Makarenko di E. Mettini

Bollo_MakarenkoDi seguito è pubblicata la relazione/saluto del Dott. Emiliano Mettini dell’Associazione Makarenkiana Internazionale (Mosca) in occasione della presentazione del libro di “Makarenko oggi” di Agostino Bagnato fatta a Roma il 14 dicembre 2006.

Cari amici e carissimi ospiti,

mi chiamo Emiliano Mettini e sono il rappresentante dell’Associazione Makarenkiana Internazionale di Mosca, della cui presidentessa Tatjana Federovna Korableva mi faccio latore presso questo gentilissimo auditorio di una lettera di saluto e di augurio della quale vi do breve lettura. [Lettura lettera].

Oggi, poi, oltre a rappresentare la Korableva, faccio le veci anche di Vladimir Vasilevic Morozov, direttore del Museo Makarenko di Mosca. Egli si rammarica moltissimo di non poter essere presente stasera, ma inderogabili motivi di lavoro, come l’apertura della nuova sede del Museo e l’organizzazione di un simposio dedicato alla figura di Kalabalin, il Karabanov del Poema Pedagogico, nonché il montaggio di un film inedito sulla figura di Makarenko, di cui non posso presentare una copia per motivi tecnici (deve essere restaurata tutta la parte audio) non gli hanno proprio permesso di svincolarsi. Morozov mi ha però chiesto di ricordare durante il presente incontro, che le porte e soprattutto gli archivi del Museo sono aperte a tutti i ricercatori che hanno messo al centro dei propri studi A.S. Makarenko. Fatte le presentazioni e le comunicazioni di rito, entrerei adesso nella parte precipua del mio odierno intervento.

Come avrete già potuto notare da soli, in queste poche righe ho già fatto tre volte il nome di Makarenko, ed è estremamente significativo che ad unire persone così diverse per formazione e per estrazione culturale ci siano proprio il nome e cognome del grande pedagogista, a cui fa riferimento nel titolo anche Agostino Bagnato, autore del  bel libro che viene presentato stasera. E sarà soprattutto l’attualità dell’eredità pedagogica di Makarenko che costituirà il fil rouge della nostra breve relazione. A detta di molti, però, rifarsi all’opera di A.S. ha l’aspetto di un nostalgico amarcord ideologico che va ad appiattarsi su forme di pedagogia da Unione Sovietica, di pedagogia del Gulag, come si è ripetutamente detto da più parti, dove per rieducare i cosiddetti devianti sociali (ivi compresi i detenuti), non si deve esitare a ridurli ad automi, ad animali decorticati privi di volontà, per usare la forte definizione degli educandi di Makarenko data da Giuseppe Negri nel suo articolo del 1954 “Makarenko ingegnere delle anime umane”.

Attualizzare Makarenko non significa neppure che dobbiamo prendere di peso tutto il lascito pedagogico di quest’ultimo e riportarlo nelle condizioni di oggi. Tale operazione si trasformerebbe in un inaccettabile letto di Procruste che svuoterebbe di senso e di significato la trentennale opera teorica e pratica del pedagogista – novatore e riformatore sociale. Il che vuol dire che educare non significa solo appagare l’hic et nunc della contingenza pedagogica del momento e che quando non si sa più a quale santo votarsi, e la situazione è disperata, ci votiamo a Santo Makarenko (l’espressione non è mia, ma è la felice definizione di un altro guru della ricerca makarenkiana mondiale, quale Goetz Hillig). Bisogna invece guardare al lascito pedagogico del Nostro dal punto di vista prospettico, dato che le linee di prospettiva, le  “перспективные линии” sono uno dei principali ingredienti del sistema educativo makarenkiano.

Detto altrimenti, se vogliamo affrontare i difficilissimi problemi che la contemporaneità ci pone e, al contempo, ci impone, e a tal fine intendiamo avvalerci di Makarenko dobbiamo cercare di applicare il suo sistema adattandolo alle condizioni socio – politiche odierne.  Dobbiamo desumere i concetti e trasformali in parola viva che non si riduca alla sterilità e all’apoditicittà dell’ ipse dixit teorico e pratico.

Ed è in questa direzione che lavora a tutt’oggi l’Associazione Makarenkiana Internazionale che oggi mi trovo, forse indegnamente, a rappresentare. È opinione comune e consolidata dei membri della stessa che l’eredità pedagogico – educativa di Makarenko costituisca un sistema aperto teso all’educazione del senso di responsabilità e del dovere individuali nei confronti della società, in cui il feed back educativo agisce e re – agisce con quest’ultima. Come giustamente scrive Larissa Gritzenko in un recente libro А.С. Макаренко: воспитание трудного детства (A.S. Makarenko: l’educazione dell’infanzia difficile) il grande merito del sistema  educativo makarenkiano è non tanto quello di creare dei cittadini obbedienti cioè cherispondano passivamente agli stimoli provenienti dalla società, quanto educare altresì degli opponenti della società, ovvero soggetti sociali attivi che sappiano cambiare la società, o perlomeno abbiano gli strumenti teorici e pratici per farlo, nel momento in cui gli ordinamenti sociali non siano eticamente più validi od accettabili a livello dell’etica individuale.

Un’interessante trasposizione pratica di tali fondamentali concetti makarenkiani nel mondo della scuola russa ci viene da Anatolij Arkadevic Frolov il quale propone di sostituire la scuola moderna, da lui definita школа учебы  (scuola nozionistica) con laшкола жизни (la scuola della vita), che dia orientamenti non solo didattici e didascalici, ma anche forme di educazione in senso sociale – partecipativo alle nuove generazioni.

La scuola, cioè, non deve perdere la funzione di conservare e ritrasmettere il sistema valoriale di una società ma, contemporaneamente, deve dare agli studenti i mezzi interpretativi per far sviluppare la società in un momento storico dato. Che è poi la funzione che  veniva data alla scuola da Emile Durkheim. Per contro vorremmo ricordare l’odierna politica ministeriale russa che soffre, permette questa espressione, di un certo strabismo. Se infatti, da una parte, il ministero guarda all’Europa, cercando forme sempre più attive di adesione ai progetti e ai valori comunitari (per esempio la forte accentuazione del processo di Bologna  sulla mobilità studentesca intereuropea), dall’altra propaganda un forte sdoganamento da quelle che vengono ritenute sopravvivenze sovietiche, se non veri e propri “scheletri nell’armadio”, tra i quali possiamo annoverare la pedagogia di Makarenko con il suo grande afflato umanista.

L’attuale processo di restyling sta infatti privilegiando un certo tipo di formazione elitaria per la quale quanto più pago, tanto più so, il che comporta anche stridenti contraddizioni e contrasti tra gli studenti. E in quanto insegnante sul campo, posso dirvi che la situazione è realmente così. Ciò facendo, infatti, si stanno togliendo alla scuola alcuni tratti di democrazia e di libertà, che sono alcuni dei fondamenti della  pedagogia makarenkiana. La libertà, come dice Makarenko, non è potersi permettere tutto, la libertà è un istituto sociale che deve orientarsi sul bene comune e soprattutto su identiche possibilità di sviluppo e di successo per tutti. L’esito fondamentale di quanto sopraddetto è che prima di tutto occorre dare un’identità al ragazzo o allo studente, una identità personale che non si fondi con il censo o con lo status del genitore. I makarenkiani insistono molto su tali tematiche, ed è per cercare di dare risposta a questi fenomeni che l’Associazione Makarenkiana internazionale organizza dal 2001 il Concorso Makarenko, che è teso a portare sulla ribalta panrussa ed internazionale i migliori esempi di pedagogia ed educazione che hanno a fondamento, per la maggior parte, le teorie del grandissimo riformatore sociale e che si pongono come alternativi all’attuale sistema. I partecipanti al concorso, cui ho presieduto per due edizioni, non sono persone che si baloccano a misurare i salti delle pulci, come i protagonisti delle commedie di Aristofane.

Come aveva già avvertito Makarenko illo tempore, essi hanno capito che nella pedagogia e nell’educazione non può esistere un mezzo unitario e che non si può ridurre tutto ad un’unica misura, soprattutto quando si tratta di rieducare, cosa ben più difficile che educare. Chi ha preso parte al concorso, infatti, rappresenta, per così dire, il lato oscuro della luna pedagogica russa, in quanto è stata posta all’attenzione generale l’educazione e la formazione di soggetti marginali della società, quali gli orfani e i delinquenti minorili, che hanno bisogno di percorsi educativi e pedagogici differenziati. Si badi bene, però, che differenziare non significa segregare.

Se poi seguiamo le ipotesi di lavoro del grande assente di oggi, Morozov, e riportiamo quanto detto a livello della pedagogia riabilitativa, tesa alla reintegrazione dei soggetti devianti nella società, e purtroppo negli ultimi tempi i casi di devianza si sono gravemente moltiplicati, possiamo capire quanto siano importanti i succitati concetti makarenkiani. Si dica poi per i inciso che i casi di abbandono sociale anche dei cosiddetti ragazzi di famiglia, date le condizioni attuali della nostra società è un altro tema che viene oggi particolarmente sviluppato dai makarenkiani.

La ripresa del lascito pedagogico di Anton Semenovic, però, non si limita solo alla Russia, ma è si è allargato a molti  Paesi europei ed extraeuropei. Per non annoiare il nostro gentilissimo pubblico, faremo solo due esempi: il primo riguarda la Finlandia  e il secondo il Messico.

Nella città finlandese di Yväskulää, nel locale riformatorio, il pedagogista Murto ha applicato il concetto di collettivo – società di Makarenko alla vita dei detenuti ottenendo dei notevolissimi risultati, in quanto sono di gran lunga migliorati non soltanto il grado di socialità e socializzazione dei detenuti, ma anche il loro rendimento scolastico e lavorativo, in quanto sono stati responsabilizzati ed educati ad agire. Lo stesso pedagogista Makarenko sottolineava che bisogna puntare sul lato costruttivo, sulla ipotesi ottimista, come la chiama lui, piuttosto che sulla semplice punizione o sul divieto – diktat.

Pure in Messico è stata creata una scuola speciale che porta il nome del grande pedagogista e svolge anch’essa una profonda azione pedagogica – risocializzatrice all’interno del contesto degradato della provincia messicana.

Nei contesti dati un grande impulso alla socializzazione è dato dal fatto che i ragazzi sono educati attraverso il lavoro, che non ha minimamente un valore coercitivo, anzi. Dando, infatti, possibilità all’individuo di esprimere la propria creatività e la propria abilità anche imprenditoriale se vogliamo, quest’ultimo riesce ad emanciparsi dal proprio passato e cercare di riabilitarsi sul piano sociale. In tal senso è importantissima la lezione di Makarenko che riprende la propria concezione del lavoronon da Marx come sostenuto da molti, bensì, come pensa il sottoscritto, da Hegel, il quale nella Filosofia dello spirito di Jena afferma che il lavoro di ognuno è, riguardo al suo contenuto, un lavoro universale per i bisogni di tutti.

Il lavoro ha un “valore”  solo come attività universale: tale valore è determinato dal fatto che il lavoro è per tutti, non dal fatto che è per l’individuo. Tutti i membri della comunità, secondo Makarenko, debbono impegnarsi per l’esclusivo benessere economico della comunità, così il lavoro si trasforma in lavoro – sollecitudine [работа –забота], che è la base logica del comportamento del singolo nel collettivo. Tu devi essere attivo, ci dice Makarenko e “l’attività di uno non può impedire, l’attività di un altro […] Ciò significa che l’attività da noi è una qualità morale e l’esigenza di attività è un’esigenza morale. E dobbiamo educare l’attività in ogni uomo”.

Vediamo, quindi, che Makarenko è ancora attuale anche dal punto di vista, verrebbe da dire ideologico anche oggidì, quando molto spesso ci lasciamo trasportare da un certo situazionismo pedagogico, e difettiamo di una progettualità educativa di ampio respiro, il che è un importantissimo tema di discussione che deve essere analizzato anche nei suoi più recenti sviluppi.

Spostandoci poi in Germania, e così concludiamo la nostra breve carrellata sul “movimento” makarenkiano internazionale, possiamo notare che un altro fortissimo impulso allo studio del Nostro ci viene pure da Marburgo, dove da quasi quaranta anni, lavora il laboratorio Makarenko – Referat, che prima sotto la guida di Leonard Froese e poi di Goetz Hillig raccoglie ed elabora, riconducendoli a versioni filologiche esatte, senza le lacune volute dai critici sovietici, gli enormi archivi makarenkiani che non sono stati ancora studiati. Su questo grande e fronzuto albero makarenkiano, poi, è nato da poco un nuovo pollone che, mi auguro, possa portare ancora interessanti contributi alla ricerca makarenkiana.

Questo pollone è la associazione italiana Makarenko, che si è recentissimamente costituita e che è intenzionata a collaborare fattivamente con la associazione makarenkiana internazionale, nella quale potrebbe essere cooptata già a partire dall’aprile 2007, durante il congresso di Soci.

Momento ancor più importante, però, sarà la prima conferenza internazionale makarenkiana in Italia che dovrebbe aver luogo nell’ottobre del prossimo anno, e che sarà incentrata sulla valutazione delle condizioni delle carceri e sulle attività lavorative svolte dai detenuti, sempre nell’ambito di pratiche e tecniche riabilitative e rieducative che superino il concetto di carcere in quanto tale.

Questo argomento è di scottante attualità in Russia, dove la situazione delle carceri è disastrosa sia a livello sanitario che a livello umano e pedagogico, e vorremmo svilupparlo con i nostri colleghi italiani, in quanto sappiamo, come peraltro risulta anche dal libro di Agostino Bagnato, che il garante per i diritti dei detenuti della Regione Lazio, onorevole Angiolo Marroni, è particolarmente impegnato su questo fronte e l’Associazione Makarenkiana Internazionale intenderebbe averlo come proprio competente ed interessato interlocutore nelle proprie iniziative italiane.

Vorrei concludere il mio intervento dicendo che sono serate come queste che permettono di guardare positivamente al futuro della ricerca makarenkiana e che danno l’idea di come l’educazione, e soprattutto l’educazione alla responsabilità, di cui uno dei principali rappresentanti a livello mondiale, secondo chi scrive, è il neo premio Nobel, Mohammad Yunus, non sia ancora diventata lettera morta.

Grazie per la vostra attenzione e pazienza.

 Dott. Emiliano Mettini

Associazione Makarenkiana Internazionale (Mosca)