere sulle torri (Flagi na bašnjach). Altre opere sono ugualmente significative nella proposizione della pedagogia makarenkiana e nella esplicitazione della sua esperienza di educatore, come Consigli ai genitori, titolo editoriale e non originale, oltre alle conferenze tenute in numerose occasioni, compreso quelle alla radio sovietica, ma non rientrano nel carattere narrativo che maggiormente caratterizza il Makarenko letterario. Uno squarcio molto interessante sulla personalità del maestro è fornita dalla corrispondenza con la moglie Galina Stachievna Sal’ko, anche se prevalgono gli aspetti privati e gli interessi culturali della coppia.

Vediamo di esaminare il carattere e i contenuti della Marcia dell’anno ’30.

Si tratta della prima opera narrativa di Anton Semënovič Makarenko, pubblicata nel 1932, su incoraggiamento di Maksim Gor’kij, amico e sostenitore del maestro. Il 7 dicembre 1932, Gor’kij scriveva da Sorrento, dove risiedeva da alcuni anni, parole entusiaste:

Avete presentato molto bene la comune e i comunardi. In ogni pagina si sente il vostro amore per i ragazzi, la vostra continua preoccupazione per loro e l’acuta comprensione dell’animo infantile. Mi congratulo sinceramente con voi per questo libro. Ne scriverò probabilmente qualcosa. [2]

In quegli stessi anni, Mkarenko stava portando a termine la redazione del Poema pedagogico, ma era pieno di dubbi e di reticenze sul valore letterario dell’opera che andava componendo. Il giudizio positivo di Gor’kij sulla prima fatica e gli incoraggiamenti successivi, lo indussero a concludere rapidamente la stesura di quella che sarebbe stata la sua opera più importante e diventata, com’è noto, un vero e proprio avvenimento letterario, non soltanto in Unione Sovietica.

La marcia dell’anno ’30 si può considerare la prosecuzione del Poema pedagogico, nonostante sia stata scritta in contemporanea con il Poema e sia stata pubblicata prima, in quanto affronta l’esperienza della comune Dzeržinskij, temporalmente successiva alle comuni Gor’kij e Kurjaž descritte nel Poema e anche della colonia Primo maggio, le cui vicende sono narrate in Bandiere sulle torri.

Unico così è il filo dell’azione che lega le tre opere che, pur non assumendo mai carattere sistematico, nascono come descrizione ed esposizione di fatti; come direttive per un’azione concreta. C’è da dire che le tre opere sono tutte una celebrazione del collettivo. Questo nella sua prima fase (colonia Gor’kij) risentì di tutte le incertezze proprie degli inizi e di tutti i pericoli di rovina da cui lo salvarono […] la fede e l’ottimismo di Makarenko. Nella seconda fase (Comune Dzeržinskij) il collettivo è ormai solido nella sua struttura, nelle sue aspirazioni e nelle sue esperienze. Sette anni nono sono passati inutilmente. Inoltre la società sovietica ha superato i suoi momenti di crisi più acuta e gli sforzi per la realizzazione del primo piano quinquennale hanno già dato i loro frutti. Tutte coteste esperienze rivivono, in forma più o meno diretta nel romanzo a carattere autobiografico Bandiere sulle torri, che appunto, mette a fuoco i progressi della comune Dzeržinskij negli anni dal 1931 al 1935. [3]

E’ l’anno dell’assassinio di Sergej Kirov, il segretario del partito di Leningrado, preso a pretesto per scatenare le prime purghe staliniane, vero e proprio prodromo della tragedia del comunismo e dello stalinismo. Si saprà più tardi che fu Stalin a ordinario l’assassinio di Kirov, il più brillante dei dirigenti politici, nel quale temeva un antagonista pericoloso. Lev Davidovič Trockij era già stato esiliato e sarà a sua volta ucciso a Città del Messico  nel 1944.

La marcia dell’anno ’30 riprende i temi del Poema pedagogico, li sviluppa, in forma persuasiva, e direi visiva, attraverso la narrazione dei fatti educativi che il Makarenko svolse, con animo di educatore più che con pretese teoriche, nel magistero vivo della comune Dzeržinskij. Per questo suo aspetto caratteristico di scuola viva nella quale l’esperienza consumava l’ansia della ricerca di metodo, La marcia anticipò le teorie orientative che la pedagogia sovietica attuò nel 1931 con il decreto Sulla scuola elementare e media nelle quali, come è noto istruzione e lavoro, scuola e officina, attività lavorativa e attività intellettuale trovarono una loro prima conciliazione.[4]

Una lettura attenta della Marcia dell’anno ’30, a dire il vero, mette in evidenza i limiti narrativi, rispetto al Poema pedagogico e anche di Bandiere sulle torri. Nonostante i parere entusiasta di Gor’kij, si potrebbe parlare di un’opera non riuscita. Il romanzo è lento, prolisso, enfatico. Si presenta con i caratteri di una relazione pedagogica piuttosto che come opera narrativa. Il carattere autobiografico risulta evidente in ogni pagina, ma si tratta della spiegazione di una esperienza, non di un racconto vero e proprio, come nelle opere successive.

I personaggi sono appena abbozzati, la loro psicologia è presentata in modo approssimativo, molte situazioni appaiono scontate. Ma la zampa del leone è già presente, nella descrizione dei luoghi, nella presentazione delle attività, nella organizzazione e nel funzionamento del collettivo, nella esplicitazione dei contrasti generazionali e di metodo. L’io narrante è lo stesso Anton Semenovic Makarenko, direttore della comune, circondato da personaggi dalla spiccata personalità e distintività. In numerose occasioni emerge la forza narrativa dell’autore, la sua inventiva, la padronanza del linguaggio.

Davanti ad un piccolo bosco di querce, con la facciata rivolta verso Char’kov, sorge una bella casa grigia con aiuole fiorite, un giardino con tanti alberi di frutta, campi di tennis, di palla a volo, di cricket ed un vasto campo aperto. Ovunque odore di fiordalisi e di artemisia.

Questa è la sede della più giovane Comune infantile dell’Ucraina, inaugurata il 29 dicembre 1927, che porta il nome di Feliks Dzeržinskij. Centocinquanta comunardi (centoventi maschi e trenta donne) abitano lo splendido edificio costruito proprio per loro.[5]

L’incipit del romanzo è diretto. Makarenko non vuole disperdee energie, va dritto al cuore del problema. Tuttavia, non perde il gusto del narratore, formatosi sulla vasta opera narrativa di Maksim Gor’kij.

I vecchi monasteri o le case degli ex proprietari terrieri venivano generalmente adoperate come case dei fanciulli o come colonie.

Durante la Rivoluzione, questi vecchi edifici erano ridotti a dei ruderi, e prima di adattarli ad abitazioni per ragazzi, bisognava procedere ai restauri. I falegnami e gli stagnini dei dintorni giravano per le ville con i loro semplici arnesi eseguendo le riparazioni e decorando gli edifici con toppe di pino fresco e con primitive stufe panciute.

Nelle stanze, una volta tanto accoglienti, si sistemavano gli oggetti dell’educazione sociale. Accanto ai fragili lettini di filo di ferro si appendevano come ornamento, ai chiodi delle pareti, sudici asciugamani.

Gli stessi falegnami, nel loro onesto slancio, innestavano zeppe di pino fra le tavole sconnesse del parquet. I balconcini predestinati ai piedini delle donne di Turgenev ed i parapetti su cui poggiavano le loro tenere manine, non potevano sostenere gli esercizi fisici della gioventù disorganizzata, e i loro rottami rendevano d’inverno l’ultimo servizio all’umanità: la fiamma delle stufe divorava con grande avidità codesto legno secco.[6]

L’esperienza pedagogica emerge in tutta la sua positività, avendo alle spalle gli anni delle comuni Gor’kij e Kurjaž. Ma l’enfasi propagandistica di molte pagine fa perdere freschezza e forza alla stessa esplicitazione della pedagogia della prospettiva, basata sulla indicazione di obiettivi concreti da conseguire di volta in volta, in modo da produrre fiducia e certezze nei ragazzi impegnati nella comune.

La comune era nata per iniziativa dei membri della Ceka[7] di Charkov. Poliziotti e agenti segreti decisero di tassarsi per realizzare un monumento al fondatore della polizia segreta, Feliks Edmundovič Dzeržinskij, moro nel 1926. I cekisti[8] volevano erigere un monumento sociale allo stretto collaboratore di Vladimir Il’ič Lenin, piuttosto che incaricare uno scultore di fondere una statua da collocare al centro di una piazza di Char’kov. Nacque così l’idea di finanziare la costruzione di una comune, con uno scopo duplice: da un lato ospitare besprizornye ancora numerosi all’epoca, contribuendo ad alleviare una grave piaga sociale e umanitaria; dall’altro partecipare attivamente alla realizzazione degli obiettivi del primo piano quinquennale nel campo della produzione di beni materiali. L’uomo più indicato per portare al successo il progetto venne individuato nella persona di Anton Semenovič Makarenko, che aveva ottenuto risultati impensabili con le colonie Gor’kij e Kurijaz nell’ex governatorato di Poltava.

Naturalmente, il funzionamento della comune doveva rispondere anche al mutamento dei tempi, al nuovo clima politico, allo sforzo gigantesco dell’industrializzazione, al bisogno di riportare ordine nella società. quindi, la formazione dell’uomo nuovo doveva rispondere a questi caratteri, più accentuati rispetto all’esperienza che sarà raccontata nel Poema pedagogico. Da questa esigenza nasce anche il titolo del romanzo: La marcia dell’anno ’30.  Di cosa si tratta ?

Ogni anno, in occasione di ricorrenze solenni, i dzeržincy, i besprizornye della comune, unitamente ai loro insegnanti e alle maestranze,  partecipavano alle sfilate celebrative. Scendevano in città in perfetta organizzazione militaresca, vestiti con la divisa ufficiale della comune, maschi e femmine. Preceduti dalla bandiera e anche dalla piccola banda costituita all’interno della comune, i ragazzi sfilano incolonnati tra lo stupore e l’ammirazione del pubblico.

Per le grandi ricorrenze della Rivoluzione la comune marcia verso la città. Le marce più importanti sono il sette novembre e il primo maggio. Durante i congressi ed i raduni, nei giorni dei saluti reciproci e delle alleanze, delle visite alla GPU[9] e dei festeggiamenti sportivi, al segnale raduno nazionale, l’organizzazione operaia della comune si considera sciolta ed entra in vigore quella militare. I reparti cessano di esistere per dar luogo ai cinque plotoni con i rispettivi comandanti.[10]

Molto suggestiva è la descrizione della marcia per le vie di Mosca: i ragazzi scoprono la grande città, capitale del Paese dei soviet in piena trasformazione e ne rimangono abbagliati.

Il 7 luglio 1929 alle sei del mattino la colonna dei comunardi si muove dalla piazza della stazione di Kursk verso l’alloggio di Mosca. Nelle strade fresche e deserte echeggiano le note della nostra orchestra. Gli occhi non ancora del tutto aperti guardano con curiosità le strade moscovite.

Eccola la grande Mosca, sogno di tutto un anno e argomento di innumerevoli discussioni! Ci incamminiamo verso il centro. All’angolo di un viale vien dato l’ordine: riposo! Ma non per riposarci piuttosto per raccoglierci. I ragazzi mi circondano, tutti sono eccitati e ansiosi.

«Attenti. Avanti marsc!»

Sull’asfalto della via Mjasnitskaja, i comunardi si chetano. Mosca rivolge a noi il suo grave sguardo di capitale, ci mostra le sue vetrine ben fornite e numerose e la prospettiva delle sue strade… Dinanzi i merli di Kitaj-Gorod (si tratta del quartiere cinese, centro del commercio moscovita ancora oggi. Nda).

«Eh questa sì che è Mosca» borbotta dietro di me il portabandiera.

Karabanov (è uno dei veterani delle colonie di Makarenko, protagonista del Poema pedagogico, giunto alla comune per portare la sua esperienza di uomo nuovo. Nda) dà il comando: «Compagni comunardi! Alla direzione politica statale, saluto!» (L’allusione è alla GPU, erede della Ceca. Nda).

Salutiamo allegramente i nostri superiori e voltiamo verso la grande Lubjanka, ora via Dzeržinskij. In questa strada c’è l’alloggio per noi, la scuola del reparto trasporti della GPU.[11]

Tuttavia, il carattere delle marce, l’organizzazione, il comportamento dei partecipanti, richiama qualcosa di militaresco e di propagandistico, anche se alla base c’è l’orgoglio di essere i ragazzi della comune, i comunardi. Sono aspetti che oggi non sono più accettati e che lasciano perplessi, anche se al tempo di Makarenko avevano un senso e rientravano negli aspetti più rigidi della colonia e della comune.

L’anno 1930 la marcia si svolge in Crimea e sui dorsali delle montagne si conclude l’avventura pedagogica di Makarenko:

Il 31 agosto alle sei del mattino ritorniamo a casa. Le nostre vacanze sono finite. Dinanzi a noi si presenta l’anno nuovo e i piani per le nuove azioni. Nei vari reparti i comandanti sono cambiati, nel primo è ritornato Volcok ed il segretario non è più Vaska Kamardinov, ma Kommuna Charlovna, una persona sostenuta, seria e colta.

Ora Solomon Borisovic godrà ancora di minore libertà nel consiglio dei comandanti. Solomon Borisovic fabbrica. Tutti gli spiazzali del nostro vasto cortile sono ingombri da materiale da costruzione; simultaneamente in vari luoghi si alzano le mura di edifici nuovi: uffici, magazzini ed officine. Tutti i piani, tracciati prima di partire per la Crimea da Solomon Borisovic stanno per effettuarsi e questo lo lega definitivamente ai comunardi.[12]

Figura molto importante nella narrazione è proprio quella dell’ingegner Solomon Borisovič, un tecnico che si ritrova nella comune per insegnare ai ragazzi il lavoro e anche per organizzare la produzione. I suoi metodi sono inizialmente in contrasto con gli obiettivi della comune. Egli fa prevalere le difficoltà alla voglia di fare, per cui si scontrano due metodi nel concepire la produzione: da un lato la tradizione e dall’altro la volontà di conseguire gli obiettivi fissati dal piano quinquennale. Anche in questo risiede la pedagogia della prospettiva di Makarenko. Il rapporto dei ragazzi, del direttore della comune e dello stesso direttore didattico della scuola Timofej Viktorovič, con gli artigiani, gli operai e i tecnici impegnati nella comune sono inizialmente difficile Makarenko si sforza di mettere in evidenza il conflitto generazionale da una parte, ma soprattutto la diversa concezione di metodo rispetto alle esigenze poste dalla pianificazione sovietica e dalla competitività tra le strutture di produzione.

Timefej Viktorovic è un uomo corpulento, coi baffi a spazzola e un naso a patata. Ha fatto la guerra giapponese e quella imperialista (la prima guerra mondiale, Nda); e durante la guerra civile ha visitato quasi tutte le parti del mondo. E’ un uomo intelligente, giocondo, ama raccontare le proprie avventure e le proprie impressioni.[13]

Vi sono aspetti nel romanzo che non convincono, anche se bisogna vederli nel contesto temporale in cui si svolgono. La lezione di ateismo appare forzata e francamente propagandistica

Molto ben tratteggiato è il problema sessuale[14] attraverso esempio positivi. Si tratta di un capitolo molto interessante, i cui contenuti si ritroveranno nel volume noto in Italia come Consigli ai genitori.

Da noi come in una qualsiasi famiglia vivono insieme maschietti e femminucce e questo non dà adito a nessuna complicazione. Ogni sana compagnia di ragazzi può vivere in queste condizioni. Se le cose non stanno così, vuol dire che quel dato gruppo di ragazzi non è sufficientemente sano, cioè non è fuso in una famiglia, non è abbastanza occupato, non ha prospettiva di avvenire, non si sviluppa, non è disciplinato, è nutrito troppo o troppo poco (sic!) ed è guidato da persone che non godono stima.

Da noi i rapporti tra maschi e femmine sono particolarmente amichevoli. Le ragazze sembrano molto più raccolte e più curate dei maschi, ma non formano una società a parte. Circa tre anni fa le ragazze sfuggivano i maschi e cercavano di starne lontane. D’altra parte i ragazzi volevano dimostrare di non interessarsi affatto alle ragazze e di considerare superflua la loro presenza in colonia.[15]

I comunardi non vivono isolati, ma sono indotti a stabilire rapporti con i villaggi circostanti,proprio per favorire l’integrazione e la normalizzazione. Del resto, nessuno parla del proprio passato. Questo approccio era facilitato anche dagli spettacoli che venivano organizzati nella comune e ai quali erano invitati a partecipare la popolazione dei villaggi.

Perskij diede alcuni spettacoli. Assistervi era per i ragazzi un vero godimento. Gli artisti di Šiv-Kovca erano goffi e un po’ comici, ma conoscevano la loro parte a perfezione e il suggeritore era sempre indietro rispetto agli artisti.

La cosa più importante fu ottenuta, i ragazzi si avvicinarono di più alla gioventù del villaggio. Attraverso il divertimento ben presto ebbero in comune altri affari. Così i giovani di Šiv-Kovca non si limitarono alla frequenza del circolo filodrammatico, ma si avvicinarono molto alla vita della comune e divennero assidui frequentatori delle assemblee generali. Ben presto non seppero liberarsi dall’esagerata stima non tanto verso i nostri ragazzi quanto per la severità e per la precisione della nostra vita, per cui i comunardi continuarono a trattarli sempre con l’aria di una leggere protezione.

I rapporti con il villaggio si rafforzarono tanto da indurre i komsomolcy[16]a costituirvi una biblioteca. Le nostre conferenze sulla politica estera, sui congressi del partito, sui piani quinquennali, prima della proiezione cinematografica, avevano una grande importanza. Su questi argomenti avevamo fatto circa venti conferenze illustrando con molta precisione alcune branche tra le più importanti dell’economia nazionale. Si era stabilito un legame di amicizia con le organizzazioni dei lavoratori e soprattutto simpatizzammo con il Club dei metallurgici e con gli operai del Vek (Vserossiskij električeskij komitet, Comitato panrusso degli elettricisti, Nda).[17]

Come si vede, la colonia vive attivamente nella società del proprio tempo, ne è parte attiva, si sente coinvolta nelle vicende politiche ed economiche, si collega con il mondo circostante, proprio per essere parte integrante della Repubblica dei soviet. Si tratta di aspetti molto importanti della pedagogia di Makarenko che non ci si deve mai dimenticare di sottolineare per la loro modernità.

Molto efficace è la descrizione del Consiglio dei comandanti e del suo funzionamento, altro elemento fondamentale della pedagogia makarenkiana, incentrata sull’educazione alla responsabilità e alla disciplina, non imposte  dall’alto ma acquisite di rettamente, nell’essere membro della comune e quindi come conquista doverosa verso se stessi e gli altri.

Il consiglio dei comandanti si riunisce nello studio del direttore. Le sedute regolari hanno luogo il nono giorno di ogni decade, alle cinque e mezzo dopo la prima cena. Di solito il consiglio è annunziato nell’ordine del giorno e i comunardi presentano tempestivamente al segretario le loro richieste: trasferimento da un reparto all’altro, permesso di fumare, tariffe irregolari, licenze, permesso per curare i denti e così via.

Alle volte il consiglio si riunisce d’urgenza. Infatti ci sono delle questioni nella vita del comunardo che non si possono rimandare. E’ molto facile radunare il consiglio, basta solo dire al comandante sorvegliante di turno: «Per piacere, ordina di suonare l’adunata del consiglio dei comandanti».

Dopo un quarto di minuto echeggia un breve segnale e non ricordo un sol caso in cui tra il segnale e l’apertura dell’adunata siano trascorsi più di tre minuti […]

La seduta comincia con l’appello[…]

Dalle particolarità del lavoro del consiglio bisogna indicarne una, la più importante. Malgrado i dissensi in seno al consiglio dei comandanti una volta presa una decisione e messa a verbale nell’ordine del giorno, a nessuno viene in mente di non eseguirla, me compreso. Può avvenire invece che i vecchi komsomolcy possono cercare di ottenere per altre vie l’annullamento, ma non possiamo immaginare affatto che l’ordine non venga eseguito.[18]

Quando giungono delegazioni straniere in visita alla colonia, la sorpresa maggiore riguarda proprio il funzionamento interno, l’autodisciplina, l’orgoglio che si riscontra nei ragazzi di appartenere a una comunità. E se qualcuno chiede qualcosa sul passato dei ragazzi, si sente rispondere che il passato è totalmente dimenticato. Anton Semënovič, in qualità di direttore, precisa che non ci sono besprizonye nella colonia, ma persone normali che sono state sfortunate per circostanze che non dipendono da loro. Questa parte, sul piano narrativo, risulta molto efficace e lascia un segno nel lettore. Del resto è il pezzo forte della pedagogia makarenkiana.

Al contrario, l’elogio della Čeka e della GPU, alla luce della moderna conoscenza dei fatti e della gravissima responsabilità di questi organismi nella repressione staliniana, lasciano perplessi e suonano un po’ falsi e sinistri. Ma bisogna sempre tenere conto del contesto storico in cui i fatti narrati si collocano.

Si potrebbe proseguire a lungo. Ma gli elementi riportati sono sufficienti per comprendere che La marcia dell’anno ’30 costituisce un’opera che non può essere trascurata o ignorata per la piena comprensione dell’esperienza padagogica di Anton Semënovič Makarenko.

 Agostino Bagnato

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[1] Sugli aspetti generali del Poema pedagogico, vedi Agostino Bagnato, Lezioni su Makarenko, l’albatros, Roma 1994 e Makarenko oggi, l’albatros, Roma 1996. Sugli aspetti pedagogici, vedi Nicola Siciliani de Cumis, I bambini di Makareno, Edizioni ETS, Pisa 2002.

[2] Cfr. A. S. Makarenko, La marcia dell’anno’30, Armando editore,  Roma 1960. Nell’interessante introduzione dovuta ad Anna Sciortino sono riportate le parole di Gor’kij, p.13.

[3] Cfr. A. S. Makarenko, La marcia dell’anno ’30, op. cit., introduzione di Maria Sciortino,  pp. 13-14.

[4] Ibidem. p. 14. Vedi anche di A. Sciortino, Un educatore e pedagogista sovietico, in «Annali della Facoltà di Magistero dell’Università di Palermo», 1959, pp. 49-100.

[5] Ibidem, p. 21.

[6] Ibidem, p. 26. Come si vede, Makarenko non rinuncia alla polemica con la società distrutta dalla Rivoluzione, quella piccola nobiltà terriera e la borghesia che si ritrovano nella produzione letteraria di Ivan Turgenev.

[7] Črezvyčajnaja Komissija  (Vserossiskaja) po bor’be Kontrorevoljuciej i Sabotažem (Commissione centrale panrussa per la lotta alla controrivoluzione e al sabotaggio), abbreviata in Čeka, istituita nel 1918 da Feliks Edmundovič Dzeržinskj.

[8] Così venivano chiamati gli appartenenti alla polizia segreta.

[9] Gosudarstvennoe političeskoe upravlenie (Direzione politica statale), nome dato alla polizia segreta dopo lo scioglimento della Čeka. Negli anni Trenta è stato il braccio operativo della terribile repressione staliniana.

[10] A. S. Makarenko, op. cit., p. 137.

[11] Ibidem, p. 143. Alla caduta del comunismo, nel 1991, piazza Dzeržinskij, a ridosso della Piazza Rossa e del Cremlino, è tornata a chiamarsi Ploščad’ Bol’šaja Lubjanka. Il palazzo della Lubjanka, sede della polizia segreta, evoca gli orrori della persecuzione staliniana prima e dopo la seconda guerra mondiale. La grande poetessa Anna Achmatova ha composto il poema Requiem per rievocare i terribili anni in cui si recava nel carcere per avere notizie del figlio e incontrava madri, mogli e figlie di tanti detenuti innocenti. Si tratta di uno dei vertici della poesia russa del secondo dopoguerra.

[12] Ibidem, p. 169.

[13] Ibidem, p. 117

[14] Ibidem, vedi il capitolo Il problema sessuale, p. 126.

[15] Ibidem, p. 126

[16] Sono i membri della Unione della gioventù comunista leninista, ovvero del Kommunističeskij sojuz molodëži Lenina.

[17] Ibidem, p. 95

[18] Ibidem ,p. 103 e sgg.