Conferenza internazionale a Poltava (Ucraina) su Anton Makarenko

MAKARENKO, IL LAVORO E IL DIRITTO ALLO STUDIO

NELLE CARCERI ITALIANE

Il lavoro è dignità, come il diritto allo studio. Nelle carceri italiane il lavoro e il diritto allo studio sono strumenti di recupero sociale e civile del detenuto. Non basta il comportamento corretto, quella che si chiama «buona condotta», nel corso della detenzione per sfuggire ai pericoli di incrudimento del carattere individuale rappresentati dalla detenzione. Lavorare e studiare secondo progetti condivisi di formazione professionale, di riqualificazione e di riconversione del proprio essere produttivo, homo faber ac oeconomicus in continua evoluzione, superando la concezione legata all’impiego del tempo carcerario: questa è la base naturale di partenza, questo è lo scenario identificativo.

Per compiere un percorso simile è necessario un progetto che assuma l’organizzazione e il modo di lavorare e di studiare come base pedagogica e non soltanto come occasione per produrre ricchezza e sapere. Il lavoro individuale, solitario, esclusivo non aiuta a superare le ragioni che hanno provocato l’infrazione della legge e il delitto da cui discende la pena. La strada è il lavoro associato, di tipo cooperativistico, condotto con i propri simili, secondo regole di responsabilità collettiva e di autogratificazione.

L’insegnamento di Makarenko è uno di questo strumenti. Il collettivo pedagogico non può essere visto come risultato di un sostrato ideologico, ma come conquista di una scelta libera e volontaria dei detenuti studenti e lavoratori, una volta che ne hanno compreso i vantaggi. Non basta la libera determinazione dei detenuti in carceri affollatissime che ospitano oltre il 40% di stranieri, in maggior parte clandestini extracomunitari provenienti dal mondo arabo, dall’Africa e dall’America Latina. Religioni diverse, sistemi alimentari differenti, costumi e abitudini contrastanti, esigenze sessuali: governare questo complicatissimo mondo è difficilissimo. Pertanto, l’impegno dell’amministrazione penitenziaria e del Ministero di Giustizia è fondamentale, sia per informare e sensibilizzare i detenuti, sia per fornire i supporti necessari per il successo del lavoro associato.

Il ruolo dell’Associazione Italiana Makarenko, tra le sue principali attività, ha proprio quello di stimolare l’impegno delle istituzioni centrali e locali per fare in modo che il diritto al lavoro e allo studio dentro il carcere, nelle sue forme più varie, sia sempre più adottato come strumento pedagogico e riformatore e non soltanto come occasione di impegno del tempo carcerario e dell’opportuno salario. In questo scenario rientra la formazione degli istruttori penitenziari e del personale del volontariato sociale autorizzato a entrare nelle carceri. Le esperienze condotte in Italia sono ancora limitate, ma i risultati sono positivi e confortano l’impegno a procedere su questa strada.

Non si tratta di una missione semplice, perché su Makarenko continuano a esistere pregiudizi e disinformazione; gli uni e l’altra debbono essere combattuti con intelligenza e costanza, in quanto il relativismo pedagogico nelle carceri come nella società rischia di vanificare esperienze e presupposti di grande importanza culturale e scientifica.

Il confronto, gli approfondimenti e le verifiche sugli studi makarenkiani, provenienti da appuntamenti internazionali come quello di Poltava, sono uno stimolo e un sostegno preziosi per proseguire su questa strada, senza perdere di vista i compiti più generali di studio e di ricerca su Anton Makarenko e la sua eredità.

Auguro pieno successo all’incontro di Poltava, con l’augurio che possa dare anche un prezioso contributo per la comprensione e il rafforzamento della fratellanza tra Russia e Ucraina.

Agostino Bagnato

Presidente Associazione Italiana Makarenko

Roma, 23 febbraio 2014